Rispetto all’Ici, l’Imu per i capannoni sarà più cara del 154%

La Cgia di Mestre ha rilevato che l’86% dei Comuni capoluogo di provincia ha applicato un’aliquota superiore rispetto a quella ordinaria stabilita per legge al 7,6%. E uno su tre ha applicato il valore massimo del 10,6%.

Secondo un'analisi condotta dall'Ufficio studi
della Cgia di Mestre
l'Imu sui capannoni costerà
agli imprenditori fino al 154,4 per cento in più rispetto a quanto pagavano con l'Ici
. I più tartassati
saranno gli imprenditori che
esercitano l'attività nel Comune di Milano, dove il maggior prelievo imposto è del 154,4 % (pari a
un aumento medio di 2.331 euro). Male anche per
quelli che
fanno impresa nei Comuni di Lucca e di Lecce: in entrambi i casi l'incremento è del 131,3%.  Rispetto al 2011, gli imprenditori lucchesi pagheranno 1.158 euro in più,
quelli salentini subiranno un aggravio di ben 2.501euro.

Su 98 Comuni capoluogo di provincia
monitorati dalla Cgia, solo l'Amministrazione
di Asti ha diminuito di un punto l'aliquota
ordinaria
(prevista per legge al 7,6%), 13 Comuni hanno mantenuto
quella base del 7,6%, mentre gli altri 84 (pari all' 85,7% del totale) l'hanno aumentata. Tra questi ultimi, ben 33 (pari al 33,6% del totale dei Comuni analizzati) ha
portato l'aliquota Imu sui capannoni
al valore massimo consentito
dalla legge, ovvero al 10,6%.

Quali sono le ragioni di questi
aumenti di imposta,
che a livello medio nazionale
si attesteranno attorno al 67%, pari a un maggior aggravio
per le imprese ubicate
nei Comuni
capoluogo di provincia di 1.402 euro?

L'Associazione ha rilevato che l'aliquota Ici media
nazionale applicata nel 2011 dai Comuni capoluogo di provincia sui capannoni industriali era
del 6,71%. Quella dei'Imu, invece, sale quest'anno al 9,33%. Dopodichè, ricorda la Cgia di Mestre,
con il decreto "Salva Italia"
sono stati rivalutati i
coefficienti moltiplicatori che
vengono applicati alle rendite
catastali. Per i negozi e le
botteghe sono passati
da 34 a 55, per
gli uffici e gli studi privati da 50 a 80, per
i laboratori artigianali da 100 a 140 e
per i capannoni industriali e gli alberghi da
50
a
60.

Infine, non va trascurato nemmeno il
comportamento tenuto dai Sindaci che, in generale, hanno mantenuto l'aliquota ordinaria del 4 % sulla prima casa, cercando così di non penalizzare troppo
le famiglie, ma l'hanno ritoccata enormemente all'insù sulle seconde
case e sulle attività produttive e commerciali.

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