Secondo Gartner lasciare la responsabilità dello smaltimento ai soli produttori rischia di essere controproducente. E punta il dito verso le imprese.
Non bastano i programmi di recupero del materiale usato per diminuire l’impatto ambientale di milioni di telefoni cellulari, pc, monitor, stampanti e server.
Ne è convinta Gartner, che nella giornata di ieri ha presentato una propria riflessione sull’impatto delle politiche e delle direttive della Ue in materia di smaltimento dei rifiuti elettronici.
In particolare, la società di analisi fa riferimento alla direttiva Weee (Waste Electrical and Electronic Equipment) e alle sue declinazioni in circa 40 Paesi.
Secondo Gartner, affidare ai produttori la responsabilità della raccolta e del riciclo dei rifiuti elettronici è un incentivo a progettare dispositivi più semplici da smontare e a introdurre metodologie di produzione che implichino l’utilizzo di meno materiali differenti e soprattutto meno materiali inquinanti.
Tuttavia, lasciare la sola responsabilità ai produttori porta con sè una serie di controindicazioni sia di tipo organizzativo (ottemperare a una serie di delibere differenti per ciascun Paese non è semplice) sia di njatura economica: è inevitabile che allo stato attuale delle cose i maggiori costi finiscano per essere ribaltati sull’utente finale o sulle aziende clienti.
Ci vogliono responsabilità condivise. Produttori, governi e utenti finali, tutti dovrebbero prendere parte alla catena virtuosa: dall’armonizzazione dei regolamenti, all’educazione al consumo e allo smaltimento, tutto dovrebbe entrare in gioco.
Un ruolo importante spetta anche alle aziende utenti, che in questo momento non si sentono parte in causa. Le normative che delegano la responsabilità ai produttori sembrano essere vissute come una forma di assoluzione e di esonero da un approccio più responsabile ai temi dello smaltimento, che dovrebbero essere affrontati nelle istanze che compongono l’intero processo di acquisto di un prodotto.





