Da “produrre e poi vendere” a “mettere a disposizione e poi evolvere”.
Stefano Stinchi, Soa manager di Ibm ritiene che stiamo vivendo un’evoluzione: «l’azienda monolitica è diventata verticale. La Soa, la decomposizione dell’azienda, che diventa una rete estesa è l’oggi. Il domani sarà un’ulteriore frammentazione a beneficio dell’utenza finale».
Assistiamo, per Stinchi, a tre fenomeni: uno tecnologico (il Web tout court), di business (l’onda lunga che continua ad autoprodursi) e sociale, il più importante.
«Bisogna guardare la trasformazione sociale che mette in grado di fare business. Per esempio, cinque anni fa il nostro biglietto aereo era il prodotto del lavoro di un’agenzia viaggi. Ora è frutto di due ore di lavoro che noi impieghiamo per trovare, emettere e pagare quel biglietto. La gente oggi è disposta a lavorare in luogo delle aziende. A patto che abbia la tecnologia per farlo.»
Per Stinchi si tratta di trasformare un sistema dominato dal comando e controllo delle operazioni a uno basato sulla collaborazione.
«Cito Merril Lynch– dice Stinchi –ricordando che i primi dieci anni di Web sono stati un warm up. Del resto, le domande che quotidianamente la gente pone a Google, sono nell’aria da sempre. Ora esistono gli strumenti per concretizzarle. E’ il senso della fase due di Internet. Altro parallelo, fatto sull’industria del software. Una volta lo si produceva e lo si vendeva. Ora si conferisce la piattaforma con i componenti. L’applicazione la costruisce da sé l’utente.»
Un modello che funziona, per le applicazioni cosiddette “situazionali”. Ma è adattabile a un contesto come quello italiano, fatto da Pmi?
Secondo Stinchi si, perché società più avvezze al rilascio di quel “controllo” di cui si parlava.
«Il nostro problema è il mindset. Siamo ancora un paese secondario. Ma in due anni cambieremo.»





