Realtà virtuale e Second Life si danno una… voce

Se l’avater vuol diventare un po’ più vero.

La voce cerca spazi nel mondo della rete.
Con Skype parlo gratis su
Internet e con Jajah ho parlato gratis al telefono (anche se adesso ha chiuso i
cordoni) registrandomi da PC. Adesso potrò farlo, non gratis, da Playstation 3.

Tra un po' ci si potrà minacciare ed insultare sui videogiochi MMOG
(Massively Multiplayer Online Gaming), dove l'avatar è un'espansione dell'ego
dell'individuo ed Alcatel offrirà un servizio adatto.

Ma in Second Life,
dove tutto vive della costruzione d'un avatar-che-non-siamo-noi, perché si cerca
d'introdurre la voce?
Certo è che se sono un maschio quarantecinquenne e mi
fingo una seducente sedicenne, con la voce mi scopro prima ancora di cominciare.


Ma Second Life cerca di diventare anche un mondo reale, nel quale ci
sono conferenze ed incontri di persone con voci reali. E soprattutto Second Life
sarà la scenografia dei prossimi straordinari reality show, che produrranno
spettacoli online fruibili da casa tramite PC e digitale terrestre, certo a
differente livello, come Endemol ed EA stanno progettando.

Poco importa
se Computerworld ha inserito la realtà virtuale tra i 21 peggiori flop della
storia dell'ICT: in caso di successo di SL, per far quadrare i conti basterà
dire che non era VR perché mancava l'immersione sensoriale (ma per quanto
ancora?).

E nei reality show su una voiced second life molto potremo
ancora cambiare di noi, ma non tutto se la voce resterà la nostra. Ma deve
restarci per forza?
No!
Grazie ai filtri digitali, miracolo!, la nostra
voce può essere facilmente configurata, quindi restiamo in attesa d'un “voice
control panel”.

Leo Sorge PiùBlog

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