Quel monopolio che non dà fastidio

Google come Microsoft. Ma nessuno ci fa caso.

Il nuovo monopolio non fa paura come quello vecchio. Non suscita allarme, proteste, lamentele. Anzi, nessuno ne parla.
Che è un monopolio lo sanno soprattutto quelli che online ci lavorano, hanno bisogno che qualcuno visiti i propri siti, compri i prodotti.
 
Loro lo sanno che senza Google oggi non potrebbero vivere, che, se per assurdo fossero banditi dalle pagine del motore, i loro affari crollerebbero.

Ieri, durante una conferenza stampa, il responsabile di un sito di ecommerce ha parlato di Google come della sua vera home page. Senza esagerare più di tanto.

Ma il nuovo monopolio non è invasivo come quello di Microsoft, non ha la faccia antipatica di Bill Gates.
Se vogliamo possiamo farne a meno, soltanto che non lo facciamo perché ormai andare su Google è cosa automatica.

Non tutto quello che Google tocca diventa oro.
Chrome non pare certo un grande successo e il tanto vituperato Explorer resiste così come Firefox.
 
Ma il monopolio rimane. Allietato dalla sede dove si gioca anche a basket, dove il 20% del tuo tempo lo impieghi per progetti che piacciono a te e tutte le altre storie che circondano il mito di Google. Nell’It avere uno standard è sempre stato un fatto positivo.

Ti concentri su un motore e ottimizzi la tua presenza solo su quelle pagine se è vero che in Italia oltre l’80% sceglie sempre la pagina bianca di Google. Però, dicono i manuali di economia, il monopolio non ha mai fatto bene al sistema economico.
 Lo è stato con Microsoft e lo è anche con Google. Soltanto che oggi nessuno protesta, anzi Google piace, è una società simpatica.

E allora il monopolio scorre via così, senza dare fastidio.

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