Quel digital divide che stenta a colmarsi

I dati del rapporto Unctad sulla diffusione dell’Ict nel mondo. La situazione dell’Italia e quella dei Paesi emergenti.

Il digital divide è più che mai reale e la differenza tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo sembra stare proprio nella misura in cui l’Ict viene adottata e implementata in ciascuno di essi.
E’ questa la prima evidente conclusione al quale giunge il rapporto Unctad (United Nations Conference on Trade and Development) sulla diffusione dell’Ict nel mondo pubblicato ieri.

La linea di demarcazione è rappresentata dalla disponibilità di accesso ai servizi a banda larga, fattore abilitante per la diffusione di servizi di comunicazione, e-banking, e-finance, considerati veri e propri acceleratori dell’efficienza e della produttività.

Ha una valenza diversa, invece, la diffusione della telefonia mobile. Secondo quanto emerge dal rapporto, tra le diverse tecnologie, i telefoni cellulari sono quelli che hanno conosciuto i tassi di crescita significativi: per i Paesi in via di sviluppo si parla di utenti triplicati in tre anni. Sono dati che andrebbero poi analizzati in dettaglio, dal momento che le discrepanze tra Paese e Paese possono essere anche importanti.

Complessivamente, va detto, l’uso di Internet  continua a crescere in tutto il mondo, anche se sono le economie più avanzate ad aggiudicarsi la maggior parte degli utenti.
Qualcosa però si muove e  basta questo dato a dimostrarlo: nel 2002 il numero di utenti Internet nei Paesi sviluppati era dieci volte superiore a quello nei Paesi in via di sviluppo. Ora il gap si è ridotto a un più esiguo 6 a 1, anche se buona parte di questa crescita è andata a beneficio delle cosiddette economie in via di transizione, come la Bielorussia o la Croazia.

Se sul fronte dell’accesso qualche miglioramento si nota, non altrettanto si può dire quando si tratta di banda larga. Sette dei primi dieci Paesi in termini di diffusione della banda larga erano in europei e due (Corea e Hong Kong) rappresentano in ogni caso delle eccezioni in termini di penetrazione dell’It.

Va comunque tenuto presente che i dati del rapporto si fermnao a fine 2006 e che in qualche caso potrebbero essersi verificati scostamenti anche significativi.

Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, il rapporto evidenzia come il 93% delle imprese utilizzi in qualche misura Internet. Una cifra abbastanza alta, che ci vede vicini alle principali economie, tenendo prensete che il tetto del 99% viene raggiunto e superato solo nei Paesi Scandinavi. Di converso, solo il 28% dei dipendenti utilizza la rete. Nel Regno Unito, dove esiste un tasso di utilizzo nelle imprese analogo al nostro, il numero dei dipendenti cresce fino al 42%.
Sempre in Italia, il 23% delle imprese con accesso a Internet utilizza  connessioni analogiche e il 30% Isdn. Il 33% ha una Intrante e solo il 13% una extranet.

Quanto alla banda larga, nel 2006 la pentrazione aveva raggiunto un tasso pari al 14,9%, con un incremento sicuramente interessante rispetto a quell’1,5% con il quale si partiva nel 2002. Ci precede l’Estonia. Ci segue la Spagna.

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