Quando la tecnologia aiuta e combatte la democrazia

Paradossi moderni a cavallo tra rete e censura.

L’ultima denuncia è della blogger cubana Yoan Sanchez. Secondo la quale la decisione di Microsoft di tagliare Windows Live Messenger agli utenti dei paesi sottoposti a embargo da parte degli Stati Uniti rappresenta un favore per il regime cubano.

Microsoft lavora per la censura, accusa Sanchez che si trova però in buona compagnia.

Ricordate la vicenda di Yahoo che collaborò con le autorità cinesi per fare individuare un dissidente? “Abbiamo solo rispettato la legge”, affermò in un memoria di quaranta pagine la società Usa che in quanto a zelo è stata imitata da Google.

Il motore di ricerca di Mountain View non poteva di certo perdere l’occasione di sbarcare in Cina e per questo ha accettato di filtrare le richieste degli utenti impedendo l’acceso a informazioni sulla strage di Tienanmen, il movimento spirituale Falun Gong o l’indipendenza di Taiwan.

Che le aziende collaborino con i governi è normale. Che le aziende si pieghino alla ragion di Stato è altrettanto normale. Ma in questo caso continua il paradosso di società che a Occidente hanno contribuito alla crescita della rete, naturale strumento di democrazia, e in altri Paesi collaborano invece con regimi dittatoriali e utilizzano in modo iniquo quella tecnologia che significa spesso maggiore libertà.

Una volta c’era la Nestlé con le vicende legate al latte in polvere per i bambini africani, oggi c’è Google con la retorica del campus dove i dipendenti arrivano al lavoro su pullman aziendali dotati di wi-fi, la palestra e il 20% del loro tempo da poter dedicare a progetti inventati da loro. Basta saperlo.

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