Quando app non è sinonimo di precisione

Il caso è montato e si è sgonfiato in un giorno: Office per iPad è pronto; anzi no; invece pare di sì; Microsoft smentisce.

Un cronista tecnologico del The Daily (giornale niuiorchese che esiste da un anno, si fruisce solamente su iPad e su un modello solo di Samsung Galaxy e costa 40 dollari all'anno) giura di aver visto girare Office su un tablet Apple in mano a un uomo Microsoft, che gli ha spiegato che l'app è fatta ed è testata internamente.
La casa di Redmond ha smentito la notizia definendola speculativa e imprecisa.
Se ne deduce dunque che qualcosa c'è sotto e che è solamente questione di tempo, magari legata al lancio di Windows 8.

Passando dal caso particolare al generale, di applicazioni come Office che diventino app chi intende usare il tablet per lavorare ne bisogno come del pane.

Al netto di tutte le idiosincrasie che ciascuno può aver maturato negli anni verso questa o quella applicazione, ciò che al tablet serve è ereditare il meglio dal mondo desktop. Senza ironie: si tratta di suggere affidabilità.

Non che le applicazioni desktop fossero o siano indefettibili, ma se negli anni hanno
sedimentato qualcosa è proprio l'idea di una sostanziale presenza.
Nel mondo delle app questo sentiment non c'è ancora, prevale quello dello sperimentare, ma non si porta in scia la certezza. Si è più tolleranti verso il malfunzionamento, si scende a un compromesso. Risultato: i documenti si perdono; il cloud finché c'è va, ma se non c'è sono problemi.

Ed è nella logica delle cose: stiamo parlando di un mondo che va creandosi. Ma che, appunto, ha tutta la convenienza a non rinnegare il passato da cui proviene.

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