Playground

Steve Ballmer: tempi duri, ma troviamo le soluzioni.

L’onda lunga obamiana di fiducia nelle proprie capacità pare aver finalmente contagiato anche i manager che contano.

Almeno uno, Steve Ballmer.

Il capo di Microsoft, lungi dal sognare o dall’eccedere in scriteriati ottimismi, incontrando la comunità finanziaria di Wall Street ha detto almeno un paio di cose su cui riflettere.

Primo: ha confessato di ritenere che il periodo di difficoltà economica generale potrà durare più di quanto pensano altri suoi stimati colleghi, ma anche che la cosa non gli sposta di una virgola le decisioni prese.

Esempio: le spese operative per quest’anno sono già state stabilite: saranno di 27 miliardi di dollari e rotti e stop.
Non prevede, insomma, altri tagli, rispondendo così anche a una domanda non fatta, ma galleggiante nell’aria. Sarebbe improvvido farne di ulteriori, ha detto.

Così ha rassicurato in un colpo sia gli analisti finanziari, sia i propri dipendenti di Redmond, buona parte dei quali attualmente impegnati con la settimana bianca.
Ballmer, quindi, si impegna a trovare una soluzione alla crisi contando sulle proprie forze e non riducendole ossessivamente.

La risposta che ci si attendeva apre il campo alla seconda considerazione, ossia a come si sviluppa business.

È innegabile che l’attenzione vada al mercato dell’online, quello più deficitario per Microsoft. È passato un anno dall’affare (mancato) Yahoo, ma la questione di base non è cambiata. Per illustrarla il ceo ha paragonato Microsoft e Yahoo a due ragazzi che devono capire come competere meglio con un terzo (Google) su un terreno comune.

Come in un playground di basket di periferia, insomma, dove per battere il più svettante in campo gli sfidanti hanno solo una possibilità: il gioco a due.
La legge della strada entra nel business?
Piuttosto non ne è mai uscita.
Forse uno degli errori fatti è stato pensarlo.

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