Molte le attese per il primo discorso di Carol Bartz in occasione della trimestrale di Yahoo. Tutte, forse, un po’ premature.
Erano decisamente elevate le aspettative che, due giorni fa, gli analisti manifestavano in vista del primo discorso di Carol Bartz nella veste di neoeletto Ceo di Yahoo.
Un primo discorso a commento della trimestrale e tenuto a pochissimi giorni dall’insediamento. Eppure il tam tam era frenetico. Cosa dirà? Annuncerà cessioni? Ufficializzerà una ripresa dei rapporti con Microsoft? Valuterà un’ipotesi-spezzatino, oppure studierà qualche acquisizione?
A rincarar la dose, poi, qualcuno si lanciava anche in valutazioni di merito su una possibile offerta di acquisto sul New York Times.
Tutto lecito, per carità. Ma di certo un po’ prematuro, considerati i tempi e la situazione.
Non è chiaro se Bartz quelle aspettative le abbia davvero deluse. Il fatto incontestabile è che la manager si è aggrappata a un paio di dichiarazioni buone per tutte le stagioni: tutte le ipotesi sono sul tavolo, sono appena arrivata devo ancora studiare il modello di business. Che se aggiunte al rassicurante “non ho accettato l’incarico per svendere la società“, suonano un po’ come un “State zitti e lasciatemi lavorare“, solo un po’ più cortese.
Del resto, se Carol Bartz fosse stata in grado di estrarre dal cilindro la soluzione perfetta per Yahoo, forse gli stessi analisti non avrebbero applaudito, ma avrebbero iniziato a domandarsi dove stesse il trucco.





