Otto anni volanti

Il pc non cambia musica e nemmeno ordine di prezzo.

Domenica sera Francesco Guccini si lamentava alla trasmissione televisiva di Fabio Fazio della troppo lesta obsolescenza dei computer, lui che peraltro ammetteva di non esserne un utente intensivo.
 
Ci ha fatto tornare alla mente un termine che andava in voga una decina di anni fa: disposable pc, ossia pc usa e getta. All’epoca sulla pubblicistica tecnica si dibatteva sull’utilità, e anche un po’ sull’eticità dei pc da battaglia, da creare sfruttando l’onda del progresso tecnologico, e poi usare, maltrattare e dimenticare senza troppe remore.

Si era lontani anni luce tempi del riciclo dei materiali, della sostenibilità, delle ristrettezze di budget.

Oggi, per mille motivi, chi ha un pc che funziona bene se lo tiene stretto, o se lo cambia lo fa dopo aver contato fino a cento. E che questo avvenga in casa e in azienda ne siamo sufficientemente convinti, nonostante gli analisti ci dicano che i pc continuino a vendersi come il pane.

Ma quali pc si vendono? E, soprattutto, chi li compra? Sarebbe interessante, ma è praticamente impossibile, che le analisi di mercato calcolassero anche il differenziale tecnologico fra una macchina acquistata e una dimessa (se dimessa).

Forse scopriremmo che la legge di Moore è sì applicabile al prodotto in sé, ma non necessariamente all’utilizzo. Interessante è andare indietro nel tempo e scovare i prezzi che all’epoca si attribuivano ai cosiddetti disposable pc, che oscillavano, a seconda della dotazione, tra i 600 e gli 800 dollari.

Praticamente quanto quei pc a basse pretese che escono proprio in questi giorni, più il costo di una pizza per due.

E son passati otto anni.

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