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OpenOffice a rischio chiusura

La lettera, inviata nei giorni scorsi da Dennis E. Hamilton, vicepresidente volontario di OpenOffice alla community degli sviluppatori e consultabile a questo indirizzo, lascia poco spazio ai dubbi: se non si riuscirà a chiamare a bordo un numero più significativo di sviluppatori disposti a supportare il progetto, nulla esclude che si possa arrivare a una sua chiusura.
Al momento, il team conta su sei membri chiave. Un numero del tutto insufficiente non solo a garantire il prosieguo dello sviluppo, ma anche e soprattutto a rimediare persino alle vulnerabilità note.

Un anno senza aggiornamenti per OpenOffice

L’ultima release del prodotto è stata rilasciata a ottobre dello scorso anno (la 4.1.2) e prima di quella, solo due aggiornamenti erano arrivati l’anno procedente.
Nel mese di luglio, poi, era stato diramato l’avviso in merito a una vulnerabilità nota lasciata senza fix e passibile di essere utilizzata per attacchi di tipo Denial of service.
E il suggerimento arrivato dalla community, pare assurdo, era stato di utilizzare LibreOffice o addirittura Microsoft Office. La patch è poi arrivata nel mese di agosto, ma restano le perplessità sul futuro.
Il problema è numerico – la community ha nel tempo perso volontari a favore di LibreOffice, che per altro aggiorna le proprie release a cadenza molto più regolare –, generazionale e in ultima analisi anche legato al modello di business.
Secondo me – scrive Hamilton – la più grande barriera è nella mancanza di un modello di business, operativo e di sostegno economico. Inoltre, mancano sviluppatori con la capacità e la disponibilità di portare sostegno materiale a Apache OpenOffice. Il pool attuale non solo si sta riducendo, ma sta anche invecchiando”.

Chiudere senza scossoni

Stante la situazione, Hamilton considera la chiusura una possibilità e la sua lettera, che contiene anche una serie di indicazioni sui passi possibili, sottolinea la necessità che questo avvenga nel modo meno dirompente possibile, ad esempio mantenendo il codice sorgente in “The Attic”, a disposizione di chiunque sia intenzionato a farne uso. Similmente verrebbero chiuse tutte le liste di discussione, lasciandole tuttavia liberamente accessibili per consultazione. La chiusura, gradualmente, finirebbe per riguardare anche tutta la presenza social, a partire dal blog per passare a tutti i social network.
Il brand resterebbe disponibile per chi fosse intenzionato a rilevarlo, ma nel frattempo nessuno sarebbe autorizzato a freguarsene per iniziative o sponsorizzazioni.
Resta da capire se quest’ultimo SOS sarà raccolto o se siamo alla vigilia dell’ultimo atto.

OpenOffice, un po’ di storia

Per trovare le radici di OpenOffice bisogna tornare indietro al 1999, quando Sun Microsystems acquistò Star Division, che sviluppava una suite di produttività chiamata Star Office.
Pochi mesi dopo, Sun ne rilasciò il codice sorgente, lanciando OpenOffice.org per supportarne lo sviluppo.
Dopo l’acquisizione di Sun da parte di Oracle, il progetto fu passato ad Apache Software Foundation, mentre nasceva parallelamente LibreOffice. Una separazione in casa, dovuta a una diversa visione sui termini stessi del rilascio del codice in modalità open. Una visione più restrittiva, quella di OpenOffice, che secondo LibreOffice è oggi la causa dei problemi della community.

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