Il progetto europeo OpenCUBE ha raggiunto una tappa concreta nel percorso verso un’infrastruttura cloud costruita attorno a tecnologie sviluppate nel continente. Un primo esemplare del Seine Server di SiPearl, equipaggiato con la CPU Rhea1, è stato consegnato al laboratorio HPE di Grenoble, dove entrerà nel sistema pilota utilizzato per integrare e verificare l’intera piattaforma.
La consegna sposta il lavoro dal collaudo dei singoli componenti alla sperimentazione di un ambiente completo. SiPearl aveva già eseguito nei propri laboratori i test iniziali sul server, compresa l’integrazione con HPE Slingshot, la tecnologia Ethernet progettata per i carichi ad alta intensità di dati del calcolo ad alte prestazioni e dell’intelligenza artificiale. A Grenoble le verifiche proseguiranno all’interno dell’architettura OpenCUBE, con l’obiettivo di ottenere un modello cloud riproducibile e pronto per essere installato in altri centri di calcolo.
Dall’hardware europeo a una piattaforma cloud completa
OpenCUBE è partito nel gennaio 2023 e si concluderà alla fine del 2026. Il progetto Horizon Europe dispone di un finanziamento comunitario di circa 4,26 milioni di euro e punta a sviluppare una piattaforma cloud pronta all’uso basata su processori europei e su uno stack software interamente open source. Il coordinamento è affidato al KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, affiancato da SiPearl, HPE, Semidynamics, Università Tecnica di Monaco ed ECMWF, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.
Il sistema mette insieme componenti differenti. La CPU Arm Rhea1 di SiPearl gestisce l’elaborazione generale, mentre la tecnologia RISC-V di Semidynamics estende la piattaforma verso un’architettura eterogenea. HPE contribuisce con la rete Slingshot, il software open source di gestione dei sistemi OpenCHAMI, gli strumenti per la sicurezza e l’infrastruttura di compilazione LLVM. Il KTH e l’Università Tecnica di Monaco lavorano su middleware, programmazione vettoriale, gestione della memoria e scheduling adattivo, così che le risorse possano essere impiegate tanto in ambienti cloud quanto nei flussi HPC.
Il traguardo dichiarato va oltre l’accensione di un server europeo: consiste nel rendere utilizzabile un insieme coordinato di hardware, sistema operativo, orchestrazione, monitoraggio, rete e strumenti di sviluppo. La sovranità tecnologica dipende anche dalla possibilità di installare, amministrare e replicare una piattaforma senza dover ricostruire ogni volta l’integrazione da zero.
Il pilota sarà sottoposto a carichi reali. ECMWF utilizzerà componenti del proprio Integrated Forecasting System e flussi di post-elaborazione meteorologica, insieme al sistema di archiviazione FDB. Gli altri casi d’uso comprendono lo space weather, il molecular docking per la ricerca farmacologica e flussi che uniscono simulazioni HPC e analisi in cloud. Sono applicazioni adatte a mettere sotto pressione calcolo vettoriale, memoria, rete e scheduler, offrendo indicazioni più significative di un benchmark isolato.
SiPearl, dalla European Processor Initiative al primo chip
Al centro della componente hardware c’è SiPearl, azienda fondata nel 2019 da Philippe Notton, ingegnere ed ex dirigente di STMicroelectronics e Atos. Dopo avere guidato in STMicroelectronics una divisione di 2.400 ingegneri, Notton è entrato in Atos nel 2017 e ha contribuito alla creazione del consorzio European Processor Initiative; due anni più tardi ha costituito SiPearl per trasformare quel programma di ricerca in processori destinati al mercato. La società ha il compito di ricostruire in Europa competenze nella progettazione di CPU server ad alte prestazioni ed elevata efficienza energetica. Oggi conta circa 200 dipendenti distribuiti tra Francia, Spagna e Italia e ha raccolto 130 milioni di euro nel round Series A, con il sostegno, tra gli altri, di Arm, Bull, EIC Fund, France 2030 e Cathay Venture.
SiPearl concentra le proprie attività sulla progettazione dei processori e ne affida la produzione alla taiwanese TSMC. L’azienda mantiene così in Europa la proprietà intellettuale, l’architettura e le competenze progettuali, appoggiandosi alla filiera globale per la fabbricazione dei chip.
Il primo risultato industriale di questa strategia è Rhea1, una CPU da oltre 61 miliardi di transistor costruita attorno a 80 core Arm Neoverse V1. Ogni core integra due unità SVE a 256 bit per i calcoli vettoriali. Il package comprende quattro stack di memoria HBM, utili per alimentare rapidamente i core nei carichi che elaborano grandi quantità di dati, quattro interfacce DDR5 con supporto a due moduli per canale e 104 linee PCIe 5.0 per collegare GPU, acceleratori e dispositivi di rete.
Questa combinazione colloca Rhea1 tra le CPU pensate per lavorare al fianco di acceleratori specializzati. Nei sistemi HPC e AI la CPU coordina l’esecuzione, gestisce memoria e input/output e affronta le parti del carico meno adatte a una GPU; l’ampia banda della HBM riduce uno dei colli di bottiglia più frequenti nelle simulazioni scientifiche e nell’inferenza. SiPearl indica inoltre un ecosistema software compatibile con linguaggi come C/C++, Go e Rust e con framework quali TensorFlow e PyTorch.
Rhea1 ha effettuato il primo power-on nel maggio 2026 e il processo di bring-up ha verificato progressivamente funzionalità, interfacce e caratteristiche operative del silicio. Il processore è destinato al modulo CPU di JUPITER, il primo supercomputer europeo di classe exascale, installato al Jülich Supercomputing Centre in Germania. La generazione successiva, Rhea2, è invece prevista per il supercomputer franco-europeo Alice Recoque.
Seine Server trasforma Rhea1 in una piattaforma utilizzabile
Il Seine Reference Server rappresenta il passaggio tra il processore e un sistema che partner e clienti possono realmente provare. Progettato dai team SiPearl di Grenoble e Massy, serve per la caratterizzazione del silicio, il porting e l’integrazione del software, i test dei clienti e la definizione di progetti server derivati. È disponibile con una singola CPU Rhea1 abbinata fino a due GPU nello stesso chassis oppure con due CPU Rhea1; entrambe le configurazioni supportano fino a due unità SATA e due schede di rete PCIe.
Per OpenCUBE questa macchina è il riferimento fisico su cui far convergere le diverse parti del progetto. La prima fase del pilota ha impiegato quattro nodi per lo sviluppo del software; la configurazione prevista dal progetto arriverà a dodici nodi, combinando processori Rhea e tecnologia vettoriale RISC-V. Il server appena consegnato consente ora di verificare sul silicio europeo ciò che finora è stato preparato attraverso prototipi, emulatori e sistemi preliminari.
Philippe Notton, fondatore e CEO di SiPearl, lega direttamente questo passaggio al controllo dei dati strategici: “Non può esistere un cloud sovrano – capace di garantire l’integrità e la sicurezza dei dati archiviati ed elaborati – senza processori europei”. Il valore della tappa di Grenoble sarà misurato nella capacità di trasformare questa impostazione in una piattaforma funzionante e replicabile, adatta a servizi cloud federati, ricerca scientifica e impieghi commerciali.






