Non affondate la fondazione

Esistono attinenze fra filantropia e ricerca software.

È di questi giorni la notizia che la Fondazione Bill & Melinda Gates ha meno soldi da amministrare che in passato. Le donazioni, infatti, sono scese di due miliardi di dollari, dai quasi trenta che raccoglieva a fine 2008.
La creazione del fondatore di Microsoft è ora affidata a un veterano di Redmond, Jeff Raikes, che in una lettera aperta raggiungibile sul sito della fondazione spiega alcune cose riguardo il momento e la sua sorte.

Raikes racconta che prima del suo nuovo impegno sentiva ripetersi che filantropia e business differiscono per il fatto che il secondo è sottoposto al costante giudizio del mercato. Ma, rileva, esistono vari tipi di business. Con un esempio non casuale dice che se si è nel campo della ricerca software si deve mettere in conto che il proprio lavoro sarà misurabile in un arco di tempo lungo. E testimonia il “lavoro in perdita” che per un periodo furono Office, che impiegò tredici anni per svoltare, o l’interfaccia per il TabletPc, che raccolse i frutti dopo vent’anni.

In sostanza, nel software bisogna essere preparati a non raccogliere frutti per almeno un decennio. E per le fondazioni è lo stesso. Per farle funzionare, cioè per raggiungere lo scopo, serve programmazione e pazienza, invenzione e attesa. Serve prendersi rischi. Se una fondazione raggiunge l’obiettivo in tempo breve, secondo Raikes, vuol dire che non ha saputo rischiare abbastanza. Non è cosa da ordinaria amministrazione, insomma, per quella serve lo Stato.

Perché dice questo Raikes?
Perché per le fondazioni e il non-profit in genere non è un buon momento. La mano del donante tende a tornare nella tasca per rimanerci, forse perché, al netto delle difficoltaà economiche, fotografa la sua azione con una lente troppo influenzata dal business. Pretende risultati nel breve. La lettura di Raikes dice che è un errore. I risultati verranno, ma per coglierli e apprezzarli bisogna avere una dote che forse i soldi non possono comprare: l’immaginazione. Che, invocata in passato come candidata al potere, mal combacia con il possesso.

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