Niente più scuse per l’Expo

Cambio della guardia alla Provincia. ora non ci son più alibi: sulla carta la Lombardia dovrebbe essere compatta. E’ il momento di agire.

Il recente turno delle elezioni amministrative ha consegnato anche la Provincia di Milano nelle mani del centro destra.
 
Un risultato non inatteso che allinea Palazzo Isimbardi (sede della Provincia) all’amministrazione comunale e alla Regione.

E’ una Lombardia completamente berlusconiana quella che dovrà lavorare per l’Expo.
 La vittoria è stata salutata dal centrodestra come un passo necessario per assicurare compattezza alla squadra che dovrà lavorare per l’evento.

Penati, il presidente uscente del Pd, stonava in questo gruppo dove ha cercato di ricavarsi una sua posizione autonoma che gli conferisse visibilità.
Ora che la campagna elettorale è finita, però, si può fare piazza pulita di certe affermazioni.

Che fosse Penati a minare la squadra con le sue prese di posizione è un’opinione molto discutibile.
Tutti i problemi dell’Expo nascono dalle perplessità del governo sulla manifestazione, dalle divergenze con la Moratti (caso Glisenti) e dall’atteggiamento della Lega che ha sempre contestato il manager proposto dalla Moratti e poi anche i primi passi di Lucio Stanca che da parte sua si è incaponito sulla storia della sede.
 
In mezzo c’era Penati che, contando più o meno come il due di picche, bastonava a destra e a manca sui giornali la Moratti o il governo, mentre mostrava una certa sintonia con la Lega.

Insomma, le divisioni stavano nella maggioranza e magari una Provincia non allineata sarebbe servita come cane da guardia della maggioranza.

Ma chi si aspetta che oggi la squadra marci compatta probabilmente rimarrà deluso.

Giustamente, il neo presidente del Pdl Guido Podestà ha chiesto le dimissioni del rappresentante della Provincia dal cda della società Expo 2015.

In questi caso lo spoil system è d’obbligo. Ma il calo di voti del Pdl a Milano, le crepe della gestione Moratti e il successo della Lega fanno pensare che l’era delle liti non sia finita.

Però ora non ci sono più scuse.

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