Uno studio di Ibm ed Eiu disegna il mercato dei capitali del prossimo decennio e scova trend tecnologici che favoriscono gli investitori (cioè noi): automazione digitale del processo d’acquisto, Crm e conformità normativa.
Gli addetti ai lavori del mercato finance sentiti da Ibm prevedono che entro il 2015 il settore dei mercati finanziari sarà interconnesso e totalmente rinnovato, trainato dal coincidere di tre forze in rapida espansione, che porteranno alla trasformazione più radicale dagli anni settanta a oggi. A tutto beneficio dell’investitore privato, a guadagnare potere e prestigio.
Un sondaggio mondiale, condotto in cooperazione con la Economist Intelligence Unit, ha raggiunto centinaia di dirigenti che operano nei maggiori centri finanziari a livello mondiale, fra broker, dealer, borse valori, società di intermediazione, di gestione patrimoniale, di deposito titoli, hedge fund ed enti normativi.
Complessivamente, l’Ibm Institute for Business Value e la Eiu hanno intervistato 402 dirigenti di 296 società operanti sui mercati finanziari. Il 66% dei manager intervistati appartiene ai vertici aziendali (Ceo, Cio, C-level in genere) o è a capo di divisioni, la percentuale rimanente occupa posizioni manageriali con cariche che vanno da Director, a Vice President a SeniorVice President. Sono state condotte interviste qualitative con 130 dirigenti e, in associazione con la Eiu, un sondaggio tra altri 272. Le interviste e il sondaggio hanno interessato tre aree geografiche (37% USA, 32% Europa e 31% Asia). Tra i segmenti studiati gli acquisti (gestione patrimoniale istituzionale e retail) vendite (vendita e trading istituzionale) servizi (assistenza/custodia, borse valori, sistemi di trading alternativi, stanze di compensazione) settore accademico, promotori di piani di pensionamento, associazioni di settore, principali enti di regolamentazione in Europa, Asia e Stati Uniti.
La maggioranza degli intervistati ritiene che gli investitori otterranno maggiori profitti, in quanto i mercati diverranno più trasparenti e ridurranno di conseguenza la necessità di rivolgersi a un intermediario.
Trader, analisti e gestori di fondi, cioè tutti gli operatori che si frappongono tra gli investitori ed i loro guadagni, saranno sottoposti a pressioni e dovranno mantenere gli impegni oppure lasciare il campo entro il 2015.
Il sondaggio ha evidenziato numerose problematiche specifiche per l’Europa, come l’impatto sull’investitore retail (gli investitori retail saranno i maggiori beneficiari dell’aumento del livello di trasparenza dei mercati; investimenti e personale continueranno a fluire verso Londra, e gli operatori europei preferiranno l’Europa Orientale all’Estremo Oriente) e l’mpatto su società e istituzioni finanziarie (le società dovranno valutare il valore totale del cliente e innovare e adottare nuovi modelli di business, nonché scoprire nuove modalità per generare valore).
Da qui a dieci anni, in sostanza, i trader saranno sostituiti dall’automatizzazione, e si azzereranno i profitti stellari delle società di brokeraggio. I fondi a gestione attiva subiranno un deflusso massiccio di capitali, in quanto gli investitori privilegeranno fondi indicizzati passivi con rendimenti analoghi. Molti broker/dealer regionali saranno acquisiti da banche universali, in uno slancio verso la crescita dimensionale.
Nuove alleanze saranno fondamentali per il successo, in quanto gli operatori dovranno decidere se sono disposti ad assumersi o a mitigare uno dei numerosi tipi di rischi globali.
I gestori patrimoniali e broker/dealer abbandoneranno le attività di esecuzione delle transazioni, e sceglieranno di formare partenership con depositari globali o di creare nuovi centri che erogano servizi condivisi. Gli operatori vincenti saranno obbligati a modificare i modelli operativi al punto da renderli irriconoscibili per la passata generazione di trader, gestori di portafogli e consulenti.
Man mano che l’automazione del mercato si estenderà al reddito fisso e agli strumenti derivati, un numero crescente di clienti rifiuterà di pagare commissioni aggiuntive per semplici transazioni.
Grazie all’accesso elettronico quasi illimitato alle informazioni, i clienti potranno studiare il mercato autonomamente. L’intermediario, praticamente non esposto a rischio, non fornirà più il valore generato in passato.
Il calo delle commissioni porterà a una revisione del modello di trading, mentre il numero medio di trader che operano per le banche di Wall Street calerà del 90%. Le persone intervistate per il sondaggio, infatti, prevedono in media di organizzare le attività in base ai settori di industria, invece che ai prodotti. Il trading tramite intermediario continuerà a svolgere un ruolo, ma difficilmente riuscirà a produrre profitti ingenti e potrebbe anzi fungere da prodotto di richiamo per altre aree di attività più redditizie.
Attualmente circa il 70% del patrimonio mondiale è rappresentato da investimenti tradizionali, a lungo termine e a gestione attiva (nella maggior parte dei casi si tratta di fondi comuni). Questi prodotti attualmente riuniscono strumenti che mirano a produrre risultati superiori agli indici di mercato e (strumenti che mirano a riprodurre lo stesso rendimento dei principali indici di mercato, come l’S&P 500.
In futuro gli investitori (sia retail sia istituzionali) saranno meno inclini a pagare commissioni del primo tipo di strumenti per rendimenti del secondo tipo, e dovrà essere modificato il modo in cui i fondi sono gestiti e valutati in termini di prezzo.
Due sviluppi attualmente in corso accelereranno la divisione: i trend dei fondi pensione e la performance debole della maggioranza delle gestioni patrimoniali attive. Nel prossimo decennio il numero di lavoratori in pensione salirà e l’esplosione dei costi renderà insostenibili gli attuali piani pensione pubblici e privati.
Una sfida in corso è quella dell’ottemperanza alla normativa. In media i gestori dei mercati finanziari dedicano tra il 20 e il 30% del loro tempo nell’osservanza dei requisiti normativi e si prevede che tale situazione si protrarrà in futuro.
Probabilmente il lato dell’acquisto prevarrà nel breve periodo, principalmente grazie alla crescita degli hedge fund. Ma nel tempo gli investitori esigeranno accesso a un migliore abbinamento tra attivo e passivo. Le società sul lato della vendita, con il sostegno dei fornitori di servizi, saranno nella posizione ideale per soddisfare le esigenze degli investitori attraverso attività di risk-taking, per esempio con la creazione di prodotti strutturati.
Gli intervistati sul lato dell’acquisto prevedono che le migliori opportunità di crescita saranno generate da hedge fund e private equity, al servizio degli investitori più facoltosi. Gli investitori continueranno a ricercare consulenza e sul lato dell’acquisto le strategie di distribuzione dovrebbero cambiare, discostandosi da intermediari retail e gestori patrimoniali e spostandosi verso i consulenti finanziari indipendenti e le banche universali. Di conseguenza le società riconsidereranno l’idea di riunire in un’unica entità la produzione (gestione patrimoniale) e la distribuzione (consulenza).
A prescindere dalle dimensioni dell’azienda, per cogliere le opportunità di crescita sarà necessario sviluppare rapporti coi clienti più profondi e concentrarsi maggiormente sull’innovazione. Gli intervistati, indipendentemente dal ruolo specifico di settore, hanno riconosciuto la necessità di instaurare un forte legame col cliente e di creare prodotti differenziati, le due principali fonti di vantaggio competitivo per il prossimo decennio. Per conseguire questi obiettivi, incentrati sul cliente, le società dei mercati finanziari dovranno creare e sostenere una cultura di innovazione continua e approfondire le conoscenze delle esigenze della clientela, per sfruttare al massimo questa fonte riconosciuta come vantaggio competitivo.
In generale gli intervistati prevedono che le dimensioni (in particolare quelle delle banche universali) costituiranno un vantaggio competitivo fondamentale nei prossimi dieci anni.
Per le società che producono efficienza attraverso l’espansione di scala, sarà fondamentale conseguire altri vantaggi legati alle dimensioni per poter cogliere le opportunità e ridurre le pressioni sui margini.





