Magazzini, comuni

Va dato valore alla base della catena del valore.

Ieri, nelle Orobie, a un convegno sulla gestione di magazzino organizzato da Stesi Projects, si è parlato di come ridurre gli sprechi.
Una volta tanto non si è affrontata la crisi tout court, ma si sono cercate delle strade di soluzione a un problema.

La visione del mondo, per quanto focalizzata su un ambito per definizione perimetrato, è cioè stata ampia.
Vari gli assunti emersi su cui vale la pena riflettere.
Quando i nostri magazzini fanno fatica non è solo colpa della contingenza, ma perché le referenze che devono gestire aumentano a dismisura.

Leggi: il marketing dovrebbe darsi una regola di temperanza. Creare prodotti nuovi in genere va bene; meno quando la loro gestione diventa un ostacolo se non una perdita per l’azienda.
Altro: non esistono al mondo due magazzini uguali quanto a esigenze di gestione.

Facendo un parallelo, sono come i comuni: inseriti in un tessuto sociale da cui non possono prescindere, ma ognuno necessita di autonomia decisionale e amministrativa.
Eppure c’è chi li progetta e realizza specularmente, a danno di chi poi li deve gestire.
Dato che il magazzino è da sempre la base di qualsiasi attività produttiva, per risolvere parte dei nostri problemi, in senso economico, si deve dar valore alla propria identità, senza timore di andare controcorrente.
Gli standard servono e, se veri, vanno rispettati, ma non devono essere un dogma.

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