Lexroom acquisisce Brocardi: vent’anni di contenuti giuridici entrano nell’AI legale

Andrea Lonza (CTO), Paolo Fois (CEO) e Martina Domenicali (CRO) di Lexroom

Lexroom ha acquisito il 100% di Brocardi, uno dei siti giuridici italiani più consultati, aggiungendo alla propria infrastruttura di intelligenza artificiale un patrimonio editoriale costruito e aggiornato nell’arco di oltre vent’anni.

L’acquisizione di Brocardi, perfezionata a luglio e annunciata a settembre, riguarda una piattaforma che dichiara oltre 4 milioni di visite mensili, più di 15 milioni di pagine visualizzate, oltre 170.000 iscritti alla newsletter e circa un milione di utenti registrati.

Per Lexroom l’interesse va però oltre la dimensione della community. Brocardi mette a disposizione una base di conoscenza composta da oltre 100 fonti normative annotate e costantemente aggiornate, migliaia di massime giurisprudenziali, più di 9.500 consulenze legali in formato domanda-risposta, un dizionario con oltre 3.700 voci, più di mille tesi di laurea e una raccolta di modelli contrattuali.

È materiale particolarmente rilevante per una piattaforma di AI legale che ha costruito la propria architettura sulla disponibilità e sull’organizzazione di fonti giuridiche verificabili.

Per Lexroom Brocardi è soprattutto una base di conoscenza

Fondata nel 2023 da Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza, Lexroom sviluppa una piattaforma di intelligenza artificiale destinata a studi legali, dipartimenti legal e professionisti, utilizzata per attività quali ricerca giuridica, analisi documentale e redazione di atti, contratti e altri documenti.

La società definisce la propria architettura data-first: il modello linguistico costituisce una componente del sistema, mentre una parte rilevante del valore deriva dalla disponibilità di fonti giuridiche strutturate e verificabili e dai meccanismi utilizzati per recuperarle e inserirle nel contesto della richiesta.

Lexroom dichiara un’infrastruttura basata su oltre 13 milioni di fonti giuridiche. L’acquisizione di Brocardi aggiunge una tipologia di informazione in parte differente dalla semplice raccolta di norme e sentenze: spiegazioni, annotazioni, definizioni, consulenze e collegamenti tra disposizioni elaborati editorialmente nel corso degli anni.

Questi contenuti possono contribuire soprattutto alla contestualizzazione delle risposte, affiancando alle fonti primarie informazioni che descrivono relazioni tra norme, concetti e interpretazioni.

Paolo Fois, co-founder e CEO di Lexroom, ha sottolineato proprio questa combinazione tra contenuti e distribuzione: “Questa acquisizione ci permette di lavorare su contenuti giuridici curati e strutturati, che potranno migliorare ulteriormente la qualità della nostra AI e, parallelamente, ci avvicina a una community ampia di professionisti, praticanti e studenti”.

Brocardi resta gratuito e mantiene la propria redazione

Brocardi nasce nel 2004 per iniziativa dell’avvocato Manuel Tropea. Il nome deriva dai brocardi, le massime utilizzate dai glossatori medievali nell’interpretazione dei testi di diritto romano.

Il sito si è sviluppato senza ricorrere a capitali esterni e ha progressivamente affiancato alla consultazione dei codici una produzione editoriale fatta di annotazioni alle norme, giurisprudenza, definizioni, collegamenti tra articoli e servizi di consulenza.

Per Manuel Tropea il passaggio di proprietà consente di associare al patrimonio sviluppato da Brocardi nuove risorse tecnologiche e finanziarie. “Lexroom porta tecnologia, AI e capacità di investimento che possono trasformare il patrimonio informativo di Brocardi in nuovi strumenti e servizi, senza perdere l’identità editoriale che ha reso il sito quello che è”, ha dichiarato il fondatore.

L’acquisizione non comporterà la trasformazione del sito in un servizio a pagamento. Brand e redazione rimarranno autonomi e continueranno a essere disponibili gratuitamente codici annotati, notizie, dizionario e newsletter.

Lexroom prevede invece investimenti nell’infrastruttura tecnologica, negli strumenti destinati agli utenti e nella produzione e nell’aggiornamento dei contenuti.

Con il Processo Civile Telematico Lexroom entra nel workflow operativo

L’acquisizione di Brocardi interviene mentre Lexroom sta estendendo la piattaforma oltre la ricerca, l’analisi e la redazione giuridica. A settembre la società ha integrato i fascicoli giudiziari e il Processo Civile Telematico (PCT), consentendo agli avvocati civilisti di seguire i procedimenti e predisporre il deposito degli atti nello stesso ambiente utilizzato per lavorare sui contenuti della pratica.

Il PCT costituisce da anni l’infrastruttura attraverso la quale vengono gestiti telematicamente numerosi adempimenti del processo civile. Nella pratica professionale, però, ricerca delle fonti, redazione dell’atto, consultazione del fascicolo e deposito sono spesso distribuiti tra strumenti diversi.

Lexroom cerca di ricondurre queste attività a un unico flusso: il professionista può importare i procedimenti in corso, consultare e monitorare i fascicoli giudiziari, predisporre il deposito degli atti e continuare a seguire l’evoluzione della causa senza uscire dall’ambiente nel quale ha svolto ricerca e redazione.

Le regole del Processo Civile Telematico e la responsabilità professionale sul deposito non cambiano. L’intervento riguarda soprattutto il workflow, riducendo i passaggi tra applicazioni differenti e mantenendo nello stesso contesto il lavoro svolto sulla pratica e i successivi adempimenti processuali.

Matteo Mariani, Head of Product di Lexroom, sintetizza così l’impostazione: “Ci sono attività che l’avvocato può scegliere di svolgere in modi diversi e altre che deve necessariamente eseguire secondo regole precise. Il Processo Civile Telematico appartiene alla seconda categoria”. L’integrazione, aggiunge, parte dall’idea di applicare anche a questo processo “il nostro modo di costruire tecnologia, partendo dal lavoro reale dell’avvocato”.

Brocardi e PCT agiscono quindi su due livelli diversi della stessa strategia: il primo amplia la conoscenza giuridica disponibile, il secondo estende la piattaforma verso l’esecuzione e il monitoraggio delle attività processuali.

Un mercato della legal AI già articolato

Il mercato italiano offre ormai numerosi strumenti di intelligenza artificiale destinati alla professione legale, sviluppati sia da società nate intorno all’AI sia da operatori provenienti dall’informazione giuridica e dal software professionale.

Un riferimento utile è HOROS Hub, l’osservatorio dell’Ordine degli Avvocati di Milano che raccoglie le soluzioni che hanno scelto di aderire ai Principi HOROS e ne rende confrontabili alcune caratteristiche tecniche, contrattuali e relative alla gestione dei dati.

I Principi HOROS e l’uso responsabile dell’AI nella professione forense

Alla crescita dell’offerta si accompagna il problema delle condizioni nelle quali l’intelligenza artificiale può essere utilizzata nell’esercizio della professione.

La Carta dei Principi HOROS per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale in ambito forense è stata sviluppata dall’Ordine degli Avvocati di Milano come framework per affrontare gli aspetti etici, deontologici e operativi dell’impiego dei sistemi generativi nella professione legale.

La Carta individua principi che riguardano legalità, correttezza, trasparenza e responsabilità, attribuendo particolare importanza anche alla competenza tecnologica dell’avvocato. Il professionista deve conoscere funzionalità e limiti degli strumenti utilizzati, comprenderne i rischi e mantenere la capacità di valutarne criticamente i risultati.

A questo si collega la centralità della decisione umana. L’impiego dell’AI non trasferisce alla tecnologia la responsabilità professionale: il risultato deve essere verificato dall’avvocato, che resta responsabile della correttezza, dell’adeguatezza e dell’utilizzo delle informazioni prodotte.

Il principio assume un peso particolare nell’ambito della ricerca giuridica, dove un sistema generativo può produrre ricostruzioni inesatte, attribuire impropriamente un principio a una decisione o citare riferimenti che richiedono verifica sulla fonte originaria.

HOROS richiama inoltre la trasparenza nei confronti del cliente. L’utilizzo di sistemi di AI e il ruolo che questi assumono nella prestazione professionale devono rimanere comprensibili alla persona assistita.

Un altro nucleo riguarda dati personali, riservatezza e sicurezza informatica. Caricare documenti in un servizio AI può significare trattare informazioni personali, confidenziali o coperte dal segreto professionale. Assumono quindi rilievo localizzazione e conservazione dei dati, eventuale riutilizzo da parte del fornitore e architettura attraverso la quale viene erogato il servizio.

Sono alcuni dei parametri che HOROS Hub rende consultabili per le piattaforme censite: conservazione dei dati nell’Unione europea, riutilizzo per l’addestramento, infrastruttura cloud, on-premise o ibrida e titolarità dei diritti di sfruttamento economico sugli output.

Il framework considera inoltre valutazione continua del rischio, possibili bias e discriminazioni, formazione e aggiornamento delle competenze, tutela del diritto d’autore e sostenibilità. HOROS Lab affianca alla mappatura dell’Hub una componente sperimentale, attraverso progetti pilota, test degli strumenti e iniziative di formazione.

Una base di conoscenza più ampia e strutturata può migliorare il recupero delle informazioni e la possibilità di risalire ai documenti pertinenti, ma non elimina la necessità della verifica professionale. Qualità delle fonti e responsabilità nell’utilizzo dell’AI rimangono quindi due problemi distinti e complementari.

Nell’Hub figurano, accanto a Lexroom, piattaforme native di legal AI, operatori internazionali come Legora e Harvey e prodotti sviluppati da società provenienti dalle banche dati e dai software per gli studi, tra cui Lextel AI di Visura e diverse soluzioni dedicate alla professione forense.

La presenza nello stesso osservatorio non implica una concorrenza diretta tra tutti i prodotti. Evidenzia piuttosto la varietà delle strade attraverso le quali il settore sta incorporando l’intelligenza artificiale: piattaforme AI che cercano accesso a fonti giuridiche affidabili, editori che applicano nuovi strumenti ai propri archivi e software professionali che introducono funzioni generative nei flussi di lavoro già gestiti.

La legaltech converge su contenuti, AI e workflow

L’acquisizione di Brocardi si inserisce in un movimento più ampio della legaltech internazionale. Piattaforme AI, grandi editori giuridici e produttori di software stanno convergendo verso sistemi nei quali contenuti autorevoli, intelligenza artificiale e workflow professionali vengono gestiti nello stesso ambiente.

Thomson Reuters con CoCounsel Legal parte dal patrimonio di Westlaw e Practical Law e lo collega a ricerca, analisi, drafting, verifica e workflow basati sulla pratica. La generazione più recente della piattaforma punta esplicitamente a mantenere nello stesso ambiente il passaggio dalla ricerca al prodotto di lavoro finale.

LexisNexis con Lexis+ e Protégé segue una traiettoria analoga, combinando contenuti proprietari, modelli, agenti e workflow. Nell’agosto 2026 ha inoltre acquisito Globe Law and Business, aggiungendo circa 300 titoli specialistici alla raccolta di contenuti giuridici che alimenta anche Lexis+ con Protégé.

Il percorso opposto è quello di Clio, che nel 2025 ha acquisito vLex per un miliardo di dollari. Una società nata nel practice management ha così unito il proprio software operativo a Vincent AI e a una banca dati con oltre un miliardo di documenti arricchiti editorialmente in 110 giurisdizioni. La società definisce il risultato Intelligent Legal Work Platform, con ricerca, strategia, drafting e gestione dello studio inseriti in workflow collegati.

Anche gli operatori nati direttamente nell’attuale generazione della legal AI stanno rafforzando il rapporto con le fonti. Harvey ha stretto una partnership con Tirant lo Blanch per integrare nella propria piattaforma normativa, giurisprudenza, dottrina amministrativa e formulari relativi a Spagna, Portogallo e venti Paesi dell’America Latina.

In Italia, Legora ha seguito la stessa direttrice attraverso l’accordo con Tinexta Visura, che rende disponibili attraverso Lextel AI oltre 7 milioni di documenti giuridici, tra cui più di cinque milioni di sentenze e oltre due milioni di documenti legislativi.

I percorsi industriali sono differenti. Thomson Reuters e LexisNexis partono da grandi patrimoni informativi, Clio dal software gestionale, Harvey e Legora dall’AI. La convergenza riguarda però lo stesso punto: la capacità di collegare fonti verificabili e conoscenza specifica delle singole giurisdizioni alle attività che il professionista svolge quotidianamente.

Lexroom si colloca nello stesso movimento con due interventi complementari: Brocardi aggiunge un patrimonio editoriale giuridico sviluppato in oltre vent’anni, mentre il Processo Civile Telematico estende la piattaforma fino alla gestione operativa della pratica.

Dai modelli alla conoscenza giuridica e ai workflow

La disponibilità di modelli avanzati resta una componente fondamentale della legal AI, ma è sempre meno sufficiente a distinguere una piattaforma dall’altra.

Più difficili da replicare sono corpus proprietari o licenziati, metadati, relazioni tra documenti, conoscenza specifica di una giurisdizione, sistemi di retrieval e integrazioni con gli strumenti utilizzati quotidianamente dagli studi legali.

Brocardi aggiunge all’infrastruttura di Lexroom un corpus editoriale nato molto prima dell’attuale generazione di sistemi AI e sviluppato attraverso il lavoro continuativo sul diritto italiano. Il Processo Civile Telematico amplia invece il perimetro nel quale quella conoscenza può essere utilizzata, collegando ricerca e redazione agli adempimenti e al monitoraggio del procedimento.

Rimane infine il piano indicato dai Principi HOROS: qualità delle fonti e integrazione tecnologica non sostituiscono controllo umano, tutela dei dati e responsabilità professionale.

Il posizionamento di Lexroom si costruisce così lungo tre direttrici: conoscenza giuridica, integrazione nei processi di lavoro e condizioni affidabili di utilizzo dell’AI.

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