Le piccole medie imprese tornano ad assumere

Ma alcune figure professionali, segnala un’indagine Unioncamere e ministero del Lavoro, risultano introvabili

Le Pmi italiane manifestano una disponibilità maggiore rispetto al recente passato all’assunzione di nuovi dipendenti e, anzi, in alcuni casi non riescono a reperire personale sufficiente a coprire i posti vacanti. È questa la conclusione principale dell’indagine realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro sulle Pmi con meno di 250 dipendenti, relativa al primo trimestre 2011. Le piccole e medie imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno infatti previsto l’ingresso in azienda di quasi 99mila lavoratori dipendenti, il 54% dei quali nelle regioni settentrionali. L’andamento della domanda di lavoro tra gennaio e marzo è decisamente migliore rispetto al quarto trimestre 2010, quando le assunzioni stimate non superavano le 71mila unità. Nei primi 3 mesi di quest’anno, il 93,7% delle Pmi italiane manterrà invariati i livelli occupazionali mentre un ulteriore 3,3% prevede un aumento dei posti lavoro, a fronte di un 3% che si attende, invece, una contrazione.

La crescita delle assunzioni
In confronto al quarto trimestre del 2010, un volume maggiore di entrate dovrebbe registrarsi nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni. In questi settori sono infatti state complessivamente programmate 45mila assunzioni (in sensibile aumento rispetto alle 17mila preventivate a fine 2010), 9.900 delle quali da parte delle imprese del Nord-Ovest, 7.500 di quelle del Nord-Est e 9.600 di quelle del Centro. Buone possibilità di lavoro offrono anche le piccole e medie strutture del commercio: nel primo trimestre 2011, raddoppiano infatti le assunzioni previste (oltre 16mila rispetto alle 8.300 del trimestre finale del 2010), la maggior parte delle quali nelle regioni del Nord-Ovest (4.500 entrate programmate) e, soprattutto, del Nord-Est (6.300). Sono infine quasi 38mila le assunzioni programmate dall’insieme delle imprese degli altri servizi.

Occupazione di qualità
La tipologia di contratto prevista dalle Pmi è prevalentemente atipica: il contratto a tempo indeterminato interesserà “soltanto” il 42,5% dei 99mila neo-assunti. I contratti a termine dovrebbero rappresentare, invece, il 39,6% delle assunzioni totali e un altro 10,4% (pari a 10.300 assunzioni) interesserà infine i lavoratori stagionali. In ogni caso le piccole aziende dimostrano di voler puntare sui dipendenti qualificati: oltre la metà (53,2%) delle assunzioni totali dovrebbe riguardare i titoli di studio più elevati. I laureati ricercati dalle imprese dovrebbero essere l’8,4%, mentre i diplomati saranno il 44,8%. Inoltre, considerando le sole assunzioni non stagionali (88.600 quelle complessivamente previste), l’indagine riscontra una buona presenza dei profili più qualificati delle professioni intellettuali, scientifiche e tecniche e dirigenziali (circa il 23% delle entrate nelle Pmi, pari a oltre 20mila unità). Parallelamente, si assiste a un incremento, sia in valori assoluti che percentuali, delle richieste di operai specializzati (26.100, pari al 29,5% del totale delle assunzioni non stagionali).

Le figure introvabili
A sorpresa, però, le imprese faticano a trovare le persone giuste per coprire una serie di profili professionali vacanti: ad esempio, per quanto riguarda il personale tecnico, si assiste a una difficoltà di reperimento da parte delle Pmi dei tecnici dell’industria e delle costruzioni e disegnatori, per cui sarebbero previsti ben 3.300 nuovi contratti. Il 34,6% delle Pmi denuncia infatti problemi a trovare queste figure, rispetto a una media generale del 28% (quest’ultima sostanzialmente stabile rispetto all’intero 2010). Una vera e propria penuria di professionalità si riscontra nei servizi alla persona; in particolare, parrucchieri ed estetisti richiesti risultano introvabili al 60% delle Pmi. Un’alta difficoltà di reperimento accompagna anche la ricerca di operai specializzati nelle costruzioni: quasi il 39% delle 16mila assunzioni non stagionali previste sembra infatti scarsamente reperibile sul mercato. Analogamente, risulta problematica un’assunzione su tre dei 15.300 di operai specializzati e conduttori di impianti industriali richiesti dalle aziende intervistate. «Dai dati diffusi da Unioncamere emerge una notevole quantità di mestieri cercati dalle aziende e non trovati – ha commentato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi -. La carenza di professionalità frena la crescita e c’è una possibilità di incremento dei fatturati aziendali mortificata dall’indisponibilità delle professionalità».

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