Attraverso un accordo di partnership con Infineon e Macronics, Big Blue intende verificare se la tecnologia Pcm consente di costruire prodotti più efficienti delle attuali Dram
Anche Ibm ha deciso di dedicarsi alla ricerca nel campo
delle memorie per computer. E per avventurarsi in questo terreno si avvarrà
dell’aiuto di Infineon e Macronix. L’obiettivo è di verificare se e come la
tecnologia Pcm (Phase Cenge Memory) consenta di dar vita a nuovi prodotti più
efficaci ed efficienti di quelli attuali. Non si tratta di una nuova via per
cercare un sostituto alle Dram, piuttosto di indagare se una tecnologia che da
diversi anni campeggia nei laboratori di aziende del calibro di Intel, Philips e
St Microelectronics possa rappresentare una valida alternativa alle memorie
attuali.
La tecnologia Pcm, lo ricordiamo, consente di realizzare memorie che
conservano i dati immagazzinati anche in assenza di alimentazione. In pratica,
si comportano in un modo simile alle flash, su cui sono basate le sempre più
diffuse chiavette Usb, ma rispetto a queste dovrebbero consentire tempi di
lettura e scrittura più brevi, una maggiore durata e di eseguire delle
operazioni di scrittura su indirizzi singoli. Tutte queste caratteristiche,
oltre che come successori delle flash, dovrebbero permettere alle memorie Pcm di
essere usate anche la posto delle Dram. Ed è proprio su questi aspetti che vuole
indagare Ibm con l’aiuto dei due illustri partner.
Tuttavia, se le ricerche daranno risultati positivi, prima di poter vedere in
commercio computer con a bordo memorie di tipo Pcm passeranno ancora sicuramente
parecchi anni.





