Lamentocrazia

Contro i blog, una volta tanto.

L’ultimo in ordine di tempo è stato il blog che Repubblica ha lanciato
sulla prima pagina del proprio sito Web collegandolo all’articolo che parlava
delle frustrazioni della classe impiegatizia nazionale, che si sente
sottopagata.

E il blog, di concerto e con titolo, fa lo stesso: esprime
incertezze, ansie ma anche tanti dati di fatto che inconfutabilmente esprimono
un disagio.
Questo è solo un esempio di ciò che da un po’ di tempo accade
nella cosiddetta blogosfera, dove si intona la musica del lamento.

Un
lamento che a furia di suonare sembra il deguello nel “Dollaro d’onore” con John
Wayne, ossia la musica che precede la morte nella cultura western tex-mex.

Buona parte dei blogger fa questo: si mette a nudo (forma di moda per dire
che apre la bocca e si lamenta) e se anche cerca di dare il proprio contributo a
una eventuale soluzione di un problema, di fatto va a caccia di comprensione e a
volte ottiene compassione.

Accade ovunque: nei blog che trattano di
tecnologia, di economia, di società, in quelli sulle passioni personali e anche
nei luoghi più gai, come i blog sportivi, dove dovrebbe trionfare il
divertimento.

Macché: prima tutti a lamentarsi e poi, visto che vige il
senso etico sportivo, giù a insultarsi.

Tempo fa, MrReset, altro blog
(!), osservò ai blogger che si erano riuniti a consesso, una sorta di attitudine
a cantarsela e a suonarsela, come dicono a Roma, ottenendo come risultato
risentimento da parte della blogosfera.

E allora, una volta per tutte:
chi vuol aprire un blog per trasferire i suoi problemi sul resto dell’umanità
valuti anche altre soluzioni. Come quella di diventare un artista (musica,
pittura, tv, cinema, fa lo stesso) problematico, cioè con tanti vizi. Almeno
potrebbe far su qualche soldo.
Da spendere poi, se vuole, un po’ anche con
lo psicologo.

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