La Ue chiede all’Italia il rispetto delle norme sull’Iva

Un richiamo formale all’Italia perché si conformi alla legislazione Ue. Si fa riferimento alle direttive 2009/162/Ue e 2009/69/Ce. Se non applicate fra due mesi il caso arriverà alla Corte di giustizia Ue

La Commissione europea ha formalmente invitato l'Italia a conformarsi alla legislazione Ue adottando e comunicando le misure nazionali destinate a dare attuazione alle norme Ue relative al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e alle norme Ue sull'Iva in relazione all'evasione fiscale connessa all'importazione.

Il primo riferimento è alla direttiva 2009/162/Ue, che modifica varie disposizioni della direttiva 2006/112/Ce, chiarendo alcuni aspetti della direttiva Iva, per garantire un'applicazione più coerente in tutta l'Unione a vantaggio delle imprese e dei consumatori, con particolare riguardo per le attività riguardanti il gas, l'energia elettrica e le reti di riscaldamento e raffreddamento.

Il secondo è alla direttiva 2009/69/Ce, che modifica sempre la direttiva 2006/112/Ce relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto in relazione all'evasione fiscale connessa all'importazione, e che stabilisce norme chiare sul regime fiscale di determinate importazioni per contrastare più efficacemente le frodi fiscali.

Per la Commissione la mancata attuazione di tali direttive da parte dell'Italia complica il sistema Iva per il contribuente rendendolo più passibile di frodi.

La richiesta fatta all'Italia circa l'attuazione delle due direttive è trasmessa sotto forma di parere motivato, che costituisce la seconda fase del procedimento d'infrazione dell'Ue.

La Commissione si riserva il diritto di adire la Corte di giustizia dell'Ue se entro due mesi l'Italia non apporterà le opportune modifiche alla propria legislazione.

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