L’esempio di Bocconi per il cambiamento.
Con un bell’articolo sul Foglio dell’altroieri, Gianni Gambarotta ci ha offerto uno spaccato di come l’Università Bocconi sta cercando la propria via nuova, con costrutto: l’impostazione data dal nuovo rettore Guido Tabellini è di spostare l’asse accademico dalla didattica verso la ricerca.
Una parola che è diventata quasi impronunciabile, specie dopo una stagione di dibattiti e lotte non ancora terminate contro i tagli allo studio.
L’operazione, come osservano nell’articolo fonti interne a via Sarfatti, non sarà indolore. In effetti, dei 189 milioni di euro fatturati nel 2008 solo 30,5 provengono dalla raccolta fondi e dal finanziamento della ricerca. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo, quindi, il rettore dovrà se non capovolgere il ratio con la dominante porzione proveniente dalle rette degli studenti, impegnarsi per modificarlo.
Ci pare che la linea politica sia degna di essere seguita, seppur con qualche distinguo.
Le nostre università hanno bisogno di emanciparsi da uno stato che a volte sembra voler frenarle. E allora scegliere la ricerca significa stabilire un legame forte con lo scenario internazionale. Se il meccanismo dovesse funzionare, significherebbe che i fondi potranno arrivare da dove ci sono, anche dall’estero.
Importante sarà mantenere l’equilibrio fra ricerca finanziata dagli interessi delle aziende e quella tout court. E in questo senso il fund raising istituzionale svolge un compito insostituibile.
Riuscendo nell’intento Bocconi avrà anche tracciato la strada a un settore in cui gli imitatori sono tanti, ma se si smuovono possono spostare l’intero Paese.
In avanti.





