La Generazione Y cerca soldi

Spingere il venture capital italiano sulle start-up nostrane è possibile: ad essere agli inizi non sono solo le seconde, ma anche le prime. Luiss e dpixel provano a dare una mano

Techgarage – Networking for the future è un progetto di visibilità per startup italiane alla ricerca di seed e business angels proposto da dpixel e Luiss. Nell’introduzione, Emanuele Tha di dpixel annuncia che “per la prima volta startup, blogger, aziende e venture capital si trovano insieme in Italia”, facendo però torto al VentureCamp organizzato qualche mese fa alla John Cabot University, sempre a Roma.


L’iniziativa si ripeterà certamente, assicurano gli organizzatori. In questa prima edizione erano 23 le startup annunciate, delle quali ben undici nella fascia più alta dell’Elevator Pitch and seed camp, che sono già partite e cercano nuovi finanziamenti. Gli altri hanno solo un’idea sulla carta e cercano il seed, quello che oggi più manca in Italia, e occupano una saletta demo due piani più sopra.


La parte congressuale è articolata su due tavole rotonde, inframezzate da 11 presentazioni di altrettante start-up con un piccolo premio per le tre più votate da una giuria riunita in un’altra stanza, e con una saletta demo per le altre idee in mostra.


La prima tavola rotonda s’intitola “Strategie per affrontare la nuova wave 2.0” ed è moderata da Paolo Boccardelli. Nell’introduzione, il professore di Gestione delle imprese alla Luiss spiega che “La creazione di nuove aziende è un meccanismo di regolazione del mercato “; poi si sposta sulla Rete, dove “Google apre l’era del web 2.0” e “l’utente 2.0 è più collegato a pagine pubblicitarie online” .


Ad aprire il primo giro di osservazioni è Francesco de Leo, Ceo Advisor di Wind, secondo il quale “A livello nazionale stiamo perdendo terreno perché non abbiamo livelli di computing sufficienti, e i curricula degli studenti dovranno modificarsi pesantemente proprio nella direzione dell’Ict”.


Parla meno ed è più efficace Stefano Venturi, managing director di Cisco Italia. “Possiamo avviare anche in Italia un ambiente di start-up”, inizia a tono e in una chiacchierata fatta durante il caffè precedente l’evento, conferma che siamo ancora molto indietro.


“La generazione Y è la seconda rivoluzione di Internet, grande disintermediatore; la seconda rivoluzione è di aggregazione sociale con collegamento interattivo” basata su internettari nati dopo il 1981. Un vincolo molto forte, certo, ma “ci sono molti adottati di età varie che hanno capito l’importanza dell’approccio alla collaborazione interattiva”, spiega Venturi, che in Cisco spinge molto la business collaboration, agendo in modo nuovo su processi aziendali con strumenti a distanza, commenti e tracce.
Perché la verità è che sono i processi aziendali e comunicativi ad essere vecchi.


Più avanti spiegherà che avere idee è fondamentale per essere considerati da Cisco. “Noi vogliamo gente con le idee più che prodotti (successo poche volte) ed è questo che sa scegliere l’investitore professionale. In Italia l’humus post-universitario è molto limitato. Facciamo spin-in: quando troviamo ingegneri che vogliono sviluppare gli troviamo un venture capital, li seguiamo e se va bene li acquistiamo”.


Paolo Catalfamo, amministratore delegato della Camera di commercio Usa in Italia, aggiunge un elemento importante. “Lo sviluppo dev’essere globale, non italiano. Il vostro partner non deve quindi essere solo finanziario, ma anche capace di portarvi fuori dall’Italia. Quindi diffidate degli investitori finanziari e sceglieteli con capacità industriale; privilegerei chi ha già una presenza internazionale, che riduce la tempistica sugli altri mercati”.


L’affermazione è importante, ma la seconda tavola rotonda presenta venture capital relativamente internazionali e soprattutto esponenti ben poco disposti a scoprire le proprie carte verso le start-up, ammesso che ne abbiano.
I primi tre-quattro relatori fanno affermazioni più o meno del tipo “su Internet non c’è ancora un modello di business affidabile” e parte un contraddittorio tra Gianluca Dettori, partner dpixel, che si dissocia.
Ed è anche ovvio: chi non crede ancora in Internet cosa c’è andato a fare a Techgarage?

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