La Dotta al sicuro

Così la rete dell’Università di Bologna è sotto controllo.

La più vecchia università italiana, quella di Bologna, si è messa al sicuro dalle minacce di virus, spyware e worm.

La rete di ateneo felsinea è fatta da più reti di dipartimenti, facoltà e centri di ricerca, a cui accedono molti utenti, ed è terreno per far girare applicazioni peer-to-peer.

In particolare, la rete dell’Università di Bologna comprende circa 6mila unità tra docenti e personale tecnico amministrativo e oltre 100mila studenti.

Il CeSia (Centre for the Development and Management of University Computer Services), gestito da Aldo Schiavina, in qualità di Responsabile del servizio di sicurezza e servizi di rete (in pratica, fa il Cso), ha il compito di garantire l’intera gestione dei servizi It nell’università.

Per farlo ha utilizzato due apparati FortiGate3600 di Fortinet in ridondanza, che tengono sotto controllo il link verso Internet, e una trentina di apparati di piccole e medie dimensioni (dai modelli 50 ai modelli 800) a difesa delle varie strutture (circa 150 tra dipartimenti, facoltà e centri di ricerca, a Bologna e in Romagna).

Tra le funzionalità più utilizzate da Schiavina ci sono l’implementazione di regole di tipo firewall seguita a ruota dall’antivirus e dato che le minacce vengono spesso dall’interno, restrizioni al traffico tra dipartimento e dipartimento, politiche di scansione antivirus, e firewall sui link geografici di ogni dipartimento.

Schiavina fa utilizzare anche FortiManager, tool di gestione centralizzata dei firewall, con cui gestisce anche gli apparati installati in sedi sparse sul territorio.

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