C’è un che di confortante nell’affare Data Domain.
Si è aperto un fronte deduplicazione sul mercato It e pare che si sia disposti a combattere. Fine del paragone bellico, di cui è sempre antipatico abusare.
C’è però che gli eventi degli ultimi giorni hanno portato in primo piano il fenomeno: la deduplicazione dei dati è cosa estremamente seria se due attori come NetApp ed Emc cercano di mettere contemporaneamente le mani su una realtà tutto sommato piccola, come Data Domain, che di mestiere fa un sistema che toglie di mezzo dall’archivio un dato doppio, triplo, quintuplo, quando si è certi che ne esiste una copia sicura.
Il vantaggio percepito di una simile soluzione è immediato: si fa ragionare meglio il proprio storage e alla lunga si spende di meno per mantenerlo.
Eravamo tutti convinti che NetApp avesse già acquistato Data Domain.
Poi è intervenuta Emc con un deciso corteggiamento, che ha spinto NetApp a rialzare a propria volta la posta. E ora si parla di quasi 2 miliardi di dollari, che non sono poca cosa in un mercato attuale.
A parte le diatribe sui diritti di acquisto, in cui è meglio non entrare se non se ne ha contezza, la nota positiva dell’accaduto è quella che, sull’onda del caso Sun, indica che aree di investimento nel mercato It per cui valga la pena di lottare ne esistono ancora e non riguardano solo passatempi o gingilli.
NetApp ed Emc si sfidano per un progetto austero, per nulla garrulo: un progetto di produzione. Comunque vada a finire, chiunque prevalga nella corsa a Data Domain, entrambe meritano un riconoscimento.





