Intacture, il data center in miniera che nasce in Val di Non

Intacture

Intacture nasce in Val di Non come il primo data center europeo realizzato all’interno di una miniera attiva. L’infrastruttura, sviluppata da Trentino DataMine, società costituita attraverso un Partenariato Pubblico-Privato Istituzionalizzato (PPPI) che vede l’Università di Trento partecipare con il 49% e un raggruppamento formato da Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA – Istituto Atesino di Sviluppo con il restante 51%, combina sicurezza fisica, sostenibilità energetica e innovazione ingegneristica in un modello pensato per ridurre quasi a zero il consumo di suolo.

Il progetto beneficia di un finanziamento PNRR da 18,4 milioni di euro nell’ambito della Missione 4, Componente 2, Investimento 3.1, ma l’impegno economico complessivo supera i 50 milioni di euro. L’infrastruttura si sviluppa per oltre l’80% in ambiente ipogeo all’interno della miniera di Tassullo, nel territorio di Predaia, sfruttando gli spazi di una miniera attiva e trasformando la morfologia alpina in un elemento strategico per la resilienza dell’infrastruttura digitale.

Intacture porta il data center in miniera con efficienza energetica e sicurezza

Il cuore del progetto è la combinazione tra ambiente naturale e tecnologie per la gestione dell’energia. Intacture è alimentato al 100% da fonti rinnovabili, prevalentemente idroelettriche locali, e beneficia di temperature naturalmente stabili intorno ai 12 gradi Celsius durante tutto l’anno. La posizione in una valle alpina consente inoltre di sfruttare il free-cooling naturale per circa il 75% dell’anno, riducendo in modo significativo l’energia normalmente richiesta per il raffreddamento dei server.

In un mercato in cui i data center sono sempre più centrali per cloud, intelligenza artificiale, ricerca scientifica e servizi digitali, il raffreddamento resta una delle voci più rilevanti sul piano energetico. Intacture prova a intervenire proprio su questo punto, utilizzando le condizioni del sottosuolo come fattore strutturale di efficienza.

L’obiettivo è raggiungere un PUE inferiore a 1,25, valore che i promotori indicano come superiore del 30-40% rispetto alla media europea dei data center tradizionali. Il Power Usage Effectiveness è l’indicatore internazionale utilizzato per misurare l’efficienza energetica di un data center e quantifica il rapporto tra l’energia totale assorbita dall’infrastruttura e quella effettivamente utilizzata dalle apparecchiature IT.

La protezione fisica rappresenta un altro elemento distintivo. Le sale server sono collocate a circa 100 metri di profondità, all’interno di un massiccio che comprende oltre 90 milioni di metri cubi di roccia, mentre un cavedio verticale di collegamento, denominato Fornello, si sviluppa per circa 40 metri. Le gallerie operative si estendono per circa 170 metri nel sottosuolo. La realizzazione dell’infrastruttura ha richiesto inoltre l’estrazione di 63.000 metri cubi di dolomia, la posa di 54,4 chilometri di cavi e oltre 3,1 chilometri di tubazioni.

La robustezza dell’infrastruttura è attestata anche dalle certificazioni ANSI/TIA-942 Rating IV e ISO 22237 Class 4 by Design, che rappresentano il massimo livello previsto dagli standard internazionali per continuità operativa, affidabilità e resilienza dei data center.

Il data center Intacture punta su Schneider Electric e IN-SITE

L’architettura tecnologica di Intacture è stata progettata dalla società di ingegneria integrata IN-SITE e sviluppata con Schneider Electric, che ha partecipato come Energy Technology Partner. Il sistema si basa su una progettazione integrata nella quale distribuzione elettrica, continuità operativa, gestione termica e controllo da remoto vengono trattati come componenti interdipendenti della stessa infrastruttura.

Uno degli elementi principali riguarda l’eliminazione dei gas climalteranti nella distribuzione elettrica di media tensione. Intacture adotta quadri SM AirSeT a isolamento in aria pura, sostituendo l’SF6, gas tradizionalmente utilizzato nel settore ma caratterizzato da un elevato potenziale climalterante e oggetto di progressiva eliminazione da parte dell’Unione Europea.

La continuità elettrica è affidata agli UPS trifase Galaxy VL, progettati per ambienti ad alta densità. Grazie alla tecnologia a doppia conversione e alla modalità eConversion, questi sistemi possono raggiungere livelli di efficienza fino al 99%, con l’obiettivo di limitare dispersioni energetiche e sprechi termici senza compromettere la protezione dell’alimentazione.

L’infrastruttura IT è ospitata in rack NetShelter SX Gen2, mentre il sistema NetShelter Aisle Containment separa fisicamente i corridoi caldi da quelli freddi, migliorando l’efficienza del raffreddamento e riducendo il carico sui sistemi di condizionamento.

Raffreddamento senza consumo idrico e monitoraggio digitale continuo

La gestione termica è uno dei passaggi più delicati del progetto. Intacture combina le temperature stabili del sottosuolo con scambiatori di calore acqua-acqua a circuito chiuso e chiller ad alta efficienza dotati di compressori centrifughi a levitazione magnetica Turbocor.

L’infrastruttura è progettata per operare con consumo idrico pari a zero, un elemento particolarmente significativo in una fase in cui la sostenibilità dei data center viene valutata non soltanto in termini energetici ma anche rispetto all’utilizzo delle risorse idriche.

Anche la supervisione è stata progettata tenendo conto della collocazione sotterranea. La piattaforma EcoStruxure IT consente il monitoraggio e il controllo da remoto degli elementi critici del data center, dall’energia alla temperatura fino allo stato dei singoli componenti. Il sistema abilita inoltre strumenti di simulazione e gestione predittiva basati su logiche di digital twin.

A questo si aggiungono sistemi SCADA per la gestione degli asset più remoti e un Building Management System integrato con funzionalità di controllo accessi, gestione dei varchi e monitoraggio delle variabili ambientali.

Un’infrastruttura strategica per AI, energia e scienze della vita

Intacture non nasce soltanto come data center ad alta efficienza energetica. Il progetto punta a diventare un’infrastruttura strategica per il Paese, capace di coniugare sovranità tecnologica, sicurezza infrastrutturale, sostenibilità ambientale e capacità computazionale avanzata.

Uno degli aspetti centrali riguarda la sovranità digitale europea. I dati custoditi e processati all’interno dell’infrastruttura rimangono infatti nel perimetro normativo italiano ed europeo. L’obiettivo dichiarato è mantenere sul territorio competenze, capacità di elaborazione e valore economico generato dalle attività digitali.

Con una capacità energetica scalabile fino a 6 MW, il sito ospiterà una piattaforma di supercalcolo progettata specificamente per l’AI di precisione. Il cluster potrà raggiungere una potenza di circa 200 Petaflops dedicati all’inferenza AI, equivalenti a 200 milioni di miliardi di operazioni al secondo, mentre la capacità di archiviazione potrà arrivare a 10 Petabyte.

L’infrastruttura è destinata a supportare applicazioni avanzate nella ricerca scientifica, nella sanità digitale, nell’industria manifatturiera, nella cybersecurity, nel settore energetico e nella logistica, collocandosi tra le più significative piattaforme di calcolo oggi previste a livello nazionale.

“Intacture rappresenta un esempio virtuoso di innovazione, sostenibilità ed ingegneria avanzata a 100 metri di profondità,” dichiara Davide Zardo, Presidente e Amministratore Delegato di Schneider Electric Italia. “Siamo orgogliosi di aver contribuito come Energy Technology Partner nello sviluppo dell’infrastruttura di questo progetto. Un ruolo chiave è stato svolto da Pietro Foglio di In-Site, che ha progettato un data center con significative complessità e sfide tecnologiche. Noi abbiamo messo a disposizione, oltre alla tecnologia, l’expertise e la competenza specifica dei nostri professionisti maturata nel settore per realizzare un’architettura data center completa, interconnessa e pienamente compatibile. In questo sistema, l’efficienza energetica nasce dalla gestione integrata di ogni singolo componente e da una visione olistica del sistema”.

Intacture ridisegna il rapporto tra territorio e infrastruttura digitale

Il valore del progetto non è soltanto tecnico. Intacture mostra come un’infrastruttura digitale possa essere progettata partendo dalle caratteristiche del luogo anziché adattare il territorio a un modello standardizzato.

La miniera attiva, la roccia dolomitica, la temperatura costante del sottosuolo e la disponibilità di energia rinnovabile diventano componenti strutturali del progetto stesso. In questo approccio il territorio non rappresenta semplicemente il luogo che ospita il data center, ma una risorsa progettuale che contribuisce direttamente alla sua efficienza operativa.

Sviluppare un’opera di questo tipo ha significato ridisegnare i confini tradizionali dell’infrastruttura digitale per integrarla pienamente con il contesto che la ospita”, osserva Pietro Matteo Foglio, CEO di IN-SITE. “La sfida principale è stata proprio la gestione tecnologica di un impianto inserito all’interno della roccia. Grazie a soluzioni evolute, siamo riusciti a creare un ecosistema sicuro, efficiente e all’avanguardia, capace di ridefinire gli standard del settore”.

La crescita della capacità computazionale pone interrogativi sempre più pressanti su consumo energetico, sicurezza fisica, sostenibilità ambientale e localizzazione delle infrastrutture digitali. Intacture propone una risposta che sfrutta caratteristiche geologiche e ambientali difficilmente replicabili ovunque, ma introduce un principio destinato a interessare l’intero settore europeo dei data center: utilizzare il territorio non soltanto come spazio da occupare, bensì come componente attiva della progettazione infrastrutturale.

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