Intacture nasce in Val di Non come primo data center europeo realizzato all’interno di una miniera attiva. L’infrastruttura, ideata da Trentino DataMine e sviluppata grazie a una cooperazione pubblico-privata promossa dall’Università di Trento, combina sicurezza fisica, sostenibilità energetica e innovazione ingegneristica in un modello pensato per ridurre quasi a zero il consumo di suolo.
Il progetto, finanziato dal PNRR nell’ambito della Missione 4 per 18,4 milioni di euro, si sviluppa per oltre l’80% in ambiente ipogeo. La collocazione sotterranea sfrutta gli spazi di una miniera attiva e offre una protezione naturale contro eventi climatici esterni e minacce fisiche, trasformando la morfologia alpina in un elemento strategico per la resilienza dell’infrastruttura digitale.
Intacture porta il data center in miniera con efficienza energetica e sicurezza
Il cuore del progetto è la combinazione tra ambiente naturale e tecnologie per la gestione dell’energia. Intacture è alimentato al 100% da fonti rinnovabili e beneficia di temperature naturalmente stabili intorno ai 12 gradi per tutto l’anno. La posizione in una valle alpina consente inoltre di sfruttare il free-cooling naturale per circa il 75% dell’anno, riducendo in modo significativo l’energia normalmente richiesta per il raffreddamento dei server.
In un mercato in cui i data center sono sempre più centrali per cloud, intelligenza artificiale, ricerca scientifica e servizi digitali, il raffreddamento resta una delle voci più rilevanti sul piano energetico. Intacture prova a intervenire proprio su questo punto, utilizzando le condizioni del sottosuolo come fattore strutturale di efficienza.
L’obiettivo è raggiungere un PUE inferiore a 1,25, contro una media sudeuropea indicata pari a 1,6. Il Power Usage Effectiveness è l’indicatore internazionale usato per misurare l’efficienza dei data center: indica quanta energia aggiuntiva serve per alimentare i sistemi di supporto rispetto a quella utilizzata direttamente dalle apparecchiature IT, come server, storage e networking.
Il data center Intacture punta su Schneider Electric e IN-SITE
L’architettura tecnologica di Intacture è stata progettata dalla società di ingegneria integrata IN-SITE e sviluppata con Schneider Electric, che ha contribuito come Energy Technology Partner. Il sistema si basa su una progettazione integrata nella quale distribuzione elettrica, continuità operativa, gestione termica e controllo da remoto vengono trattati come componenti interdipendenti della stessa infrastruttura.
Uno degli elementi principali riguarda l’eliminazione dei gas climalteranti nella distribuzione elettrica di media tensione. Intacture adotta quadri SM AirSeT a isolamento in aria pura, sostituendo l’SF6, gas tradizionalmente utilizzato nel settore ma caratterizzato da un elevato potenziale climalterante e oggetto di progressiva messa al bando da parte dell’Unione Europea.
La continuità elettrica è affidata agli UPS trifase Galaxy VL, progettati per ambienti ad alta densità. Grazie alla tecnologia a doppia conversione e alla modalità eConversion, questi sistemi possono raggiungere livelli di efficienza fino al 99%, con l’obiettivo di limitare dispersioni energetiche e sprechi termici senza compromettere la protezione dell’alimentazione.
L’infrastruttura IT è ospitata in rack NetShelter SX Gen2, pensati per garantire robustezza, sicurezza fisica e gestione ottimizzata dei flussi d’aria. Il sistema NetShelter Aisle Containment separa fisicamente i corridoi caldi da quelli freddi, migliorando l’efficienza del raffreddamento e riducendo il carico sui sistemi di condizionamento.
Raffreddamento senza consumo idrico e monitoraggio digitale continuo
La gestione termica è uno dei passaggi più delicati del progetto. Intacture combina le temperature stabili del sottosuolo con scambiatori di calore acqua-acqua a circuito chiuso e chiller ad alta efficienza dotati di compressori centrifughi a levitazione magnetica Turbocor. Il sistema utilizza gas refrigeranti a basso impatto ambientale ed è progettato per lavorare ad alte temperature, massimizzando l’efficienza energetica senza consumo di acqua per il condizionamento dei server.
Questo aspetto è rilevante perché molti data center tradizionali richiedono importanti risorse energetiche e, in alcuni casi, idriche per la gestione termica. Nel caso di Intacture, la roccia e la temperatura costante dell’ambiente ipogeo diventano parte integrante del sistema di raffreddamento.
Anche la supervisione è stata progettata tenendo conto della collocazione a 100 metri di profondità. La piattaforma EcoStruxure IT consente il monitoraggio e il controllo da remoto degli elementi critici del data center, dall’energia alla temperatura fino allo stato dei singoli componenti. Il sistema abilita anche strumenti di simulazione in tempo reale, con logiche di digital twin utili per prevedere i carichi di lavoro e mantenere stabilità operativa nel lungo periodo.
A questo si aggiungono sistemi SCADA per la gestione degli asset più remoti e un Building Management System integrato con funzionalità di controllo accessi, varchi e variabili ambientali. L’obiettivo è costruire un’infrastruttura non solo efficiente, ma anche governabile in modo continuo, con visibilità sulle condizioni operative e sulla sicurezza fisica e digitale.
Un’infrastruttura strategica per AI, energia e scienze della vita
Intacture non nasce soltanto come data center ad alta efficienza. Con una capacità scalabile fino a 6 MW, l’infrastruttura si propone anche come asset strategico per il territorio. Il data center potrà offrire servizi avanzati di elaborazione dati e diventare un polo per ricerca e innovazione in ambiti come intelligenza artificiale, energia e scienze della vita.
La collocazione in Val di Non introduce un elemento ulteriore: l’infrastruttura digitale non viene inserita in un’area industriale di superficie, ma integrata in un contesto esistente, con un impatto territoriale diverso rispetto ai modelli tradizionali. Il consumo di suolo quasi azzerato diventa così un elemento distintivo, soprattutto in una fase in cui la crescita della domanda di capacità computazionale pone interrogativi sempre più concreti su energia, sostenibilità e localizzazione dei data center.
“Intacture rappresenta un esempio virtuoso di innovazione, sostenibilità ed ingegneria avanzata a 100 metri di profondità,” dichiara Davide Zardo, Presidente e Amministratore Delegato di Schneider Electric Italia. “Siamo orgogliosi di aver contribuito come Energy Technology Partner nello sviluppo dell’infrastruttura di questo progetto. Un ruolo chiave è stato svolto da Pietro Foglio di In-Site, che ha progettato un data center con significative complessità e sfide tecnologiche. Noi abbiamo messo a disposizione, oltre alla tecnologia, l’expertise e la competenza specifica dei nostri professionisti maturata nel settore per realizzare un’architettura data center completa, interconnessa e pienamente compatibile. In questo sistema, l’efficienza energetica nasce dalla gestione integrata di ogni singolo componente e da una visione olistica del sistema.”
Intacture ridisegna il rapporto tra territorio e infrastruttura digitale
Il valore del progetto non è soltanto tecnico. Intacture mostra come un’infrastruttura digitale possa essere progettata partendo dalle caratteristiche del luogo, invece di imporre al territorio un modello standard. In questo caso, la miniera attiva, la roccia, la temperatura costante e la posizione alpina diventano parte della progettazione.
“Sviluppare un’opera di questo tipo ha significato ridisegnare i confini tradizionali dell’infrastruttura digitale per integrarla pienamente con il contesto che la ospita,” aggiunge Pietro Matteo Foglio, CEO di IN-SITE. “La sfida principale è stata proprio la gestione tecnologica di un impianto inserito all’interno della roccia. Grazie a soluzioni evolute, siamo riusciti a creare un ecosistema sicuro, efficiente e all’avanguardia, capace di ridefinire gli standard del settore”.
Il messaggio è chiaro: la crescita della capacità computazionale non può più essere separata da temi come consumo energetico, resilienza, sicurezza fisica, sostenibilità ambientale e impatto sul territorio. Intacture prova a rispondere a questa esigenza con una soluzione radicale, portando il data center sotto terra e trasformando una miniera attiva in un’infrastruttura digitale avanzata.
Resta da vedere quanto questo modello potrà essere replicabile altrove, perché dipende da condizioni geografiche, ingegneristiche e operative molto specifiche. Ma il progetto introduce una direzione interessante per il mercato europeo dei data center: usare il territorio non solo come spazio da occupare, ma come risorsa progettuale per rendere l’infrastruttura più efficiente, sicura e sostenibile.







