Impresoft lancia Amaltia, la suite di Private AI per le aziende

Impresoft lancia Amaltia, una suite AI proprietaria pensata per portare l’intelligenza artificiale privata dentro le organizzazioni in modo sicuro, governato e integrato con i processi aziendali. La soluzione sarà presentata in anteprima ufficiale all’AI Week 2026, in programma a Milano il 19 e 20 maggio, e nasce con un obiettivo preciso: ridurre la frammentazione dell’AI in azienda, trasformando dati e conoscenza interna in un asset operativo utilizzabile dalle diverse funzioni.

Il tema è concreto. Molte imprese stanno sperimentando strumenti di intelligenza artificiale, ma spesso lo fanno attraverso soluzioni verticali separate, motori LLM pubblici, processi non coordinati e percorsi di adozione difficili da governare. Il risultato può essere una crescita dei costi, una maggiore esposizione dei dati, una governance insufficiente e un ritorno sull’investimento inferiore alle aspettative.

Amaltia si inserisce in questo scenario come piattaforma di Private AI progettata per unificare dati, conoscenza e processi in un ambiente proprietario sicuro, ospitato in cloud privato dedicato. La promessa non è solo aggiungere un nuovo strumento AI al portafoglio aziendale, ma costruire un ambiente controllato in cui le informazioni interne restano patrimonio esclusivo dell’organizzazione e possono essere utilizzate per generare risposte, automazioni e casi d’uso specifici.

Amaltia porta la Private AI al centro dell’organizzazione

Amaltia nasce per affrontare uno dei nodi più delicati dell’adozione AI: la gestione del patrimonio informativo aziendale. La piattaforma consente di unificare fonti eterogenee come file Excel, database, PDF, immagini e altri contenuti in un unico ambiente AI. L’elemento distintivo è il disaccoppiamento tra fonte dati e motori LLM, che permette all’azienda di usare modelli linguistici avanzati senza esporre all’esterno i propri dati.

È un punto importante per le imprese che vogliono sfruttare l’intelligenza artificiale senza rinunciare al controllo su informazioni, documenti, knowledge base, procedure, listini, contratti, materiali commerciali o dati operativi. In un contesto in cui l’AI generativa viene spesso adottata in modo spontaneo dai reparti, la Private AI risponde all’esigenza di evitare dispersione informativa, duplicazioni e utilizzi non governati.

La piattaforma include anche Amaltia Flow, componente che consente alle organizzazioni di progettare, testare e pubblicare in autonomia strumenti AI. Le risposte possono essere profilate in base al ruolo aziendale, così da offrire risultati più pertinenti per funzioni diverse. Un utente commerciale, un responsabile HR, un manager e un operatore customer care non hanno le stesse esigenze informative: la logica di Amaltia punta quindi a rendere l’AI coerente con il contesto operativo di ciascun ruolo.

Dalla ricerca interna all’onboarding, i primi risultati sono misurabili

Impresoft indica già alcuni risultati emersi dai primi progetti sul campo. La piattaforma avrebbe consentito una riduzione fino al 60% dei tempi dedicati alle ricerche interne, del 40% dei tempi di analisi e del 30% dei tempi di onboarding del personale. Sono numeri che vanno letti in relazione a uno dei problemi più diffusi nelle aziende: la conoscenza esiste, ma è frammentata tra documenti, applicazioni, reparti, cartelle condivise e sistemi legacy.

Quando le informazioni non sono facilmente accessibili, l’AI può diventare un livello di semplificazione. Non perché sostituisca automaticamente i processi, ma perché permette di interrogare contenuti distribuiti, recuperare rapidamente contesto e trasformare conoscenza non strutturata in supporto operativo. Questo vale per la ricerca interna, ma anche per l’analisi di dati, la formazione di nuove risorse, il supporto alle vendite e la gestione delle richieste dei clienti.

Amaltia è già utilizzata in scenari trasversali a diverse funzioni aziendali. Tra gli ambiti indicati ci sono vendita in-store, conversational search per retail ed e-commerce, business intelligence conversazionale, executive assistant per il top management, customer care multicanale, knowledge management, HR, IT reliability, gestione contratti e procurement.

La piattaforma è stata anche verticalizzata per rispondere a problemi specifici. Una prima soluzione è stata rilasciata nel mondo dell’e-commerce e, secondo Impresoft, sta già producendo risultati concreti presso operatori rilevanti. Tra i casi citati figurano brand del fashion luxury che utilizzano Amaltia come company brain trasversale a quattro divisioni: Digital, Marketing, Merchandising e Retail. I casi d’uso vanno dalla generazione automatizzata di contenuti multilingua al rendering di prodotto.

AI privata e governance contro la frammentazione degli strumenti

Il lancio di Amaltia arriva in una fase in cui molte aziende stanno cercando di passare dalla sperimentazione AI a una fase più industrializzata. Il problema è che l’adozione distribuita può creare un mosaico difficile da controllare: strumenti diversi per funzioni diverse, dati caricati su piattaforme esterne, output non verificati, policy non uniformi e formazione discontinua.

In questo scenario, il tema della governance diventa centrale. Non basta introdurre modelli generativi nei processi aziendali: serve stabilire quali dati possono essere usati, da chi, con quali finalità, con quali controlli e con quali responsabilità. Serve inoltre evitare che l’AI venga percepita solo come un insieme di tool individuali, scollegati dalla strategia dell’organizzazione.

Alessandro Geraldi, Amministratore Delegato di Impresoft
Alessandro Geraldi, Amministratore Delegato di Impresoft

“Con Amaltia portiamo sul mercato una visione precisa di come l’AI debba entrare in azienda: integrata, sicura, governata e realmente al servizio delle persone. Crediamo che il valore competitivo dell’intelligenza artificiale non risieda nella moltiplicazione di tool verticali, ma nella capacità di un’organizzazione di trasformare i propri dati nel proprio vero asset strategico. Amaltia è la nostra risposta concreta a questa esigenza”, dichiara Alessandro Geraldi, Amministratore Delegato di Impresoft.

La posizione è chiara: per Impresoft, il valore dell’AI non dipende dalla quantità di strumenti adottati, ma dalla capacità di costruire un’infrastruttura che renda i dati aziendali utilizzabili, protetti e governati. È una distinzione rilevante, perché molte iniziative AI rischiano di generare complessità invece di ridurla, soprattutto quando non esiste una regia centrale.

Amaltia punta su metodo, formazione e adozione progressiva

Un altro elemento evidenziato da Impresoft riguarda il metodo di adozione. Amaltia non viene presentata solo come piattaforma tecnologica, ma come percorso strutturato per accompagnare le aziende dal primo approccio all’AI fino all’iterazione continua. Il punto è evitare che la tecnologia resti confinata a una sperimentazione isolata o che venga introdotta senza un adeguato cambiamento culturale.

Mauro Strada, Amaltia Product Owner di Impresoft.
Mauro Strada, Amaltia Product Owner di Impresoft.

“Amaltia non è soltanto tecnologia: è un metodo. Abbiamo costruito un percorso di adozione strutturato in quattro fasi, dall’incertezza iniziale all’iterazione continua, che accompagna i clienti nel cambiamento culturale necessario a generare ROI reale. I numeri dei nostri primi progetti dimostrano che questo approccio funziona, e che la combinazione tra Private AI, governance e formazione su misura è ciò che fa davvero la differenza”, afferma Mauro Strada, Amaltia Product Owner di Impresoft.

Questo passaggio è particolarmente importante. L’adozione dell’intelligenza artificiale in azienda non è solo una questione di integrazione tecnica. Richiede formazione, revisione dei processi, chiarimento dei ruoli e capacità di misurare i risultati. Se le persone non capiscono come usare l’AI o non si fidano degli strumenti, il ritorno sull’investimento resta limitato. Se invece l’adozione è accompagnata da governance e percorsi formativi, l’AI può diventare parte del lavoro quotidiano.

Impresoft rafforza il posizionamento nella trasformazione digitale

Con Amaltia, Impresoft amplia il proprio posizionamento nell’ambito della trasformazione digitale, aggiungendo una proposta specifica per l’intelligenza artificiale privata e governata. Il gruppo, controllato da Clessidra Private Equity SGR, opera attraverso quattro centri di competenza: Business Solutions, Smart Manufacturing & Quality, Enabling Technologies & Security e Customer First.

Questa struttura consente a Impresoft di collocare Amaltia in un contesto più ampio rispetto alla sola AI generativa. La piattaforma può infatti dialogare con aree come ERP, CRM, e-commerce, data center, cloud services, cybersecurity, modern workplace, smart manufacturing e digitalizzazione dei processi di business. In altre parole, l’AI privata diventa un livello trasversale che può innestarsi su diversi ambiti applicativi già presidiati dal gruppo.

Il lancio all’AI Week di Milano rafforza anche il messaggio verso il mercato italiano. Le imprese stanno cercando soluzioni che consentano di usare l’intelligenza artificiale senza perdere controllo sui dati e senza moltiplicare strumenti scollegati. Amaltia punta a rispondere proprio a questa esigenza, proponendo una piattaforma proprietaria per trasformare conoscenza aziendale, processi e dati interni in un ambiente AI più governabile.

La sfida della Private AI è trasformare i dati in valore operativo

Il valore di una piattaforma come Amaltia dipenderà dalla capacità di inserirsi realmente nei processi aziendali. La Private AI è una risposta concreta ai timori legati a sicurezza, esposizione dei dati e governance, ma non basta creare un ambiente chiuso e controllato per ottenere risultati. Occorre che la piattaforma riesca a connettere fonti informative diverse, restituire risposte affidabili, supportare ruoli aziendali specifici e adattarsi ai casi d’uso.

I primi ambiti indicati da Impresoft mostrano una direzione precisa: rendere l’AI utile dove la conoscenza interna è dispersa e dove la velocità di accesso alle informazioni incide direttamente sui processi. Vendite, customer care, HR, procurement, knowledge management ed e-commerce sono aree in cui la frammentazione informativa genera tempi morti, errori e duplicazioni.

Amaltia si propone quindi come company brain, cioè come livello intelligente capace di collegare dati, documenti e conoscenza operativa. È una visione coerente con la fase attuale dell’AI enterprise: meno enfasi sulla sperimentazione generica, più attenzione alla costruzione di ambienti sicuri, misurabili e integrati.

La questione di fondo resta il ROI. Le aziende hanno già sperimentato chatbot, assistenti e strumenti generativi, ma ora chiedono impatti misurabili. Ridurre i tempi di ricerca, analisi e onboarding è un punto di partenza. La sfida successiva sarà trasformare questi benefici in cambiamenti strutturali: processi più rapidi, decisioni più informate, maggiore autonomia dei team e una gestione più coerente del patrimonio informativo aziendale.

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