Il vero festival

A Redmond hanno fatto quello della ricerca e sviluppo. Parole e musica le sentiremo fra qualche anno.

Questa settimana Microsoft ha tenuto a Redmond il proprio TechFest. Un evento annuale che cade nel periodo di quello di Sanremo e che produce clamori meno effimeri e procrastinati.
Quello che illustrano i ricercatori al TechFest, infatti, sono idee che prima o poi si tradurranno in pratica, ma anche no. Se lo faranno, però, sicuramente cambieranno il modo in cui le persone usano la tecnologia. L’aspetto della ricerca e sviluppo di Microsoft è spesso trascurato, anche per colpa nostra, troppo dediti come siamo a seguire storie di acquisizioni e operazioni di marketing.

Invece in Microsoft ci sono più di 800 (ottocento) scienziati, che provengono da tutti i paesi. E quello che più affascina è il clima mentale in cui lavorano.
Una decina d’anni fa abbiamo avuto modo di conoscerne un paio, nostri connazionali.
Bruno Alabiso all’epoca lavorava all’idea di far riconoscere alle macchine il nostro parlato.
Antonio Bigazzi, un toscano planato nella Silicon Valley da Olivetti, creava compilatori e lo fa ancora, per Mentor Graphics.

Di entrambi ricordiamo l’anticonformismo, l’apertura mentale e le parole di elogio che ebbero per il contesto lavorativo, che ci risulta non essersi modificato nel tempo.
Il bello di questo lavoro – ci dissero – è che non ci chiedono prodotti, ma idee. Certo, poi qualcuno dovrà trasformarle in prodotti. Ma partiamo dal vantaggio di non avere limiti all’immaginazione”.

Capita poi che le idee avanzate dai ricercatori non siano raccolte da chi dovrebbe farlo, come ha ricordato un po’ polemicamente Rick Rashid, l’attuale senior Vp di Microsoft Research, ma questa è un’altra storia.

Importa di più che a distanza di anni ricordiamo ancora la distensione e il sorriso che accompagnò la chiacchierata.
Che è quello che ci vorrebbe per lavorare bene, a tutte le latitudini.
E che forse è proprio ciò che manca, a tutti, da un po’ di tempo a questa parte.

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