IBM ha firmato un accordo definitivo per l’acquisizione di HRL Laboratories, storico centro di ricerca e sviluppo con sede a Malibu, finora di proprietà congiunta di Boeing e General Motors. Entrambe le aziende continueranno comunque a collaborare con IBM su applicazioni quantistiche e sviluppo tecnologico avanzato dopo la chiusura dell’operazione, i cui termini finanziari non sono stati resi noti. Il closing è atteso entro la fine del terzo trimestre 2026, subordinato alle consuete condizioni e alle autorizzazioni regolatorie.
Spin qubit al servizio della roadmap quantistica
Il cuore dell’operazione è l’esperienza di HRL nell’ingegneria degli spin qubit al silicio, una tecnologia che affianca — senza sostituirla — l’architettura a qubit superconduttivi su cui IBM ha costruito finora la propria leadership. Le due modalità condividono processi di fabbricazione al silicio allo stato dell’arte, un terreno comune che secondo IBM le rende entrambe percorribili per scalare il quantum computing nei prossimi anni.
Jay Gambetta, direttore della ricerca IBM, ha descritto l’ingresso del team HRL come un contributo diretto alla capacità dell’azienda di combinare quantum computing, quantum sensing e quantum networking in un’unica traiettoria di sviluppo. Dal lato di HRL, il CEO Rob Vasquez ha parlato dell’operazione come del passo naturale per un team che da anni lavora su come costruire computer quantistici a scale oggi ancora fuori portata.
Il track record scientifico di HRL
L’acquisizione non arriva dal nulla: HRL ha già un percorso consolidato nel campo degli spin qubit al silicio. Il laboratorio di Malibu ha pubblicato la prima dimostrazione di controllo universale di spin qubit codificati, un risultato apparso su Nature che ha segnato un passo concreto verso la tolleranza agli errori su scala. Il gruppo ha inoltre sviluppato spinQICK, un’estensione open source del Quantum Instrumentation Control Kit pensata per pilotare spin qubit confinati elettrostaticamente con hardware FPGA a basso costo — uno strumento che ha già trovato applicazione in collaborazioni universitarie, incluso un progetto con UCLA sostenuto da un grant dedicato allo sviluppo di processori quantistici basati su spin qubit.
Non solo calcolo: sensori e nuovi materiali
L’acquisizione porta a IBM anche competenze che vanno oltre il calcolo puro. HRL sviluppa sensori quantistici ad altissima precisione, utilizzabili in ambito life science, navigazione, difesa e ricerca scientifica, oltre a capacità in criogenia, elettronica di controllo, interconnessioni tra qubit e packaging. A questo si aggiunge un filone di ricerca su nuovi materiali quantistici che potrebbe tradursi in semiconduttori più performanti e sensori più sensibili — tecnologie trasversali a diverse applicazioni quantistiche.
Il portafoglio di HRL comprende inoltre competenze in sensoristica avanzata, comunicazioni ad alta velocità e alta potenza, elettronica, manifattura avanzata e scienza dei materiali, maturate in decenni di lavoro per clienti sia commerciali sia governativi statunitensi.
Il collegamento con Anderon
L’operazione si inserisce in un disegno più ampio: a maggio 2026 IBM aveva annunciato la nascita di Anderon, la prima fonderia al mondo dedicata esclusivamente ai wafer quantistici, realizzata come azienda IBM autonoma con il supporto del Dipartimento del Commercio statunitense. L’arrivo di HRL apre ora la possibilità di una collaborazione più stretta con Anderon, compresa l’ipotesi di sviluppare la manifattura di spin qubit per accelerare i cicli di scalabilità.
Sul fronte della roadmap complessiva, IBM continua a puntare sui qubit superconduttivi come architettura di riferimento, con l’obiettivo di consegnare entro il 2029 il sistema IBM Quantum Starling — 20.000 volte più potente rispetto ai computer quantistici attuali e capace di eseguire 100 milioni di operazioni quantistiche — a cui seguirà, a metà degli anni 2030, il sistema Blue Jay, progettato per arrivare a un miliardo di operazionii.






