Nel giro di ventiquattr’ore due notizie, lette insieme, delineano un possibile cambiamento nella gestione dei modelli AI di frontiera. La prima è stata l’annuncio di OpenAI, che ha scelto di distribuire inizialmente GPT-5.6 Sol, Terra e Luna a un ristretto gruppo di trusted partners dopo un confronto con il governo statunitense.

La seconda riguarda Anthropic e conferma che non si tratta di un caso isolato.

La notizia è stata anticipata da Semafor, testata statunitense fondata dal giornalista Ben Smith, già media columnist del New York Times ed ex direttore di BuzzFeed News, insieme a Justin B. Smith, già CEO di Bloomberg Media Group, secondo la quale il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha autorizzato Anthropic a distribuire Claude Mythos 5 a oltre cento istituzioni americane, tra grandi aziende e agenzie governative, dopo due settimane di negoziati con l’azienda.

Considerati separatamente, i due episodi riguardano due laboratori concorrenti. Messi in relazione, suggeriscono invece l’emergere di una nuova procedura di rilascio dei frontier model, nella quale il governo statunitense non si limita più a intervenire dopo la pubblicazione di un modello, ma partecipa alla definizione delle condizioni con cui questo può essere distribuito.

Dal rilascio autonomo alla distribuzione controllata

Fino a oggi il processo era relativamente semplice. Completato l’addestramento del modello, concluse le attività di red teaming e terminate le verifiche di sicurezza, erano i laboratori stessi a decidere tempi e modalità della distribuzione. Il coinvolgimento delle autorità pubbliche avveniva prevalentemente sul piano normativo generale oppure, eventualmente, in caso di successive contestazioni.

Le vicende degli ultimi giorni delineano invece un approccio differente. Per i modelli ritenuti più avanzati e con maggiori implicazioni sotto il profilo della sicurezza compare una fase preliminare di interlocuzione con il governo federale. La disponibilità iniziale diventa così parte della strategia di mitigazione del rischio, anziché una semplice scelta commerciale.

Va però chiarito un punto. Non esiste, almeno per ora, un sistema generale di autorizzazione preventiva per tutti i modelli di intelligenza artificiale. OpenAI stessa ha definito eccezionale e temporanea la procedura adottata per GPT-5.6. Allo stesso modo, il caso Anthropic nasce da un intervento specifico del Dipartimento del Commercio legato a valutazioni di sicurezza.

Il fatto che due dei principali laboratori statunitensi abbiano seguito, nel giro di pochi giorni, un percorso analogo suggerisce tuttavia che il governo americano stia delineando una nuova procedura di rilascio per i sistemi AI più avanzati.

Un precedente che richiama le tecnologie strategiche

Il coinvolgimento del governo statunitense nel rilascio dei frontier model rappresenta una novità per il settore dell’intelligenza artificiale, ma non per la politica industriale americana.

Da anni Washington esercita infatti un controllo sull’accesso internazionale a tecnologie considerate strategiche attraverso il sistema dei controlli all’esportazione gestito dal Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio e, per le tecnologie militari, attraverso il regime ITAR amministrato dal Dipartimento di Stato.

Rientrano in questo sistema i semiconduttori AI più avanzati, le apparecchiature per la produzione di chip, i supercomputer, numerose tecnologie quantistiche, i software di crittografia, i componenti satellitari e altri prodotti classificati come dual use, cioè suscettibili di impieghi sia civili sia militari.

In questi casi il governo non approva il prodotto, ma ne controlla l’accesso, stabilendo chi possa utilizzarlo, verso quali Paesi possa essere esportato e a quali condizioni.

La vicenda OpenAI-Anthropic suggerisce che una logica analoga stia iniziando a essere applicata anche ai modelli AI di frontiera. La differenza è significativa: finora i controlli riguardavano prevalentemente hardware, componentistica e software specialistico. Oggi, invece, anche un modello linguistico commerciale viene considerato una tecnologia strategica, il cui accesso può essere subordinato a valutazioni di sicurezza.

Il caso Anthropic rende visibile il nuovo ruolo del governo

Secondo lo scoop pubblicato da Semafor, due settimane fa l’amministrazione statunitense aveva imposto controlli sulla distribuzione di Claude Mythos 5 e del modello Fable 5 dopo che erano emerse preoccupazioni riguardo alla possibilità che i sistemi potessero essere aggirati attraverso tecniche di jailbreak e utilizzati per attività cyber offensive. La decisione aveva di fatto congelato la disponibilità dei modelli al di fuori del ristretto gruppo di organizzazioni che già vi avevano accesso.

Dopo due settimane di confronto con Anthropic, il segretario al Commercio Howard Lutnick ha inviato all’azienda una lettera nella quale afferma di aver stabilito che esistono appropriate safeguards, misure di salvaguardia ritenute sufficienti per consentire una riapertura controllata dell’accesso.

Secondo Semafor, il provvedimento autorizza la distribuzione di Claude Mythos 5 a oltre cento istituzioni statunitensi, tra grandi imprese e agenzie governative, senza più richiedere una specifica licenza per le organizzazioni indicate nell’allegato alla lettera e per i loro dipendenti stranieri, oltre che per i dipendenti internazionali della stessa Anthropic.

Un elemento interessante riguarda Fable 5. La lettera riportata da Semafor non cita il modello, lasciando intendere che la sua posizione resti distinta da quella di Mythos 5. Axios riferisce tuttavia che il Dipartimento del Commercio e Anthropic stanno lavorando anche al ripristino dell’accesso a Fable 5, che potrebbe tornare disponibile attraverso una riattivazione graduale nei prossimi giorni. Il fatto che i due modelli vengano trattati separatamente suggerisce che le valutazioni governative siano condotte caso per caso, in funzione delle capacità attribuite ai singoli sistemi.

La collaborazione va oltre Mythos 5

L’aspetto probabilmente più significativo della lettera riportata da Semafor non riguarda il ritorno di Mythos 5.

Howard Lutnick scrive infatti che Anthropic si è impegnata a collaborare con il governo degli Stati Uniti nella definizione di protocolli, standard e modalità di rilascio dei futuri modelli. La formulazione lascia intendere che l’amministrazione non stia affrontando soltanto un caso specifico, ma stia costruendo una procedura destinata a essere riutilizzata anche per i prossimi frontier model.

Il richiamo a OpenAI è inevitabile. Pur trattandosi di vicende differenti, entrambe mostrano un coinvolgimento diretto del governo federale nella fase che precede la distribuzione dei modelli più avanzati.

Il confronto non riguarda più soltanto le prestazioni dei modelli, ma anche le procedure con cui possono essere rilasciati.

Qual è la base giuridica del controllo statunitense?

Resta però da capire quale sia la base giuridica che consente al governo degli Stati Uniti di intervenire nella distribuzione di un modello sviluppato da un’azienda privata.

Non esiste, almeno per ora, una legge specifica dedicata ai frontier model. Il Dipartimento del Commercio opera invece attraverso strumenti normativi già esistenti, in particolare le Export Administration Regulations (EAR), il corpus regolatorio che disciplina esportazione, riesportazione e trasferimento di tecnologie, software e beni considerati strategici. Le EAR trovano il proprio fondamento nell’Export Control Reform Act (ECRA) del 2018, che attribuisce al Bureau of Industry and Security il potere di controllare le cosiddette emerging and foundational technologies, cioè le tecnologie emergenti e fondazionali rilevanti per gli interessi strategici degli Stati Uniti.

Finora questo impianto normativo è stato applicato soprattutto ai semiconduttori avanzati, alle apparecchiature per la produzione di chip, ai supercomputer, alle tecnologie quantistiche, ai software di crittografia e ad altri prodotti dual use.

Anche il linguaggio utilizzato nella lettera inviata ad Anthropic richiama esplicitamente questo meccanismo. Il riferimento al fatto che “non sarà più richiesta una licenza” per determinate categorie di destinatari riprende infatti la terminologia tipica delle EAR e suggerisce che il governo stia utilizzando questo stesso impianto giuridico per disciplinare l’accesso ai modelli AI di frontiera.

Non si tratta però di un’autorizzazione alla commercializzazione del modello. Il Dipartimento del Commercio non certifica il sistema né ne valuta le funzionalità. Interviene invece sulle condizioni con cui la tecnologia può essere distribuita, decidendo chi possa accedervi e secondo quali modalità nell’ambito delle proprie competenze in materia di esportazione di tecnologie strategiche.

Un sistema ancora in evoluzione

Anche l’attuale assetto sembra destinato a evolvere. Axios riferisce che il regime oggi adottato dovrebbe avere carattere transitorio. L’amministrazione starebbe infatti lavorando a una disciplina più stabile per la gestione dei frontier model, destinata a sostituire progressivamente gli interventi adottati caso per caso.

Non si tratterebbe quindi dell’introduzione di una licenza preventiva generalizzata per tutti i modelli AI, bensì della definizione di procedure permanenti dedicate ai sistemi considerati più avanzati e strategicamente rilevanti.

Oggi il governo utilizza strumenti giuridici già disponibili, adattandoli ai frontier model. Resta da vedere se il sistema regolatorio in preparazione manterrà questa impostazione oppure introdurrà criteri specifici per l’intelligenza artificiale di frontiera.

Qui intervengo soprattutto sul finale. È la parte che può fare la differenza: meno ripetizioni, meno “questione di fondo”, più conseguenze concrete per il lettore di 01net e una chiusura più incisiva.

Le conseguenze per imprese e pubbliche amministrazioni

Per imprese e pubbliche amministrazioni emerge una nuova variabile. Finora la scelta di un frontier model dipendeva soprattutto da fattori come prestazioni, costi di inferenza, disponibilità delle API, garanzie contrattuali e conformità normativa.

Le vicende che hanno coinvolto OpenAI e Anthropic mostrano che, almeno negli Stati Uniti, potrebbe assumere un peso crescente anche la continuità di accesso alla tecnologia. Se un modello viene considerato strategico, la sua disponibilità potrebbe dipendere non soltanto dalle decisioni commerciali del fornitore, ma anche da valutazioni del governo.

Per CIO, CISO e responsabili dell’innovazione questo introduce una nuova dimensione nella gestione del rischio. Affidare processi critici a un numero ristretto di frontier model significa considerare anche l’eventualità che modalità e condizioni di accesso possano cambiare nel tempo per effetto di decisioni regolatorie.

La governance dell’AI entra così a far parte della gestione del rischio tecnologico.

Le implicazioni per l’Europa

Per l’Europa il tema è ancora più delicato.

Le restrizioni introdotte a metà giugno nei confronti di Mythos 5 avevano già evidenziato quanto l’accesso ai modelli AI di frontiera sviluppati negli Stati Uniti possa avere ricadute anche sulle imprese e sulle istituzioni europee. In quella circostanza la Commissione europea aveva richiamato la necessità che eventuali misure di sicurezza non fossero discriminatorie nei confronti dei Paesi alleati, aprendo una riflessione sulla dipendenza europea dalle piattaforme AI statunitensi.

Il successivo allentamento delle restrizioni modifica il quadro operativo, ma il problema resta. Lo scoop di Semafor mostra infatti che l’accesso ai modelli più avanzati può essere ampliato o limitato attraverso decisioni assunte dal governo degli Stati Uniti nell’ambito delle proprie competenze in materia di esportazione di tecnologie strategiche.

Per l’Unione Europea questo rappresenta un ulteriore elemento nel dibattito sulla sovranità tecnologica. Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto su semiconduttori, cloud, infrastrutture di calcolo e localizzazione dei dati. La vicenda OpenAI-Anthropic suggerisce che anche la disponibilità dei frontier model potrebbe diventare un tema di autonomia strategica, soprattutto se tali sistemi saranno sempre più considerati infrastrutture critiche per la competitività economica e la sicurezza informatica.

Più che due annunci, un cambio di paradigma

L’annuncio di OpenAI e lo scoop di Semafor sul caso Anthropic non descrivono semplicemente due iniziative di aziende concorrenti. Considerati congiuntamente, rappresentano il primo segnale concreto di un cambiamento nel rapporto tra industria dell’intelligenza artificiale e governo statunitense.

È ancora presto per stabilire se questo approccio diventerà il modello di riferimento per tutti i frontier model. Anche il sistema regolatorio è in evoluzione e, secondo Axios, l’amministrazione sta lavorando a procedure più strutturate rispetto agli interventi adottati finora.

Un elemento, però, appare già evidente. I modelli AI di frontiera iniziano a essere trattati con logiche finora riservate alle tecnologie strategiche, nelle quali innovazione, sicurezza e politica industriale convergono all’interno dello stesso processo decisionale.

Se questa impostazione verrà consolidata nei prossimi mesi, il successo di un frontier model non dipenderà più soltanto dalle sue prestazioni o dalla qualità delle sue capacità di ragionamento. Potrebbe dipendere anche dalla capacità del laboratorio che lo sviluppa di dimostrare adeguate garanzie di sicurezza e di operare all’interno del nuovo rapporto di collaborazione che gli Stati Uniti stanno costruendo tra settore pubblico e industria dell’intelligenza artificiale.

In altre parole, i frontier model stanno progressivamente smettendo di essere considerati soltanto prodotti software. Per Washington diventano sempre più tecnologie strategiche, il cui processo di rilascio non dipende più esclusivamente dalle decisioni dei laboratori che li sviluppano.

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