C’è un bel business per l’It: il reassure management.
Gli eventi della settimana che va chiudendosi ci hanno aperto una finestra: forse ci sono ancora buoni margini per sfruttare le capacità dell’It.
A fronte degli eventi, materiali e immateriali, verificatisi in piazze borsistiche e governative, si è sentita la necessità di avere rassicurazioni. Su qualsiasi aspetto, anche le cose che nulla avevano a che fare con gli accadimenti finanziari.
Basta fare il conto di quanti giornali (praticamente tutti) sono andati a rispolverare codici, regolamenti e manuali di diritto commerciale per ricordare cosa accade quando una banca diventa insolvente. Cose peraltro che si dovrebbero conoscere, perché sono nella storia, anche del nostro paese.
Lo hanno fatto, comunque, perché hanno percepito palpabilmente l’esigenza, forse anche sulla propria pelle, di rassicurare e rassicurarsi. Hanno anche percepito che la tenuta nervosa e morale di chi maneggia ingenti quantità di denaro di altri non è proprio da film di Paul Newman. Ecco allora lo spiraglio di business per chi fa It. Negli ultimi anni si sono affermate tecnologie come lo storage, il backup, l’Information lifecycle management, il Crm, che hanno, tra l’altro, un comune denominatore: servono a rassicurare che le cose funzionino.
Qualcuno potrebbe decidere di coordinarle per mettere, dapprima, al sicuro i dati in aderenza alle normative, e poi per comunicare di averlo fatto.
Si tratta di investire per creare una nuova disciplina tecnologica e manageriale, di servizio per cittadini e aziende, e che sia in grado di produrre informazioni di rassicurazione, in modo automatico e su richiesta.
Noi la chiameremmo reassure management.





