ICANN ha ufficialmente aperto la nuova fase del programma New gTLD, consentendo alle organizzazioni di candidarsi per ottenere un’estensione Internet proprietaria legata al proprio marchio. Dopo il primo round del 2012, che aveva introdotto oltre 1.200 nuove estensioni nel sistema globale dei domini, il 2026 segna la prima vera riapertura del programma su larga scala.
La finestra per presentare le candidature resterà aperta fino al 12 agosto 2026. Non si tratta della semplice registrazione di un dominio Internet, ma della richiesta di gestione di un’intera estensione di primo livello, trasformando il marchio aziendale in un TLD autonomo. In pratica, l’azienda candidata diventa registry operator dell’estensione stessa, assumendo il controllo completo del namespace associato al brand.
La riapertura del programma viene considerata particolarmente rilevante anche perché ICANN non ha indicato quando potrebbe essere organizzato un nuovo round successivo. Dopo la finestra del 2012, il sistema è rimasto sostanzialmente chiuso per oltre un decennio.
Da .google a .ferrari: i Brand TLD già attivi
Tra gli esempi più noti figurano .google, .bmw, .barclays, .ferrari, .amazon, .canon, .deloitte, .microsoft, .audi, .intel, .toyota, .loreal, .mini, .oracle, .sony, .philips, .nissan, .hyundai, .kpmg, .pwc, .weber, .youtube e.chrome, oltre a estensioni geografiche e istituzionali come.nyc, .london e.paris.
Per molte grandi aziende il dominio proprietario non rappresenta soltanto uno strumento di branding, ma una componente della strategia di sicurezza digitale, gestione dell’identità online e protezione del marchio. Nel settore finanziario, ad esempio, l’adozione di Brand TLD viene utilizzata anche per ridurre il rischio di phishing e aumentare la riconoscibilità dei servizi digitali ufficiali.
In molti casi questi domini non vengono utilizzati per siti pubblici tradizionali, ma per servizi autenticati, piattaforme corporate, ambienti interni o comunicazioni ad alta affidabilità.
I requisiti tecnici, finanziari e organizzativi richiesti da ICANN
Il programma 2026 introduce un quadro normativo più strutturato rispetto al round precedente, con oltre 300 aggiornamenti derivati dall’esperienza maturata negli ultimi anni. L’Applicant Guidebook pubblicato da ICANN definisce nel dettaglio requisiti tecnici, finanziari e organizzativi necessari per partecipare, restringendo la candidatura esclusivamente a soggetti giuridici come aziende, enti pubblici, organizzazioni e istituzioni.
La valutazione prevista da ICANN non riguarda soltanto il possesso del marchio, ma soprattutto la capacità di operare e mantenere nel tempo un’infrastruttura digitale assimilabile, per complessità e responsabilità, a quella di un registry Internet. I candidati devono dimostrare di poter garantire continuità operativa, resilienza dell’infrastruttura DNS, sistemi di disaster recovery, procedure di business continuity e misure avanzate di cybersecurity per la protezione dell’estensione e dei relativi servizi online.
Particolare attenzione viene riservata anche alla governance del dominio. Le organizzazioni devono definire policy operative, modalità di gestione dei sottodomini, sistemi di controllo degli accessi, processi di monitoraggio degli abusi e meccanismi di prevenzione contro phishing, spoofing e utilizzi fraudolenti dell’estensione. ICANN richiede inoltre documentazione dettagliata sui processi di compliance, sulle responsabilità operative interne e sulle procedure di gestione degli incidenti tecnici e reputazionali.
Sul piano economico-finanziario, la candidatura prevede la presentazione di business plan pluriennali e proiezioni di sostenibilità dell’iniziativa. Le imprese devono dimostrare di possedere risorse adeguate non soltanto per avviare il TLD, ma anche per mantenerlo operativo nel lungo periodo, incluse manutenzione, aggiornamenti infrastrutturali, gestione della sicurezza e conformità normativa.
Costi elevati e accesso limitato alle grandi corporate
Il nodo economico rappresenta uno degli elementi più significativi dell’intero programma e, di fatto, limita l’accesso ai Brand TLD soprattutto a grandi gruppi internazionali, istituzioni finanziarie, multinazionali e aziende con marchi ad alta esposizione globale. La sola fee di candidatura richiesta da ICANN ammonta a 227mila dollari per ciascun TLD, in aumento rispetto ai 185mila dollari del round 2012, e copre esclusivamente le attività di valutazione tecnica, finanziaria, legale e operativa della domanda.
L’investimento reale è però sensibilmente superiore. Le organizzazioni devono infatti sostenere costi aggiuntivi legati a Registry Service Provider certificati da ICANN, consulenze specialistiche, gestione DNS, compliance normativa, infrastrutture di sicurezza, auditing, monitoraggio continuo e mantenimento annuale dell’estensione. Considerando anche le attività di governance e protezione del brand, gli operatori del settore stimano che candidatura, implementazione e primi anni di esercizio possano facilmente superare il milione di dollari.
Proprio questa soglia economica elevata spiega perché i Brand TLD siano stati adottati prevalentemente da grandi corporate internazionali come Google, Amazon, Ferrari, Audi, Microsoft o Deloitte, che utilizzano l’estensione proprietaria non soltanto come elemento di branding ma come componente infrastrutturale delle proprie strategie di sicurezza, identità digitale e fiducia online. La stessa fase di implementazione richiede inoltre una pianificazione di lungo periodo: tra candidatura, validazione tecnica e go-live operativo possono trascorrere mediamente dai 18 ai 24 mesi.
Governance globale e nodo della sovranità digitale
Un elemento che continua tuttavia a suscitare discussione riguarda la governance stessa del sistema dei domini Internet. Pur essendo l’organismo di coordinamento globale dei domini Internet, ICANN non è un’organizzazione intergovernativa ma una corporation non profit di diritto californiano.
Sebbene operi attraverso un modello multi-stakeholder che coinvolge governi, imprese, comunità tecniche e società civile, questa struttura crea, secondo diversi osservatori europei e internazionali, un’asimmetria tra la dimensione globale della rete e il quadro giuridico-statunitense entro cui continua a operare il coordinamento centrale del DNS mondiale.
L’Unione Europea e i singoli Stati partecipano ai processi decisionali attraverso il Governmental Advisory Committee (GAC) e possono influenzare policy e regolamenti, ma non esercitano un controllo sovrano diretto sull’infrastruttura globale dei domini. Proprio questa tensione tra governance internazionale, autonomia strategica e dipendenza da infrastrutture coordinate negli Stati Uniti alimenta da anni il dibattito sulla sovranità digitale europea, soprattutto in ambiti sensibili come cybersecurity, identità digitale e protezione delle infrastrutture online critiche.
Perché i Brand TLD vengono considerati strumenti di sicurezza
Uno dei principali vantaggi dei Brand TLD riguarda la possibilità di costruire un ecosistema digitale completamente controllato dall’organizzazione. Ogni sottodominio viene creato direttamente dal titolare dell’estensione, eliminando il rischio che terzi possano registrare varianti del marchio all’interno di quello spazio.
Questo approccio riduce sensibilmente fenomeni di cybersquatting, phishing e spoofing, oggi tra le minacce più diffuse nell’ambito della sicurezza digitale aziendale. In questo modello gli indirizzi possono assumere forme immediatamente riconoscibili, come login.brand o shop.brand, rafforzando fiducia e verificabilità dei servizi ufficiali e rendendo più difficile l’imitazione da parte di soggetti malevoli.
Il controllo diretto dell’estensione consente inoltre alle organizzazioni di ridurre la dipendenza da registrazioni distribuite presso registrar esterni e di centralizzare governance, policy di sicurezza e gestione dell’identità digitale.
Register.it e il mercato dei Brand TLD
In Italia Register.it rappresenta uno degli operatori storici nel mercato della registrazione domini, dell’hosting e dei servizi per l’identità digitale di imprese e professionisti. L’azienda, attiva da oltre venticinque anni, fa parte del gruppo europeo team.blue, realtà che riunisce più di 60 società specializzate in servizi digitali, cloud, hosting e gestione della presenza online per PMI e organizzazioni in diversi Paesi europei. Nel mercato italiano compete con operatori come Aruba, mentre sul piano europeo il confronto si estende a gruppi come IONOS, OVHcloud e GoDaddy.
La riapertura della finestra ICANN interessa direttamente operatori di questo settore perché la gestione dei Brand TLD richiede competenze avanzate in ambito DNS, governance dei domini, cybersecurity, compliance e protezione del marchio online. Pur non svolgendo il ruolo di registry globale paragonabile ai grandi operatori infrastrutturali internazionali, Register.it punta a posizionarsi come interlocutore consulenziale per le aziende italiane interessate a valutare candidature ICANN e strategie di Online Brand Protection.
Proprio alla luce di questa esperienza nel mercato dei domini e della protezione del brand online, Register.it interpreta la riapertura della finestra ICANN come un’opportunità strategica per le imprese interessate a rafforzare presenza online e controllo della propria identità digitale. Silvia Mazzanti, Commercial Director Italy dell’azienda, osserva che “il 2026 apre una finestra rara, che molte aziende potrebbero non rivedere per anni”.
La manager evidenzia inoltre come “in un contesto in cui phishing, spoofing e domini lookalike continuano a rappresentare una minaccia concreta per aziende e consumatori, il Brand TLD si stia affermando come uno strumento evoluto di controllo e protezione dell’identità digitale”.
Per Mazzanti, “un dominio personalizzato permette di costruire un ecosistema digitale immediatamente riconoscibile e molto più difficile da imitare”. Il valore strategico dell’iniziativa, aggiunge, non si limita alla reputazione del marchio ma riguarda anche “fiducia, sicurezza e governance dell’identità digitale aziendale nel lungo periodo”.
Register.it sottolinea inoltre come il Brand TLD si inserisca all’interno di strategie più ampie di Online Brand Protection. L’azienda dichiara di supportare le organizzazioni con attività di analisi preliminare per la candidatura ICANN, monitoraggio dei domini sospetti, contrasto al cybersquatting e protezione dell’intero ecosistema digitale associato al marchio.
Il dominio come infrastruttura di fiducia digitale
Il ritorno del programma New gTLD avviene in una fase in cui il dominio Internet sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di cybersecurity e identità digitale delle imprese. Se in passato il dominio rappresentava soprattutto un elemento di presenza online, oggi viene considerato sempre più una componente infrastrutturale della fiducia digitale, della protezione del marchio e della governance dei servizi online.






