In nome dei diritti umani il manager sarebbe disposto a riconsiderare il proprio business nei Paesi non democratici.
Questa volta Bill Gates ha sorpreso tutti.
Un alto consulente
Microsoft ha rivelato alla Bbc che la società di Redmond potrebbe riconsiderare
il suo business in Cina e in tutti i Paesi non democratici. “Dobbiamo decidere – ha spiegato Tipson alla Bbc – se la persecuzione dei bloggers da parte delle autorità di quei paesi ha raggiunto un punto inaccettabile e incompatibile con il fare business lì”.
Difficile dire fino a che punto
potrà spingersi la riconsiderazione del business da parte di Microsoft.
Di sicuro, solo il fatto di rendere pubblico la riflessione che si sta
facendo a Redmond sulla presenza in Cina (a meno che non sia stata una gaffe del
consulente), espone la società di Bill Gates a qualche reazione da parte del
governo cinese meno interessato di Microsoft alla libertà dei blogger.
Dove Yahoo e Google hanno chinato la testa accettando censure e
controlli preventivi, Bill Gates, invece, si schiererebbe come paladino della
libertà d’informazione dopo avere qualche tempo fa, di sua iniziativa, bloccato
il blog di un dissidente cinese un po’ troppo critico con il vertice di Pechino.
Chapeau se tutto questo sarà vero, anche se continuiamo a coltivare
qualche dubbio.
Esiste qualcuno oggi nel mondo del business disposto a
rinunciare alla Cina in nome dei diritti umani, mentre tutti i governi trattano
senza problemi con Pechino?





