App Store UE, Apple cambia le commissioni dal 1° ottobre: 5% fuori dallo store e termini unificati

Apple ridisegna ancora una volta il modello economico dell’App Store nell’Unione europea. Dal 1° ottobre 2026 gli sviluppatori passeranno a un unico insieme di condizioni commerciali, con una struttura di commissioni più lineare e soprattutto con la scomparsa della Core Technology Fee, la tariffa introdotta nel 2024 che dipendeva dal numero di installazioni annuali. Al suo posto arriva una Core Technology Commission del 5%, applicata alle transazioni digitali effettuate nelle applicazioni distribuite al di fuori dell’App Store.

Le nuove condizioni annunciate da Apple rispondono alle richieste formulate dalla Commissione europea nell’ambito dell’applicazione del Digital Markets Act (DMA) alle condizioni commerciali dell’App Store e alla distribuzione alternativa delle applicazioni. È questo il perimetro specifico della decisione del 18 agosto: Apple modifica il modello applicato nell’UE per soddisfare le richieste di Bruxelles su commissioni, pagamenti e distribuzione esterna all’App Store.

Questa revisione va tenuta distinta dagli altri procedimenti tra Apple e le istituzioni europee. Alcuni riguardano decisioni già impugnate davanti al Tribunale dell’Unione europea; altri hanno per oggetto temi differenti, come l’interoperabilità di iOS o la precedente sanzione antitrust sullo streaming musicale. Restano quindi aperti sul piano giudiziario, ma non costituiscono il fondamento diretto delle modifiche commerciali annunciate il 18 agosto.

Quattro aliquote in base a distribuzione e pagamento

La nuova struttura collega la commissione Apple al modo in cui l’app viene distribuita e monetizzata.

Per le applicazioni scaricate dall’App Store che utilizzano Apple In-App Purchase, la commissione ordinaria sarà del 26%. L’aliquota scende al 15% per gli sviluppatori che rientrano nell’App Store Small Business Program, nel Mini Apps Partner Program e nel Video Partner Program, oltre che per gli abbonamenti autorinnovabili dopo il primo anno.

Un’app distribuita dall’App Store che utilizza invece un sistema di pagamento alternativo integrato nell’app pagherà ad Apple il 20% delle transazioni, oppure il 10% quando lo sviluppatore rientra nei programmi per i quali sono previste condizioni agevolate.

Una terza configurazione riguarda le app dell’App Store che portano l’utente sul Web tramite un link per completare l’acquisto. In questo caso la commissione sarà del 15%, ridotta al 10% per gli sviluppatori ammessi alle condizioni agevolate.

Il cambiamento più rilevante riguarda le applicazioni distribuite attraverso un marketplace alternativo oppure direttamente dal Web. Per queste Apple applicherà la nuova Core Technology Commission del 5% alle transazioni digitali.

Il passaggio dalla Core Technology Fee alla Core Technology Commission modifica la base economica del prelievo. La CTF era legata alle installazioni e poteva quindi generare un costo indipendentemente dai ricavi prodotti dall’app; la nuova commissione del 5% è invece agganciata alle transazioni digitali. Per uno sviluppatore con molte installazioni e un basso tasso di monetizzazione la differenza può essere significativa, mentre nelle applicazioni che generano elevati volumi di vendite attraverso canali alternativi acquista maggiore importanza il valore delle transazioni.

Scompaiono inoltre la Initial Acquisition Fee e la Store Services Fee, componenti che Apple aveva introdotto nella precedente architettura europea. La società aveva già rivisto le condizioni commerciali europee nel giugno 2025, preparando il passaggio dalla Core Technology Fee a una commissione applicata alle transazioni digitali.

Apple In-App Purchase e pagamenti alternativi possono convivere

Un’altra modifica riguarda l’interfaccia di pagamento. Gli sviluppatori europei potranno proporre Apple In-App Purchase insieme a sistemi di pagamento alternativi, combinazione che in precedenza non era consentita nelle stesse condizioni.

Una volta selezionate le modalità disponibili – Apple In-App Purchase, elaborazione alternativa del pagamento, collegamento a un sito Web oppure una loro combinazione – lo sviluppatore dovrà mantenerle per 12 mesi.

Cambiano anche i requisiti per distribuire software fuori dall’App Store. L’accesso ai marketplace alternativi e alla Web Distribution viene esteso a società che soddisfano determinati criteri di solidità finanziaria valutati da Dun & Bradstreet, società quotate o controllate da gruppi quotati, imprese finanziate da società di venture capital riconosciute, organizzazioni sottoposte ad audit finanziario, enti pubblici, istituti educativi e organizzazioni non profit.

Apple conserva un punto centrale della propria architettura di sicurezza: tutte le app distribuite attraverso canali alternativi continueranno a essere sottoposte alla Notarization, il controllo con cui l’azienda verifica requisiti di base relativi al funzionamento dell’app e alla protezione da minacce considerate gravi.

Più vincoli per gli acquisti dei minori

La maggiore libertà nei sistemi di pagamento viene accompagnata da regole specifiche per i minori. Le applicazioni appartenenti alla categoria Kids non potranno inserire link verso siti Web per completare transazioni.

Per gli utenti sotto i 18 anni, le app dell’App Store che utilizzano pagamenti alternativi o collegamenti a siti esterni dovranno prevedere un controllo parentale che richieda il coinvolgimento di un genitore o tutore prima dell’acquisto.

Sotto i 13 anni, le applicazioni dell’App Store non potranno collegarsi a siti Web esterni per completare una transazione. Apple prevede inoltre di adeguare la soglia nei Paesi dell’Unione dove la legislazione nazionale richiede il consenso dei genitori oltre i 13 anni.

La richiesta della Commissione che porta alle modifiche del 18 agosto

Le nuove condizioni intervengono sul confronto aperto tra Apple e Commissione europea sulle modalità con cui il gruppo aveva applicato il DMA alla distribuzione delle applicazioni e ai pagamenti esterni all’App Store.

Il 23 aprile 2025 Bruxelles aveva adottato due iniziative distinte. Da un lato aveva inflitto ad Apple una multa da 500 milioni di euro per la violazione degli obblighi anti-steering, contestando le limitazioni imposte agli sviluppatori che volevano informare gli utenti e indirizzarli verso offerte disponibili al di fuori dell’App Store.

Dall’altro, la Commissione aveva formulato conclusioni preliminari sulle condizioni applicate alla distribuzione alternativa delle app, sulla base dell’articolo 6(4) del DMA. In questo secondo filone rientravano la Core Technology Fee, i criteri di accesso ai marketplace alternativi e alcuni elementi del processo di installazione.

È soprattutto su questo secondo terreno che si collocano le modifiche del 18 agosto 2026. Apple elimina la Core Technology Fee, sostituisce il prelievo per installazione con una commissione sulle transazioni, amplia i criteri per la distribuzione alternativa e unifica le condizioni commerciali europee.

La decisione appena annunciata riguarda quindi l’adeguamento prospettico del modello commerciale. Non determina automaticamente la chiusura dei ricorsi presentati da Apple contro precedenti decisioni della Commissione e non incide direttamente sugli altri contenziosi DMA o antitrust.

I procedimenti ancora aperti con l’Unione europea

Su un piano separato restano infatti aperti diversi procedimenti giudiziari nei quali Apple contesta decisioni già adottate dalla Commissione. Sono cause diverse per oggetto, base giuridica e conseguenze e vanno considerate come il quadro più ampio del confronto regolatorio tra Cupertino e Bruxelles.

Il ricorso contro la multa DMA da 500 milioni

Il 7 luglio 2025 Apple ha presentato il ricorso T-438/25 contro la decisione con cui la Commissione le aveva imposto una sanzione da 500 milioni di euro per la violazione degli obblighi anti-steering previsti dall’articolo 5(4) del DMA.

Apple chiede l’annullamento totale o parziale della decisione e, in subordine, la riduzione della multa. La società contesta fra l’altro l’interpretazione dell’obbligo di consentire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso offerte esterne all’App Store, l’ampiezza dell’ordine imposto dalla Commissione e la proporzionalità della sanzione.

Le modifiche del 18 agosto non coincidono con la chiusura di questo ricorso. Apple può adeguare le proprie condizioni per il futuro e, contemporaneamente, continuare a contestare davanti al giudice europeo la legittimità della decisione e della multa già adottate.

Il caso antitrust sullo streaming musicale

Un secondo procedimento riguarda un quadro giuridico differente dal DMA.

Nel marzo 2024 la Commissione europea aveva inflitto ad Apple una multa superiore a 1,8 miliardi di euro per le regole dell’App Store applicate ai servizi di streaming musicale, qualificando le clausole anti-steering come abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Apple e Apple Distribution International hanno impugnato la decisione con il ricorso T-260/24.

Questo procedimento è antitrust, precede l’applicazione del DMA e non riguarda le condizioni commerciali introdotte il 18 agosto 2026. La vicinanza tematica deriva dal fatto che anche qui è in discussione la capacità degli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso acquisti esterni all’ecosistema di pagamento Apple, ma la base normativa e la decisione impugnata sono differenti.

I due ricorsi sull’interoperabilità di iOS e iPadOS

Un terzo filone riguarda l’interoperabilità di iOS e iPadOS con hardware e software di terze parti, prevista dall’articolo 6(7) del DMA.

Il 19 marzo 2025 la Commissione ha adottato due decisioni che specificano gli obblighi di interoperabilità di Apple.

Apple ha impugnato la prima attraverso il ricorso T-354/25. La decisione riguarda l’accesso di dispositivi connessi di terze parti a funzioni di iOS come notifiche, esecuzione in background, commutazione automatica dell’audio, proximity pairing, trasferimento wireless di file, media casting, connessione Wi-Fi automatica, accesso NFC in modalità lettura e scrittura e connessioni Wi-Fi peer-to-peer ad alta velocità.

Con il ricorso T-359/25, Apple contesta invece la seconda decisione, relativa al processo attraverso il quale gli sviluppatori possono richiedere nuove forme di interoperabilità con iOS e iPadOS.

Questi due procedimenti non riguardano l’App Store né le nuove commissioni. Investono il grado di apertura delle funzioni hardware e software dei sistemi operativi Apple e costituiscono quindi un dossier regolatorio autonomo.

Un altro fronte DMA ha già prodotto una sentenza

Diversa ancora è la questione della designazione di Apple come gatekeeper.

L’8 luglio 2026 il Tribunale dell’Unione europea ha respinto i ricorsi riuniti T-1079/23, T-1080/23 e T-214/24 con cui Apple contestava diversi aspetti della propria designazione come gatekeeper per App Store e iOS.

Anche questo procedimento resta separato dal cambiamento annunciato il 18 agosto: riguardava infatti la qualificazione giuridica dei servizi Apple ai fini del DMA, non il dettaglio delle commissioni applicate agli sviluppatori.

Per gli sviluppatori cambia soprattutto il calcolo economico

Dal 1° ottobre la scelta fra App Store, marketplace alternativi, Web Distribution, Apple In-App Purchase, pagamento integrato di terze parti e collegamento a un sito esterno potrà essere valutata attraverso una struttura tariffaria molto più leggibile.

Distribuzione e monetizzazione diventano le due variabili centrali: la percentuale richiesta da Apple passa dal 26% per l’integrazione completa di App Store e In-App Purchase al 20% con elaborazione alternativa del pagamento, al 15% quando l’acquisto viene concluso sul Web e al 5% per le transazioni nelle app distribuite attraverso marketplace alternativi o Web Distribution, con aliquote inferiori in alcune categorie previste dai programmi Apple.

L’intervento del 18 agosto chiude quindi uno specifico passaggio del confronto regolatorio sulle condizioni commerciali applicate nell’Unione europea. Il contenzioso giudiziario tra Apple e Bruxelles prosegue su dossier distinti, dalla multa DMA da 500 milioni di euro alla precedente sanzione antitrust sullo streaming musicale, fino agli obblighi di interoperabilità di iOS e iPadOS.

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