Anticipo Tfr, per le aziende un costo annuo da 3 mila a 30 mila euro

Per il segretario della Cgia di Mestre Bortolussi, “sarebbero pochi gli imprenditori in grado di farsi carico di questo costo aggiuntivo”.

Un eventuale anticipazione del 50 per cento del Tfr ai dipendenti potrebbe
costare alle piccole imprese
un importo annuo che oscilla tra i 3 mila e i 30
mila euro
circa.

La stima è
stata fatta dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha preso in considerazione
quattro ipotesi:

1) falegnameria
artigiana con 5 dipendenti
. Stando alle disposizioni previste dal contratto
di lavoro del legno del settore artigiano, se tutti i dipendenti chiedessero
l’anticipazione in busta paga del 50 per cento del Tfr maturato in un anno,
l’azienda dovrebbe farsi carico di un esborso aggiuntivo annuo pari a 2.990
euro, mentre ciascun operaio beneficerebbe di un aumento annuo pari a 460 euro,
che si tradurrebbe in 35 euro in più al mese (per 13 mensilità) in busta paga;

2) negozio
di abbigliamento con 10 dipendenti
. In funzione delle specifiche previste
dal contratto del commercio, se anche in questo caso tutti i dipendenti
chiedessero l’anticipazione del 50 per cento del Tfr, l’esborso annuo a carico
dell’impresa sarebbe di 7.026 euro. A ciascun dipendente finirebbero in busta
paga 38 euro in più al mese (per 14 mensilità), pari a 539 euro aggiuntivi
all’anno;

3) azienda
tessile dell’industria con 25 dipendenti
. In questo caso la richiesta del
Tfr costringerebbe l’impresa a un esborso annuo pari a 16.952 euro. Ciascuno
degli operai o degli impiegati disporrebbe di un aumento annuo di 521 euro pari
a 40 euro in più al mese per 13 mensilità;

4) industria
metalmeccanica con 40 dipendenti
. Nel caso in cui tutti gli operai e gli
impiegati chiedessero l’anticipazione, l’azienda dovrebbe elargire ai
richiedenti 28.656 euro all’anno. Per ciascuna delle 13 mensilità, a ogni
dipendente finirebbero 42 euro, pari a 550 euro in più all’anno.

Considerata
la carenza di liquidità che caratterizza attualmente le piccole imprese –
afferma il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - sono pochi
gli imprenditori
che potrebbero disporre delle risorse necessarie per
anticipare metà del Tfr
ai propri dipendenti. Non solo: vista la scarsa
solvibilità
in cui versano, difficilmente le banche sarebbero
disponibili a elargire prestiti
a soggetti estremamente a rischio
d’insolvenza. Per altro le banche, lo sappiamo bene, in questo momento prestano il
denaro solo a chi ha una certa solidità finanziaria; agli altri, purtroppo,
l’accesso al credito è praticamente precluso
”.

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