Americana

Il valore delle «buone» azioni: Google, Microsoft e Clinton.

C’è un che di sbalorditivo nell’escalation del valore del titolo di Google. Il mese scorso l’azione ha superato quota 700 dollari, una cifra che mette nella preistoria il già alto valore (85 dollari) con cui fu trattata all’epoca della quotazione.

Il fatto ha generato sicumera nell’animo di uno dei due fondatori della società, Sergey Brin, che recentemente si è trovato ad affermare che il suo titolo è perfetto per un giardinetto. Basta un’azione buona, ha detto, per far felice il risparmiatore.

Vien fatto di chiedersi, nel modo più neutro possibile se tale titolo meriti tanto e se tutti noialtri che altro facciamo, abbiamo sbagliato qualcosa nelle scelte di lavoro.

E sempre in tema di buone azioni, vale ricordare l’elogio che l’ex-presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, in visita a Microsoft lo scorso fine settimana, ha elevato alla società di Redmond.
Clinton si è sinceramente complimentato per le attività di responsabilità sociale di Microsoft e per l’ingente quantitativo di denaro raccolto presso i dipendenti per opere di solidarietà: 72 milioni di dollari (erano 63 l’anno scorso).

Già che c’erano i dipendenti di Microsoft hanno chiesto a Clinton come la pensasse in fatto di antitrust, ricordandogli che la diatriba governo degli Usa-Microsoft in materia iniziò proprio sotto la sua amministrazione.
L’ex-presidente ha ammesso senza giri di parole di non avere una risposta chiara, e che anche all’epoca quello che seppe circa l’attività di Microsoft lo lesse dai giornali. Insomma, molto fece lo staff, insieme alla lobby.

Questa è la democrazia in America: anche il presidente ha un cabotaggio limitato. Non c’è bisogno di essere Tocqueville per notarlo, però aiuta.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome