Abacus Group si presenta al mercato con un modello integrato tra infrastrutture digitali, servizi gestiti e AI

Abacus Group si presenta sul mercato italiano con l’obiettivo di costruire un operatore ICT integrato focalizzato su infrastrutture digitali, cybersecurity, AI, system integration e managed services. Costituita nel 2022 con l’obiettivo di costruire un operatore ICT integrato, Abacus ha sviluppato un percorso di aggregazione di società specializzate in infrastrutture digitali, cybersecurity, AI, system integration e managed services.

La strategia nasce da una considerazione precisa sull’evoluzione del mercato ICT: molte aziende hanno già investito in cloud, analytics, automazione e intelligenza artificiale, senza però riuscire a integrare realmente queste tecnologie nei processi operativi quotidiani. “Buona parte delle società ha già effettuato investimenti tecnologici molto importanti. Il problema è che queste tecnologie sono spesso relegate ad ambienti demo o a progetti pilota e non risultano pienamente integrate nei processi operativi delle aziende”, osserva Michele Lamartina, CEO di Abacus Group, individuando proprio nella difficoltà di industrializzare l’innovazione uno dei principali limiti dell’attuale fase di trasformazione digitale.

Secondo l’azienda, il problema non riguarda più semplicemente l’adozione delle tecnologie ma la capacità di governare ecosistemi digitali sempre più distribuiti e interdipendenti, nei quali cloud, cybersecurity, AI, analytics e dati tendono a convergere all’interno degli stessi processi operativi. È da questa lettura che prende forma il modello Abacus, costruito attorno all’idea che la trasformazione digitale non possa più essere affrontata come somma di progetti isolati o fornitori verticali, ma richieda piattaforme capaci di integrare infrastrutture, sicurezza, operation e governance all’interno di un framework operativo continuo.

Nella visione proposta dal management, la tecnologia è ormai una componente strutturale del business, dalla quale dipendono resilienza, compliance, capacità decisionale e sostenibilità operativa. È in questa prospettiva che Abacus definisce la propria missione come la capacità di “trasformare la complessità tecnologica in continuità, controllo e crescita”, integrando consulenza, infrastrutture e servizi gestiti in un unico modello coordinato.

Una struttura costruita attorno a consolidamento e governance enterprise

Alla base di Abacus Group ci sono i giovani co-fondatori Ernesto Stamegna e Pietro Scataglini, che presidiano direttamente le attività di consolidamento e sviluppo industriale. Stamegna, Executive Director della società, guida le strategie di Mergers & Acquisitions e l’espansione nei settori data management, security e applications, mentre Scataglini coordina il deal flow europeo e le attività di scouting di aziende ICT ad alto potenziale.

Ernesto Stamegna, co-founder di Abacus Group ed Executive Director della società
Pietro Scataglini, co-founder di Abacus Group e Merge & Acquisition Director

Il fatto che la società abbia analizzato oltre mille realtà tecnologiche prima di costruire l’attuale perimetro operativo mostra come la crescita per acquisizioni non sia stata affrontata come semplice espansione dimensionale, ma come processo strutturato di selezione e integrazione di competenze specialistiche. È da questa impostazione che derivano alcune delle caratteristiche centrali del modello Abacus: mantenimento delle leadership imprenditoriali locali, integrazione progressiva delle business unit e sviluppo di shared services centralizzati per funzioni come HR, finance, legal e IT.

La guida operativa è affidata a Michele Lamartina, CEO di Abacus Group ed ex manager di Palo Alto Networks, Salesforce, Broadcom, CA Technologies e VMware, che concentra il posizionamento industriale della società sui temi della convergenza tra infrastrutture, cybersecurity, AI e managed services, con particolare attenzione alla governance operativa e all’industrializzazione della trasformazione digitale.

A presidiare la governance c’è invece Marco Comastri, President of the Board, manager con una lunga esperienza internazionale nei settori software enterprise, cloud e cybersecurity. Nel corso della sua carriera è stato ai vertici di IBM, amministratore delegato di Microsoft Italia, Vice President Microsoft Middle East & Africa, President & General Manager EMEA di CA Technologies e CEO di Tinexta Cyber.

La combinazione tra fondatori focalizzati sul consolidamento ICT, management operativo e figure con esperienza internazionale nella gestione di operation complesse riflette la volontà di costruire una struttura in grado di sostenere crescita, integrazione e scalabilità in un mercato sempre più orientato a servizi gestiti, AI e governance operativa.

Integrazione degli ecosistemi digitali e consolidamento del mercato ICT

Per Abacus, uno dei principali problemi del mercato ICT italiano è la crescente frammentazione degli ecosistemi tecnologici aziendali. Negli ultimi anni molte organizzazioni hanno costruito le proprie infrastrutture digitali attraverso una molteplicità di piattaforme, cloud provider, sistemi legacy e fornitori specializzati, producendo architetture spesso prive di reale integrazione. Secondo la società, questa stratificazione aumenta complessità gestionale, costi operativi, superfici di attacco cyber e difficoltà di governance.

Il problema appare particolarmente evidente nel mid-market italiano, dove raramente esistono strutture IT sufficientemente mature da coordinare ambienti multi-vendor altamente articolati. È proprio in questo contesto che il gruppo costruisce il proprio modello “one-stop-shop”, fondato sull’idea di offrire alle aziende un unico interlocutore capace di integrare infrastrutture, cybersecurity, AI, system integration e managed services all’interno di una governance condivisa.

I clienti non hanno bisogno di un ulteriore fornitore da aggiungere alla propria lista, perché questo non farebbe altro che aggravare il problema della frammentazione”, osserva Lamartina, sostenendo invece la necessità di consolidare competenze e responsabilità operative in un unico soggetto tecnologico.

Il gruppo completa progressivamente acquisizioni che includono realtà come air2bite, Gamma Innovation, RuneLab, artea.com, Horizon Telecom, Micso IT, Krell Consulting & Training, Perigea ICE e Wish Networks. L’obiettivo, però, non consiste semplicemente nell’aumentare dimensioni e fatturato. Abacus insiste molto sul mantenimento delle leadership imprenditoriali, delle competenze verticali e delle relazioni territoriali costruite dalle singole aziende. “Non si va a distruggere la storia e il DNA delle aziende che hanno contribuito a creare quelle competenze”, sottolinea Lamartina.

Parallelamente alla crescita per acquisizioni, il gruppo avvia una progressiva centralizzazione delle funzioni di governance attraverso Abacus Service Srl, shared service center dedicato a HR, finance, legal e IT, con l’obiettivo di aumentare standardizzazione, scalabilità e controllo operativo mantenendo però autonomia e specializzazione delle business unit.

Un modello commerciale differenziato tra mid-market ed enterprise

La strategia commerciale di Abacus nasce dalla convinzione che molte aziende, soprattutto nel mid-market italiano, non abbiano più bisogno di aggiungere nuovi fornitori specialistici ai propri ecosistemi tecnologici, ma di ridurre frammentazione e complessità operativa attraverso modelli di governance più integrati. È su questo passaggio che la società costruisce il proprio posizionamento: proporsi come interlocutore unico capace di unire infrastrutture digitali, cybersecurity, AI, system integration e managed services all’interno di una relazione continuativa.

Secondo Michele Lamartina, la crescente stratificazione di cloud provider, piattaforme SaaS, sistemi legacy e partner verticali ha prodotto architetture spesso difficili da governare, soprattutto per le PMI e per le aziende mid-market prive di strutture IT sufficientemente estese da coordinare ambienti multi-vendor complessi. “I clienti non hanno bisogno di un ulteriore fornitore da aggiungere alla propria lista, perché questo non farebbe altro che aggravare il problema della frammentazione”, osserva il CEO di Abacus Group.

In questo segmento il valore risiede principalmente nella capacità di assumere governance operativa e continuità gestionale attraverso servizi ricorrenti, operation continuativa e gestione integrata dei sistemi. Infrastructure & Managed Services, Digital & AI Transformation e Workforce & Talent Solutions non vengono infatti trattate come divisioni indipendenti, ma come componenti di un ecosistema integrato attraverso cui sviluppare relazioni di lungo periodo con i clienti.

Nel mercato enterprise, invece, il posizionamento è differente. Lamartina chiarisce che la società non intende entrare in competizione diretta con i grandi system integrator o con i principali operatori globali dell’ICT, ma concentrarsi su servizi ad alta specializzazione e nicchie tecnologiche nelle quali competenze verticali, execution capability e capacità di integrazione rappresentano il vero elemento distintivo.

AI enterprise, cybersecurity, observability, modernizzazione del legacy e integrazione infrastrutturale diventano così gli ambiti attraverso cui Abacus punta a inserirsi nelle grandi organizzazioni, non come fornitore generalista ma come partner focalizzato su specifiche aree ad alta complessità operativa.

Questa impostazione contribuisce anche a spiegare la struttura manageriale costruita attorno alla società: da un lato prossimità territoriale e servizi integrati per il mid-market, dall’altro competenze enterprise-grade e management con esperienza internazionale nei grandi ecosistemi tecnologici, necessari per operare all’interno di contesti infrastrutturali più articolati senza entrare in competizione frontale con i grandi operatori globali.

Infrastructure & Managed Services: la continuità operativa come piattaforma industriale

La prima direttrice strategica del gruppo, Infrastructure & Managed Services, rappresenta il fondamento operativo dell’intero modello Abacus. Nella visione proposta dal management, infatti, nessun progetto di AI, analytics o trasformazione digitale può produrre risultati sostenibili in assenza di infrastrutture affidabili, monitorabili e governabili nel tempo.

Il gruppo concentra in quest’area servizi di connettività enterprise, cloud infrastructure, data center, business continuity, disaster recovery, workplace management, unified communication, cybersecurity e operation H24. Tuttavia il punto centrale della strategia non riguarda tanto il catalogo dei servizi quanto il modo in cui questi vengono integrati all’interno di un modello di gestione continuativa della complessità digitale.

Secondo Abacus, infatti, la continuità operativa sta diventando il vero centro della trasformazione tecnologica. Le aziende non cercano più soltanto innovazione ma strutture capaci di garantire resilienza, osservabilità e capacità di adattamento in contesti economici e tecnologici sempre più instabili. È anche per questo che monitoring, observability, gestione proattiva degli incidenti e governance operativa assumono un ruolo centrale nella proposta del gruppo.

La cybersecurity viene interpretata secondo la stessa logica. “La sicurezza ormai non è più un tema prettamente tecnologico ma una leva strategica per le aziende”, osserva Lamartina, evidenziando come cloud distribuito, AI, lavoro ibrido e aumento delle superfici di attacco stiano modificando radicalmente il rapporto tra operation e sicurezza.

Per Abacus, prevention, detection, response e recovery devono quindi essere integrate direttamente nella gestione quotidiana delle infrastrutture, superando la tradizionale separazione tra operation e cybersecurity. È in questa prospettiva che il gruppo insiste molto anche sul tema della observability, considerata essenziale per monitorare ambienti sempre più distribuiti e dinamici.

AI, dati e integrazione: industrializzare l’innovazione

La seconda grande direttrice della strategia Abacus riguarda Digital & AI Transformation, area nella quale convergono system integration, software engineering, analytics avanzati, AI enterprise e automazione intelligente.

Secondo Lamartina, il principale equivoco dell’attuale fase di mercato consiste nel considerare l’adozione di strumenti AI come sinonimo di maturità digitale. In realtà, nella lettura del gruppo, molte organizzazioni stanno ancora affrontando chatbot, machine learning e automazione generativa come iniziative isolate, spesso prive di integrazione con dati, infrastrutture e processi operativi.

L’innovazione è difficile da scalare senza aumentare rischi e costi”, sintetizza Lamartina, indicando proprio nell’integrazione tra infrastrutture, governance e dati il vero nodo dell’industrializzazione dell’AI.

Il problema non riguarda tanto la disponibilità delle tecnologie AI – sempre più accessibili e diffuse – quanto la capacità di trasformarle in produttività reale, continuità operativa e miglioramento misurabile dei processi. È qui che emerge il concetto di execution capability, considerato da Abacus il vero differenziante competitivo della nuova fase del mercato ICT.

Molte aziende continuano a operare attraverso ecosistemi nei quali dati e applicazioni rimangono frammentati tra ERP, CRM, cloud provider, ambienti legacy e piattaforme verticali incapaci di dialogare in modo coerente. In queste condizioni, qualsiasi progetto AI rischia di produrre risultati limitati o difficilmente scalabili.

È anche per questo che il gruppo attribuisce grande importanza a integrazione applicativa, orchestrazione dei dati e governance informativa. Machine learning, analytics avanzati, sistemi agentici e automazione vengono trattati non come layer autonomi ma come componenti di un ecosistema operativo più ampio, nel quale infrastrutture, cybersecurity, observability e dati convergono all’interno della stessa architettura gestionale.

Workforce, governance e gestione continuativa della trasformazione

Accanto a infrastrutture e AI, la terza direttrice strategica del gruppo riguarda il tema delle competenze, considerato uno dei principali vincoli strutturali della trasformazione digitale contemporanea. Secondo Abacus, infatti, il mercato rischia di rallentare non per mancanza di tecnologie ma per crescente difficoltà nel reperire figure professionali capaci di governare cloud, AI, cybersecurity e operation complesse.

Oggi il 70% delle aziende dichiara difficoltà nel reperire skill avanzate in AI e analytics”, osserva Lamartina, evidenziando come il problema sia particolarmente critico nel segmento delle PMI.

È proprio da questa criticità che nasce la divisione Workforce & Talent Solutions, costruita non come semplice attività di staffing ma come componente integrata del modello operativo Abacus. L’obiettivo consiste nel permettere alle aziende di accedere rapidamente a competenze altamente specializzate senza perdere controllo operativo, continuità progettuale e governance dei sistemi.

Per molti anni il mercato ICT ha operato distinguendo nettamente tra chi progettava i sistemi e chi successivamente li gestiva. Secondo il gruppo, però, AI, cloud distribuito e cybersecurity stanno rendendo questo modello sempre meno sostenibile. Managed services, operation continuativa e governance condivisa diventano quindi elementi centrali della strategia Abacus, che punta a trasformare la digital transformation da insieme di progetti isolati a piattaforma evolutiva permanente.

Una presenza territoriale costruita per il mid-market italiano

Con oltre 450 dipendenti distribuiti in più di quindici sedi tra Italia ed estero, Abacus Group sta costruendo una presenza territoriale che riflette direttamente la struttura industriale del gruppo e la distribuzione delle competenze tecnologiche tra le diverse business unit.

Nel Centro-Sud si concentrano soprattutto attività legate a infrastrutture digitali, connettività e managed services, aree nelle quali il gruppo vede un forte potenziale di crescita collegato alla domanda di continuità operativa e cybersecurity proveniente dalle PMI. Nel Nord Italia prevalgono invece competenze di digital transformation, AI, software engineering e system integration, più vicine agli ecosistemi industriali avanzati e ai grandi percorsi di modernizzazione applicativa.

La rete di sedi – che comprende Milano, Torino, Bergamo, Firenze, Biella, Aosta, Pescara, Monopoli, Catania, Arezzo, L’Aquila, oltre alle presenze internazionali di Lugano e Madrid – rappresenta anche il risultato diretto della strategia di aggregazione del gruppo, che ha scelto di mantenere forte il radicamento territoriale delle aziende integrate invece di accentrare completamente competenze e governance operative.

Conoscere il territorio e conoscere bene le aziende a cui si vanno a erogare servizi rappresenta un punto di forza”, osserva Lamartina, sottolineando come prossimità operativa e continuità della relazione rimangano elementi decisivi soprattutto nel mercato delle PMI.

Un mercato ICT sempre più orientato a governance e continuità operativa

Nella visione proposta da Abacus Group, il mercato ICT sta entrando in una fase nella quale il valore tenderà progressivamente a spostarsi dalla semplice implementazione di nuove tecnologie verso la capacità di governarne stabilmente la complessità. AI, cloud distribuito, cybersecurity, compliance e automazione stanno infatti creando ecosistemi sempre più interdipendenti, nei quali infrastrutture, dati e operation tendono a convergere all’interno di piattaforme operative continue.

La strategia del gruppo non ruota quindi semplicemente attorno alla crescita dimensionale o all’espansione del portafoglio servizi, ma al tentativo di costruire un operatore capace di unire infrastrutture, AI, cybersecurity, competenze specialistiche e gestione operativa all’interno di un unico modello coordinato.

A fine 2025 Abacus Group raggiunge circa 45 milioni di euro di ricavi aggregati e circa 11 milioni di EBITDA. L’obiettivo dichiarato consiste ora nel superare i 200 milioni di euro di fatturato entro il 2029 attraverso una combinazione di crescita organica, recurring services e nuove operazioni di consolidamento.

Nella lettura proposta dal management, però, questo traguardo non rappresenta soltanto un obiettivo economico: riflette piuttosto il tentativo di costruire una piattaforma industriale capace di accompagnare le aziende nella gestione continuativa della trasformazione digitale, in una fase nella quale il vero differenziante competitivo non sembra più essere la semplice disponibilità della tecnologia, ma la capacità di integrarla, governarla e renderla sostenibile nel tempo.

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