Microsoft e Novell, l’unione ha portato i virtuosismi cercati

Un bilancio, positivo, di oltre due anni di lavoro comune per l’incontro delle rispettive piattaforme

Oggi ci sono ambiti in cui non vale più la pena di competere, perché l’unico risultato che si ottiene è quello di inibire il mercato. Meglio, allora, collaborare. Lo hanno capito da tempo Microsoft e Novell, che due anni e mezzo fa seppero impressionare la comunità tecnologica con un’alleanza per la compatibilità delle rispettive piattaforme che, all’epoca, fece dubitare molti. Ma ora pare che gli scettici di un tempo debbano ricredersi.

Pierpaolo Boccadamo, Platform strategy director Microsoft, è a capo di una struttura di 120 persone che lavora per definire un differente modello di lavoro rispetto al passato, utile a governare la coesistenza di sistemi Windows e Linux: «In questo contesto sviluppiamo collaborazioni come quella con Novell, il cui obiettivo è l’efficacia e l’efficienza dei sistemi, per fare dell’It un’opportunità e non più o non solo un centro di costo. I reciproci strumenti di gestione consentono il controllo di tutte e due le piattaforme».

Il disegno è rafforzato dal realismo di Rob Sellers, managing director delle partnership strategiche di Microsoft, per il quale «è un dato di fatto che oggi le aziende nel data center hanno sia Windows che Linux. Bisogna prenderne atto e lavorare perché l’interoperabilità dei sistemi, che è una necessità, sia loro assicurata».

La struttura diretta da Sellers lavora seguendo quattro direttrici tecnologiche: virtualizzazione, server, directory e document management. «I nostri ingegneri – dice – lavorano insieme a quelli dei partner per rilasciare componenti tecnici già integrati. E Microsoft rivende sottoscrizioni Linux di Novell».

Per Andrea Rossi, country manager di Novell, «lo scetticismo di un tempo lo abbiamo vinto con i fatti. Microsoft si è resa conto che il mondo oggi è misto e che metà guarda a Linux. In questi due anni e mezzo abbiamo lavorato, in sordina, sulla sostanza, sfornando importanti componenti tecnici virtualizzati. Risultato: oggi i clienti hanno comprato infrastruttura Microsoft con sottoscrizioni Linux semplificate a monte». Qualche nome? «Bpm, Pirelli, Telespazio». E il recente accordo fra Microsoft e Red Hat per l’interoperabilità come va inteso? «Un’ovvia conseguenza – risponde Rossi -. La stessa Vmware sconta un approccio monolitico. La guerra dell’hypervisor è vecchia, oramai lo strumento è una commodity. Il vero tema è la gestione dell’ambiente eterogeneo. Microsoft è il nostro più grande partner per proporre sottoscrizioni Suse Linux. Ci aiuta a smantellare un vecchio pregiudizio che portava a pensare che con una sottoscrizione si potevano far girare più server».

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