La svolta

La rinuncia di Jobs al keynote di gennaio e l’addio al MacWorld di Apple segnano un radicale cambiamento per l’azienda. Che forse, però, era iniziato già tre anni fa.

La notizia della decisione di Apple di non prendere più parte al MacWorld, archiviata l’edizione 2009 già in programma, in questi due giorni sta facendo il giro delle testate e dei siti di tutto il mondo.
Più di tutto genera una pletora di congetture l’assenza di Steve Jobs, che rinuncia al tradizionale keynote. Nessun dubbio che il titolo crolli a Wall Street.

Accantonando ogni possibile speculazione sull’effettivo stato di salute del manager, che già in passato aveva dato da pensare ad analisti e investitori preoccupati per l’assenza di un leader designato, che potrebbe transitare Apple a un dopo-Jobs non traumatico, resta però cruda l’analisi su cosa Apple ancora vuole e può dire ai suoi clienti e alla community di professionisti che ruotano intorno al suo brand, ai suoi prodotti e alle sue soluzioni.

Non c’è, in questi giorni di fine anno, il consueto tam tam su cosa potrebbe uscire dal cilindro di Apple il 6 gennaio. Il Mac Mini, forse. Un line up dei Mac Pro, chissà. Senza entusiasmo. Quasi che la spinta propulsiva si sia esaurita con l’iPhone e con gli ultimi coloratissimi iPod. Tanto che nella nota ufficiale, è la stessa Apple a parlare di luoghi differenti dove incontrare le comunità dei suoi fan. Fan che non sono però i professionisti, gli sviluppatori, gli integratori. Sono – e restano – semplicemente consumatori.

Agli altri resta il dubbio che le Cassandre, che tre anni fa vedevano in quell’accordo con Intel l’inizio della fine del “pensare differente” targato Apple, ancora una volta avessero davvero visto bene.

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