HP Wolf Security: l’AI agentica diventa un’esca per rubare wallet e credenziali

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L’interesse crescente verso l’AI agentica sta creando nuove opportunità anche per il cybercrime. Il HP Wolf Security Threat Insights Report di settembre 2026, basato sulle minacce osservate nel secondo trimestre dell’anno, documenta campagne nelle quali gli attaccanti sfruttano la popolarità degli agenti AI, i QR code e componenti malware modulari per superare i controlli di sicurezza e colpire direttamente endpoint, browser e credenziali degli utenti. Falsi agenti AI per il trading trasformati in veicoli malware

Uno dei casi più significativi individuati da HP riguarda un sito costruito per presentarsi come un assistente AI dedicato al trading di criptovalute. La promessa è quella tipica dei nuovi agenti autonomi: configurare una strategia personale e lasciare che il software monitori il portafoglio ed effettui operazioni 24 ore su 24.
Dietro l’interfaccia apparentemente legittima viene però distribuito Needle Stealer, un information stealer progettato in particolare per sottrarre criptovalute. La campagna utilizza anche tecniche di search engine poisoning e pubblicità a pagamento per portare gli utenti sul sito malevolo. La vittima scarica quindi un archivio ZIP presentato come installer dell’agente AI.
La catena di infezione mostra un livello di sofisticazione superiore al semplice falso software. Il file eseguibile contenuto nell’archivio è infatti OLEView, un programma legittimo firmato digitalmente da Microsoft. L’eseguibile viene sfruttato per caricare una DLL malevola attraverso una tecnica di DLL side-loading, aggirando più facilmente i meccanismi basati sulla reputazione del file.
Il codice viene poi offuscato e il payload finale viene eseguito attraverso process hollowing, iniettando il malware all’interno di un nuovo processo legittimo. Il risultato è un processo apparentemente affidabile che, in memoria, esegue invece il codice di Needle Stealer.

Needle Stealer sostituisce le estensioni dei wallet

La parte più interessante della campagna riguarda però l’interazione diretta con il browser. Needle Stealer controlla le estensioni installate e confronta i relativi identificativi con una lista predefinita di wallet.
Tra gli obiettivi rilevati da HP figurano Phantom, Trust Wallet, Atomic Wallet, Coinbase Wallet, OKX Wallet, MetaMask e Tonkeeper. Quando il malware individua una delle estensioni target, termina il processo del browser e prova a sostituire l’estensione originale con una versione compromessa.
La falsa estensione comunica quindi con un server di command and control e può ricevere istruzioni dall’attaccante. Quando l’utente inserisce ID e password del wallet nell’interfaccia contraffatta, le informazioni vengono trasmesse direttamente all’operatore della campagna, che può ottenere l’accesso ai fondi.
Il report sottolinea anche la qualità grafica delle estensioni malevole: le schermate di autenticazione riproducono con attenzione quelle dei wallet originali, riducendo ulteriormente gli elementi che potrebbero insospettire l’utente.

L’AI diventa soprattutto uno strumento di social engineering

In questa campagna l’intelligenza artificiale non è necessariamente utilizzata per generare o eseguire il malware. È il concetto stesso di agente AI a diventare l’esca.
La proliferazione di nuovi modelli, assistenti agentici e strumenti di orchestrazione rende infatti più difficile distinguere rapidamente un nuovo prodotto autentico da un’applicazione creata esclusivamente per distribuire malware.
Per gli attaccanti questo significa poter sfruttare una finestra di fiducia: un software sconosciuto che promette funzionalità innovative non appare necessariamente sospetto proprio perché, in un mercato in continua evoluzione, nuovi servizi e nuovi marchi compaiono praticamente ogni giorno.

Il quishing sposta l’attacco dal PC allo smartphone

Un secondo fenomeno evidenziato dal report riguarda il QR phishing, o quishing. Nel secondo trimestre 2026 HP Sure Click ha rilevato diverse campagne basate su documenti PDF contenenti QR code.
Il meccanismo sfrutta una fattura apparentemente oscurata per motivi di sicurezza. Per visualizzare il documento, all’utente viene richiesto di scansionare un QR code con lo smartphone.
Il collegamento attraversa più redirect e può mostrare anche una falsa pagina di verifica della sicurezza, seguita da un controllo Cloudflare Turnstile. Solo successivamente la vittima viene indirizzata verso una pagina di phishing che riproduce l’aspetto di un servizio Microsoft e richiede le credenziali dell’account.
L’elemento centrale non è il QR code in sé, ma il cambio di dispositivo. L’attaccante porta deliberatamente la vittima fuori dal PC aziendale, dove gateway email, browser e software endpoint potrebbero già conoscere e bloccare il dominio malevolo.
Lo stesso URL può invece risultare accessibile dallo smartphone, dove i controlli di sicurezza aziendali sono spesso meno estesi. Una campagna può quindi utilizzare il PC semplicemente come punto di ingresso per trasferire l’attacco verso un dispositivo meno protetto.

Phantom Stealer e la specializzazione del malware-as-a-service

Il report analizza anche l’evoluzione di Phantom Stealer, un information stealer commercializzato pubblicamente come strumento di penetration testing.
L’offerta presenta caratteristiche sempre più simili a quelle di un prodotto software commerciale: aggiornamenti continui, benchmark delle prestazioni e persino assistenza agli acquirenti 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Le campagne rilevate da HP distribuiscono Phantom Stealer attraverso allegati email contenenti archivi. Un file VBS avvia la catena di infezione e costruisce un comando PowerShell che scarica un’immagine all’interno della quale il malware è nascosto mediante steganografia.
A questo ecosistema si aggiunge Phantom Gate, un loader individuato dai ricercatori HP. Il componente estrae e avvia un loader .NET, scarica il payload e utilizza tecniche di process injection per eseguirlo all’interno di un processo legittimo del .NET Framework.
Nelle campagne analizzate il processo utilizzato è RegAsm. Il loader può inoltre creare persistenza modificando le chiavi CurrentVersion\Run del registro di Windows, consentendo al malware di riavviarsi insieme al sistema.
Secondo HP, le somiglianze nella denominazione e nella catena di infezione suggeriscono che Phantom Gate e Phantom Stealer possano provenire dallo stesso attore. La disponibilità di componenti specializzati rende comunque più semplice assemblare e scalare campagne utilizzando moduli malware differenti.

Fatture, PowerShell e immagini utilizzate per nascondere payload

Il report documenta inoltre più campagne che utilizzano fatture e documenti finanziari come esca. Alcuni attacchi partono da allegati HTML che utilizzano tecniche di HTML smuggling per ricostruire localmente il contenuto malevolo e ridurre la probabilità di rilevamento da parte dei gateway email.
Altri partono invece da risultati dei motori di ricerca che conducono verso domini appena registrati e apparentemente collegati a fatturazione o applicazioni contabili.
La catena utilizza JavaScript o VBScript offuscati, PowerShell e immagini contenenti codice nascosto. Dopo l’estrazione, un secondo loader .NET può iniettare il malware all’interno di normali processi Windows.
I payload finali osservati comprendono information stealer e Remote Access Trojan come XWorm, PureLogs Stealer e Formbook, in grado di sottrarre credenziali, dati del browser e informazioni di sistema. XWorm permette inoltre un controllo remoto più esteso della macchina compromessa.
Utilizzando tecniche di hashing percettivo sui campioni presenti in VirusTotal, i ricercatori hanno individuato circa 400 immagini differenti associate a queste campagne nell’arco di tre mesi. Il dato mostra come tecniche ormai consolidate, dalla steganografia all’uso di PowerShell, possano essere industrializzate e riutilizzate su larga scala.

Installer firmati e siti contraffatti complicano il riconoscimento delle minacce

Un altro elemento del report riguarda software che si colloca inizialmente nella zona grigia tra applicazione indesiderata e malware.
HP ha osservato siti appena registrati che imitavano portali software affidabili e distribuivano installer apparentemente legittimi. In un caso veniva pubblicizzata una versione di Microsoft Word, ma l’installazione terminava in realtà con la creazione di un semplice collegamento a Word Online e con l’installazione di prodotti aggiuntivi.
Altre campagne proponevano utility PDF o software per la gestione degli archivi. Alcuni installer erano dotati di certificati di code signing, una caratteristica tradizionalmente associata a software più affidabile e utilizzata per ridurre gli avvisi di Windows. Alcuni dei certificati erano però già stati revocati al momento dell’analisi.
Le varianti UltraZip e AllFiles, descritte nel rapporto, arrivano a modificare il motore di ricerca predefinito dei browser e a trasmettere informazioni ai server degli operatori. Il modello di monetizzazione individuato da HP è basato su traffico pubblicitario e programmi di affiliazione.

Le macro Office non sono ancora scomparse

Nonostante le modifiche apportate negli ultimi anni alle impostazioni di sicurezza di Office, le macro continuano a essere utilizzate in alcune campagne.
Durante il trimestre HP ha osservato documenti malevoli indirizzati soprattutto verso America centrale e meridionale, con campagne rivolte anche a società di autonoleggio. Le immagini inserite nei file invitavano le vittime ad abilitare le macro per visualizzare prenotazioni o informazioni di pagamento.
Una volta eseguito il codice VBA, vengono avviati cmd.exe e msiexec per scaricare e installare un pacchetto MSI contenente LodaRAT, Remote Access Trojan capace di gestire file, registrare sequenze di tasti, acquisire screenshot, scaricare altro malware e comunicare con un server C2.
Il report segnala inoltre una campagna basata su documenti Office contenenti macro che distribuivano Quasar RAT verso utenti in Turchia.

Il 10% delle minacce email supera almeno un gateway

I dati quantitativi del trimestre confermano anche il peso degli allegati e degli eseguibili nelle catene di compromissione. Nel Q2 2026 gli eseguibili rappresentavano il 40% delle tipologie di malware rilevate, contro il 39% del trimestre precedente.
Gli archivi sono rimasti al 38%, mentre i PDF sono scesi dal 10% all’8%. I documenti Word sono passati dal 7% al 6%, mentre Excel è salito dal 4% al 6%.
Tra gli archivi malevoli dominano RAR, con il 32%, e ZIP, con il 31%. RAR ha guadagnato 11 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, mentre ZIP ne ha persi cinque.
L’email resta inoltre il principale vettore delle minacce intercettate da HP Sure Click, con il 56% dei casi, davanti ai download dal browser con il 24% e agli altri vettori con il 20%. Il 10% delle minacce distribuite via email analizzate ha superato almeno uno scanner del gateway di posta.

Dalla singola tecnica alle catene di attacco modulari

Il quadro che emerge dal Threat Insights Report è quello di un cybercrime che non dipende necessariamente dalla scoperta continua di tecniche completamente nuove. Molte campagne combinano invece tecnologie già note — PowerShell, process injection, DLL side-loading, steganografia, macro, HTML smuggling e phishing — costruendo catene di infezione sempre più articolate.
A cambiare è soprattutto il contesto nel quale queste tecniche vengono inserite. Gli agenti AI diventano un’esca credibile, i QR code permettono di spostare l’attacco su dispositivi meno controllati e il malware-as-a-service rende disponibili loader e stealer modulari anche ad attori con competenze tecniche limitate.
Per le organizzazioni, il dato più significativo resta quindi la capacità di queste campagne di attraversare più livelli della superficie digitale: email, motori di ricerca, browser, smartphone, estensioni e applicazioni apparentemente legittime diventano parti della stessa catena di attacco.

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