Airbus, il maggiore gruppo aeronautico e spaziale europeo, ha scelto Scaleway per riportare sotto controllo europeo una parte strategica della propria infrastruttura digitale. Il gruppo trasferirà inizialmente 70 applicazioni critiche, oggi ospitate su Amazon Web Services, verso il cloud sovrano del provider francese controllato da Iliad.

La decisione rappresenta un passaggio concreto nella strategia di sovranità digitale di Airbus. In gioco non c’è soltanto il luogo fisico in cui vengono conservati i dati, ma anche la giurisdizione applicabile, il controllo operativo dell’infrastruttura e la protezione delle informazioni industriali dalle normative extraterritoriali di Paesi non europei.

Airbus è europea non soltanto per il mercato in cui opera, ma per origine e struttura industriale. Il gruppo è nato dall’integrazione delle attività aerospaziali di Francia, Germania e Spagna, con la partecipazione britannica ai programmi originari. Airbus SE è una società di diritto europeo con sede legale a Leida, nei Paesi Bassi, quartier generale a Tolosa e grandi poli produttivi in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. La decisione di affidare i sistemi più sensibili a un cloud sottoposto a proprietà e giurisdizione europea assume quindi anche il valore di una scelta coerente con la natura del gruppo.

Le ragioni di una scelta

Catherine Jestin, Executive Vice President Digital di Airbus, ha annunciato la scelta in un post su LinkedIn, rimandando a una sua intervista con La Tribune. La dirigente ha spiegato che Scaleway è stata preferita per la conformità alla normativa europea e per la protezione offerta contro le leggi extraterritoriali, un criterio diventato ancora più rilevante con l’aumento delle tensioni geopolitiche.

La selezione è arrivata al termine di una gara durata sei mesi. Airbus ha esaminato circa 50 manifestazioni di interesse, per poi approfondire le proposte di una decina di operatori. Quattro finalisti sono stati infine sottoposti a test concreti di prestazioni e affidabilità.

Tra i fornitori considerati figuravano Scaleway, OVHcloud, Cloud Temple, Ionos, T-Systems, Outscale, SAP, Numspot, Orange, Capgemini, AWS European Sovereign Cloud e le offerte sviluppate da Thales e Google attraverso S3NS e da Microsoft e Capgemini attraverso Bleu.

Airbus ha valutato i candidati sulla base di tre gruppi di criteri. Sul piano tecnologico cercava servizi cloud avanzati, scalabilità, interoperabilità e capacità di calcolo adatte all’intelligenza artificiale. A livello operativo, le priorità erano sicurezza, resilienza, continuità del servizio e integrazione con l’attuale ecosistema multi-cloud. Sul versante giuridico sono risultate centrali la giurisdizione europea, la tutela dei dati e l’autonomia strategica nel lungo periodo.

La proposta di Scaleway è stata giudicata competitiva non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma anche sotto il profilo economico. Secondo Jestin, la selezione ha dimostrato che un servizio sovrano non deve necessariamente costare più di un cloud convenzionale.

Un altro elemento decisivo è stata la capacità del provider francese di rispettare la propria roadmap durante i test. Scaleway si è inoltre impegnata a coinvolgere Airbus nella definizione dei futuri sviluppi della piattaforma, consentendo al gruppo aerospaziale di contribuire all’evoluzione dei servizi destinati alle sue applicazioni industriali.

Chi è Scaleway e quanto pesa nel cloud europeo

Scaleway è il braccio cloud e intelligenza artificiale del gruppo Iliad, la società francese delle telecomunicazioni fondata da Xavier Niel e conosciuta in Italia per l’omonimo operatore mobile. Alle sue spalle ha un gruppo europeo da 10,3 miliardi di euro di ricavi, 52 milioni di abbonati e oltre 17.700 dipendenti tra Francia, Italia e Polonia. Iliad è il quinto operatore europeo di telecomunicazioni per numero di abbonati.

Scaleway conta direttamente più di 600 dipendenti e circa 25.000 clienti aziendali. L’ultimo valore separato disponibile indica ricavi per 103,2 milioni di euro; nel 2024 Iliad ha inoltre segnalato per la controllata una crescita del fatturato del 37%, indicativa della fase di espansione attraversata dalla piattaforma.

Nel mercato europeo delle infrastrutture cloud, i primi operatori locali per quota sono SAP e Deutsche Telekom, seguiti da OVHcloud, Telecom Italia e Orange. Nel complesso, tuttavia, i provider europei controllano appena il 15% del mercato continentale, mentre AWS, Microsoft e Google ne concentrano circa il 70%. Scaleway si colloca nel gruppo degli operatori europei in crescita che cercano di ampliare quello spazio, puntando in particolare su cloud pubblico, intelligenza artificiale e sovranità dei dati.

Il principale termine di confronto europeo è OVHcloud, che nel 2025 ha realizzato 1,085 miliardi di euro di ricavi, con più di 3.000 dipendenti e 1,6 milioni di clienti. Scaleway opera su una scala inferiore, ma può contare sulla solidità finanziaria di Iliad e su un’elevata dinamica di crescita. La scelta di Airbus assume rilievo anche per questo: affida sistemi industriali critici non al maggiore provider europeo già consolidato, ma a un concorrente emergente chiamato a dimostrare di poter sostenere carichi di lavoro di livello globale.

Scaleway dispone di quattro regioni cloud multi-AZ, più di 65 punti di presenza e oltre 100 prodotti e servizi. Opera in Francia, Polonia, Italia e Paesi Bassi, con ulteriori aperture previste in Germania e Svezia.

L’offerta comprende macchine virtuali, server dedicati e bare metal, storage a oggetti e a blocchi, database gestiti, reti private, Kubernetes, container e servizi serverless. A questi si aggiungono GPU, supercomputer, API per l’intelligenza artificiale e servizi di calcolo quantistico. L’utilizzo di tecnologie aperte e standard interoperabili punta a facilitare le architetture ibride e multi-cloud, limitando la dipendenza dei clienti da piattaforme proprietarie.

Il controllo europeo non riguarda soltanto la localizzazione dei data center, ma anche la struttura societaria e l’organizzazione del provider. È su questo elemento che Scaleway costruisce la propria proposta di cloud sovrano.

Il nostro posizionamento è stato rivisto tre anni fa, ponendo in particolare l’accento sulla sovranità europea, grazie a una totale immunità rispetto alle leggi extraterritoriali garantita dall’assenza di azionisti, dipendenti o filiali al di fuori dell’Unione europea”, ha spiegato Damien Lucas, CEO di Scaleway, nell’intervista a La Tribune.

La governance interamente europea diventa così parte del servizio offerto, insieme alle prestazioni, alla sicurezza e alla continuità operativa. La piattaforma destinata ad Airbus sarà basata su infrastrutture europee, tecnologie aperte e servizi interoperabili e verrà integrata nell’attuale ecosistema tecnologico del gruppo.

Da AWS a Scaleway: 70 applicazioni, poi fino a 900

Airbus gestisce complessivamente circa 6.000 applicazioni informatiche. Il 30% è già ospitato su cloud pubblici, attraverso servizi come Google Meet, Salesforce e Skywise, mentre una parte dei dati critici si trova ancora nei data center gestiti direttamente dal gruppo nei suoi principali siti internazionali.

La strategia resterà ibrida. I cloud pubblici continueranno a essere utilizzati per dati e servizi non critici; le infrastrutture interne e i cloud sovrani saranno invece riservati alle informazioni più sensibili, comprese quelle legate alla ricerca e sviluppo, ai rapporti con clienti e fornitori, alla produzione e alla cybersicurezza.

A precisare il ruolo di AWS è stato The Register: le prime 70 applicazioni destinate a Scaleway sono attualmente ospitate sul cloud di Amazon. Tra i sistemi coinvolti figurano piattaforme ERP, applicazioni per la gestione della produzione, CRM e strumenti per il ciclo di vita dei prodotti.

Airbus riunisce queste applicazioni nel concetto di Minimum Viable Company: l’insieme minimo di sistemi necessari a mantenere operativa l’azienda anche in condizioni di crisi. Sono servizi centrali per la progettazione degli aeromobili, l’ingegneria, le attività industriali e la continuità operativa del gruppo.

Il primo trasferimento dovrebbe essere completato nell’arco di 18-24 mesi. Il perimetro potrà successivamente estendersi fino a circa 900 applicazioni critiche, con un orizzonte stimato di cinque o sei anni. L’ipotesi di affiancare a Scaleway un secondo provider sovrano è stata accantonata, perché l’offerta selezionata è stata considerata sufficiente a coprire l’insieme delle esigenze.

La scelta non equivale tuttavia a un addio ad Amazon. Airbus continuerà a utilizzare AWS per Skywise, la piattaforma che aggrega e analizza i dati aeronautici, e per il Case Management Assistant, destinato alla gestione delle richieste tecniche dei clienti.

Resteranno in uso anche le piattaforme di Microsoft e Google e servizi aziendali forniti da Salesforce, Workday e Coupa. Airbus non intende abbandonare tutte le soluzioni non europee, ma distribuire applicazioni e dati in funzione della loro criticità.

Il nodo delle leggi extraterritoriali

Al centro della decisione c’è il rischio rappresentato dalle leggi extraterritoriali. Il CLOUD Act permette alle autorità americane, attraverso gli strumenti giuridici previsti, di richiedere a un fornitore statunitense dati nella sua disponibilità anche quando sono conservati in infrastrutture situate all’estero.

Per un’impresa attiva nell’aviazione civile, nello spazio e nella difesa, la localizzazione dei server in Europa non è quindi necessariamente sufficiente. Se il fornitore resta sottoposto alla giurisdizione statunitense, permane la possibilità che le informazioni siano raggiunte da un ordine delle autorità americane.

La questione non riguarda soltanto la riservatezza dei dati. Per Airbus significa proteggere progetti industriali, processi produttivi, rapporti commerciali, proprietà intellettuale e sistemi dai quali dipende la capacità dell’azienda di continuare a operare. Alla sicurezza informatica si aggiunge così una valutazione geopolitica: chi controlla l’infrastruttura può incidere sull’autonomia dell’impresa che la utilizza.

Il nuovo ambiente comprenderà anche capacità di calcolo destinate all’intelligenza artificiale, sempre più presente nella progettazione degli aeromobili, nell’ottimizzazione della produzione e nella gestione dei processi industriali. Presentando l’accordo con Airbus, Damien Lucas ha collegato la sovranità dell’infrastruttura alla trasformazione introdotta dall’AI: “L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui le industrie più avanzate al mondo progettano, producono e operano. Per sfruttarne appieno il potenziale servono infrastrutture digitali che uniscano prestazioni ai massimi livelli, affidabilità, apertura e controllo nel lungo periodo. Siamo orgogliosi che Airbus abbia scelto Scaleway per costruire questa nuova fase della propria strategia cloud e dimostrare che l’Europa è in grado di offrire soluzioni di cloud sovrano conformi ai più elevati standard internazionali”.

Il contratto si aggiunge alle collaborazioni avviate da Airbus con altri operatori europei: Mistral AI per l’intelligenza artificiale, Bull per il calcolo ad alte prestazioni ed Ericsson per le reti 5G private. Cloud, supercalcolo, connettività e AI diventano così componenti della stessa strategia: accrescere le capacità digitali del gruppo mantenendo sotto controllo europeo i dati, la ricerca e la proprietà intellettuale.

Sovranità selettiva, non autarchia digitale

La portata della scelta di Airbus non sta in un’improbabile uscita dal cloud americano, ma nel metodo con cui vengono selezionate le applicazioni da sottrarre al controllo degli hyperscaler statunitensi. Il gruppo ha classificato i propri sistemi in base alla loro criticità e ha stabilito quali non possano più dipendere operativamente o giuridicamente da un fornitore extraeuropeo.

I servizi meno sensibili continueranno a essere distribuiti tra diversi operatori. Quelli indispensabili alla progettazione, alla produzione e alla continuità industriale saranno invece trasferiti in un ambiente europeo. È una forma di sovranità digitale selettiva, fondata sulla valutazione del rischio anziché sull’autarchia tecnologica.

Airbus non rinuncia alle piattaforme americane, ma stabilisce un confine. Quando un’applicazione custodisce proprietà intellettuale strategica o può condizionare la capacità dell’azienda di operare, prestazioni, funzionalità e convenienza economica non sono più gli unici criteri.

Contano anche chi controlla l’infrastruttura, quale legge può raggiungere i dati e da quale Paese dipende la continuità del servizio. La scelta di Scaleway indica così una possibile strada per l’industria europea: non sostituire indiscriminatamente ogni tecnologia straniera, ma identificare ciò che, per importanza industriale e strategica, non può più essere delegato.

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