L’intelligenza artificiale mette sotto pressione la rete elettrica e accelera gli investimenti energetici

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La crescita dei data center dedicati all’intelligenza artificiale sta trasformando la domanda di energia elettrica, rendendola più elevata, concentrata e difficile da prevedere. Secondo il report “AI meets the grid: shaping the data center power play” del Capgemini Research Institute, le utility si trovano davanti a una nuova fase di sviluppo delle infrastrutture energetiche, nella quale la capacità di pianificare la rete diventa sempre più complessa.

Quasi l’80% delle aziende del settore elettrico si aspetta andamenti della domanda più estremi e volatili, mentre il 77% dichiara di avere difficoltà a prevedere con precisione i fabbisogni futuri. L’intelligenza artificiale emerge quindi in un duplice ruolo: da una parte aumenta rapidamente il consumo di elettricità, dall’altra può diventare uno strumento essenziale per migliorare l’efficienza, la resilienza e la gestione operativa della rete.

L’intelligenza artificiale rende la domanda energetica più volatile

La principale criticità non riguarda soltanto la quantità di energia necessaria, ma l’incertezza delle richieste presentate dagli operatori dei data center. Le utility devono pianificare nuove infrastrutture sulla base di progetti che, in alcuni casi, potrebbero non essere mai realizzati.

Il 67% dei dirigenti del settore elettrico segnala infatti la presenza di richieste di connessione o di carico considerate “fantasma”. Circa il 19% delle domande provenienti dai data center non si concretizzerebbe, alterando le previsioni e aumentando il rischio di investimenti sovradimensionati oppure insufficienti.

Questa situazione crea un problema rilevante nell’allocazione del capitale. Le aziende energetiche devono decidere quanta capacità installare, in quali aree intervenire e quali progetti di modernizzazione della rete finanziare per primi, senza avere la certezza che la domanda prevista diventi reale.

Anche gli hyperscaler devono prendere decisioni infrastrutturali di lungo periodo in un contesto caratterizzato da disponibilità limitata della rete, tempi di connessione incerti e crescita difficilmente prevedibile dei carichi di lavoro AI.

I data center crescono più rapidamente della capacità della rete

Secondo il report, il 68% dei dirigenti del settore elettrico ritiene possibile l’emergere di carenze di capacità, perché la domanda dei data center sta aumentando più rapidamente rispetto alla possibilità di espandere la produzione e la distribuzione di energia.

La concentrazione geografica rappresenta un ulteriore elemento di rischio. I grandi cluster di data center ad alta densità possono generare colli di bottiglia localizzati, mettendo sotto pressione le reti regionali e compromettendo la continuità del servizio.

Oltre la metà dei dirigenti considera la concentrazione dei carichi un ostacolo significativo alla stabilità del sistema. Il problema non è quindi soltanto produrre più energia, ma riuscire a renderla disponibile nel luogo e nel momento in cui viene richiesta.

“L’AI sta trasformando i sistemi elettrici ben oltre la semplice crescita della domanda. Sta mettendo in evidenza i vincoli strutturali delle reti in termini di capacità, pianificazione e disponibilità di energia, rendendo al tempo stesso la domanda più dinamica e difficile da prevedere”, ha dichiarato Alberto Matassino, Market Unit Head Public Sector, Energy & Utilities di Capgemini in Italia.

Il consumo AI potrebbe rappresentare il 60% dell’energia dei data center

L’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale sono destinati ad assumere un peso sempre maggiore nei consumi complessivi dei data center.

Secondo Capgemini, nei prossimi tre-cinque anni la quota di elettricità utilizzata per i carichi AI potrebbe passare dall’attuale 25% al 60% della domanda energetica complessiva dei data center, sostituendo progressivamente una parte dei tradizionali carichi informatici.

Questa evoluzione richiederà non soltanto nuove centrali e infrastrutture di distribuzione, ma anche sistemi più sofisticati per monitorare, prevedere e bilanciare i consumi in tempo reale.

Le utility dovranno gestire variazioni improvvise della domanda e coordinare un numero crescente di fonti energetiche, sistemi di accumulo e impianti distribuiti.

L’AI può migliorare efficienza e affidabilità della rete elettrica

La stessa tecnologia che contribuisce ad aumentare i consumi può essere utilizzata per migliorare il funzionamento delle infrastrutture energetiche.

Circa sei dirigenti su dieci si aspettano che le analisi avanzate basate sull’intelligenza artificiale possano generare miglioramenti superiori al 10% nella riduzione dei guasti, nella produttività operativa e nelle attività di prevenzione e ripristino delle interruzioni.

L’AI può supportare le utility nell’analisi dei flussi energetici, nell’individuazione preventiva delle anomalie e nella gestione dinamica della capacità. Può inoltre contribuire a migliorare la manutenzione predittiva e a ridurre i tempi necessari per ripristinare il servizio in caso di problemi.

Nonostante queste prospettive, l’adozione resta ancora limitata. Soltanto il 45% delle aziende intervistate utilizza attualmente l’intelligenza artificiale per ottimizzare la rete.

La percentuale scende al 16% quando si considerano gli approcci più avanzati, capaci di ottimizzare in tempo reale i flussi di energia, migliorare la resilienza e adattare il sistema alle variazioni della domanda.

I data center puntano sulla generazione di energia in loco

I ritardi nelle connessioni e i limiti delle infrastrutture pubbliche stanno spingendo gli operatori dei data center verso sistemi di generazione energetica installati direttamente nei siti.

Quasi tre operatori su dieci dichiarano di utilizzare già impianti di generazione in loco, mentre il 39% prevede di introdurre soluzioni on-site o behind-the-meter entro uno o due anni.

Questi sistemi possono comprendere impianti di produzione, accumulo e gestione dell’energia capaci di alimentare direttamente il data center senza dipendere completamente dalla rete pubblica.

Oltre sette intervistati su dieci ritengono che le soluzioni di generazione locale ridurranno in modo significativo la dipendenza dalla rete entro cinque anni.

La capacità di operare in modo parzialmente indipendente è considerata un vantaggio competitivo dall’86% degli intervistati. Questa tendenza sta modificando il rapporto tradizionale tra utility e grandi consumatori, trasformando i data center in soggetti sempre più attivi nella produzione e nella gestione dell’energia.

Batterie, gas e nucleare nel nuovo mix energetico

La crescita dei data center richiederà un mix energetico più diversificato. Il 78% dei dirigenti del settore elettrico e il 73% dei responsabili dei data center ritengono che la diversificazione delle fonti sia ormai essenziale per garantire affidabilità e resilienza.

Le fonti rinnovabili continueranno ad avere un ruolo centrale, ma al momento non sono considerate sufficienti per garantire un’alimentazione continua e stabile ai grandi carichi AI.

Per compensare la variabilità della produzione rinnovabile, utility e operatori stanno investendo nei sistemi di accumulo a batteria, destinati a diventare una componente fondamentale delle infrastrutture energetiche associate ai data center.

Nel lungo periodo, gli Small Modular Reactors potrebbero contribuire a fornire energia stabile e a basse emissioni, ma i tempi di realizzazione e autorizzazione restano ancora lunghi.

Nel breve termine, il 68% dei dirigenti del settore elettrico e dei data center considera il gas naturale una soluzione di transizione, in attesa che le rinnovabili e le tecnologie di accumulo raggiungano una scala sufficiente. Una scelta che, tuttavia, potrebbe creare nuove tensioni rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione.

La modernizzazione della rete diventa una priorità

Il report evidenzia come la crescita dell’intelligenza artificiale renda urgente una trasformazione strutturale dei sistemi energetici.

Le utility dovranno accelerare gli investimenti nella rete, adottare strumenti di previsione più evoluti e integrare sistemi di automazione capaci di rispondere in tempo reale alle variazioni della domanda.

Allo stesso tempo, i data center dovranno partecipare più attivamente alla gestione del sistema energetico, attraverso impianti di generazione locale, sistemi di accumulo e accordi più flessibili con i fornitori di energia.

“Il successo dipenderà dalla capacità di integrare in modo coerente investimenti infrastrutturali, forniture energetiche e operazioni basate sull’AI per gestire una domanda in crescita e volatile, bilanciando al contempo affidabilità, costi e sostenibilità”, ha concluso Matassino.

La sfida energetica dell’intelligenza artificiale non riguarda quindi soltanto la disponibilità di nuova capacità produttiva. Richiede una rete più intelligente, distribuita e flessibile, capace di adattarsi a una domanda che cresce rapidamente ma che resta difficile da localizzare e prevedere.

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