IBM accelera sul quantum computing con un piano da oltre 10 miliardi

ibm quantum computing

IBM rafforza la propria strategia nel quantum computing con un investimento superiore ai 10 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Il piano riguarda ricerca e sviluppo, spese in conto capitale, crescita della capacità manifatturiera, partnership di ecosistema e operazioni di M&A, con un obiettivo preciso: sostenere la roadmap che dovrebbe portare IBM dai sistemi quantistici attuali ai primi computer quantistici fault-tolerant su larga scala.

La società colloca l’annuncio dentro una fase di accelerazione industriale del quantum computing. Non più soltanto ricerca di frontiera, ma una tecnologia che IBM presenta come già entrata in una fase operativa, con clienti, partner e ricercatori impegnati a sperimentare carichi di lavoro reali su sistemi quantistici accessibili via cloud e tramite installazioni dedicate.

Quantum computing, la roadmap IBM punta a Starling nel 2029

Il centro della roadmap è IBM Quantum Starling, previsto per il 2029. Secondo IBM, sarà il primo computer quantistico fault-tolerant su larga scala e sarà in grado di eseguire un numero di operazioni 20.000 volte superiore rispetto ai sistemi oggi disponibili. Starling dovrebbe rappresentare il passaggio chiave verso una generazione di macchine pensate non solo per esperimenti avanzati, ma per affrontare problemi complessi oggi considerati intrattabili in ambito scientifico e industriale.

La tappa successiva indicata da IBM è Quantum Blue Jay, un sistema progettato per eseguire un miliardo di operazioni quantistiche su 2.000 qubit. È qui che la società intravede la scala trasformativa del quantum computing: non una semplice evoluzione incrementale dei supercomputer tradizionali, ma un modello di calcolo destinato ad affiancare l’HPC e l’intelligenza artificiale nella risoluzione di problemi estremamente complessi.

La flotta quantistica globale e il peso dell’ecosistema

IBM rivendica oggi la più ampia flotta di computer quantistici al mondo, con oltre 90 sistemi distribuiti a livello globale attraverso il cloud e installazioni on-site dedicate. La rete include centri IBM negli Stati Uniti e in Germania, oltre a sistemi attivi presso Cleveland Clinic, Rensselaer Polytechnic Institute, PINQ in Quebec, University of Tokyo, RIKEN in Giappone, Yonsei University in Corea del Sud e BasQ in Spagna. Altri sistemi sono previsti a Chicago e nell’Amaravati Quantum Valley in India.

La dimensione dell’ecosistema è uno degli elementi chiave della strategia. Dal 2017 il programma quantum di IBM ha generato oltre 1,1 miliardi di dollari in contratti con clienti interessati a esplorare e utilizzare il calcolo quantistico. La IBM Quantum Network conta oggi più di 340 membri tra servizi finanziari, sanità, scienza dei materiali, mondo accademico e settore pubblico.

Arvind Krishna
Arvind Krishna

“L’era quantistica non è più davanti a noi, è iniziata. I nostri clienti, partner e utenti in tutto il mondo stanno utilizzando i computer quantistici IBM per fare ciò che pochi anni fa era impossibile”, ha dichiarato Arvind Krishna, Chairman e CEO di IBM. “Il ritmo della scoperta con i computer quantistici sta accelerando rapidamente e questo investimento alimenta la nostra capacità di fornire la prossima generazione di hardware, software e capacità manifatturiera quantistica”.

Dalla ricerca al vantaggio quantistico

IBM sostiene che i propri partner potranno dimostrare il quantum advantage nel 2026. È un passaggio rilevante perché sposterebbe il dibattito dalla sola promessa tecnologica alla prova concreta di un beneficio computazionale rispetto agli approcci classici, almeno in specifici ambiti applicativi.

Tra gli esempi citati figurano esperimenti con Cleveland Clinic e RIKEN per modellare una proteina composta da 12.635 atomi, collaborazioni con laboratori nazionali e università per simulare materiali magnetici e ricerche accademiche sulla natura di una molecola mai osservata prima. Il messaggio è chiaro: il quantum computing non è ancora una tecnologia general purpose, ma sta diventando uno strumento scientifico sempre più concreto.

Qiskit e la centralità del software quantistico

Nel piano IBM il software resta un fattore decisivo. Qiskit, lo stack software sviluppato dall’azienda per il quantum computing e la ricerca sugli algoritmi quantistici, viene indicato come il più utilizzato al mondo. Secondo IBM, è impiegato da quasi il 70% degli sviluppatori quantum e ha già eseguito oltre 4 trilioni di circuiti quantistici su computer quantistici.

Questo aspetto è tutt’altro che secondario. Nel quantum computing l’hardware è essenziale, ma senza strumenti software maturi, comunità di sviluppatori, librerie, workflow e competenze applicative, il salto verso l’adozione industriale resta incompleto. IBM sta quindi cercando di presidiare l’intera catena: processori, sistemi, cloud, software, competenze, partner e produzione.

La foundry Anderon e la dimensione industriale americana

Un altro tassello della strategia è Anderon, presentata come la prima foundry al mondo dedicata esclusivamente ai wafer quantistici. Con il supporto del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, IBM prevede di contribuire con 1 miliardo di dollari in liquidità, oltre a proprietà intellettuale, asset e forza lavoro specializzata.

La mossa ha anche una chiara dimensione geopolitica e industriale. Il quantum computing è destinato a diventare una tecnologia strategica per competitività economica, sicurezza, ricerca scientifica e sovranità tecnologica. Ancorare negli Stati Uniti una parte rilevante della produzione e dello sviluppo significa rafforzare una filiera considerata sempre più critica.

IBM vuole trasformare il quantum in infrastruttura

L’investimento da oltre 10 miliardi di dollari conferma che IBM non considera il quantum computing un progetto sperimentale laterale, ma una piattaforma infrastrutturale di lungo periodo. La sfida, ora, è trasformare la leadership tecnologica e l’ampiezza dell’ecosistema in risultati misurabili: vantaggio quantistico, sistemi fault-tolerant affidabili, software maturo e casi d’uso capaci di produrre valore reale.

Il 2029, con l’arrivo previsto di Quantum Starling, diventa quindi una data chiave. Ma la partita non si giocherà solo sulla costruzione del primo grande sistema fault-tolerant. Si giocherà sulla capacità di rendere il quantum computing utilizzabile, scalabile e integrato nei flussi di lavoro delle imprese e della ricerca. In questo senso, il nuovo piano IBM è meno un singolo investimento e più una dichiarazione industriale: il quantum computing sta entrando nella fase in cui servono capitali, fabbriche, software, ecosistemi e una roadmap credibile.

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