Cloud storage e IA: perché l’Italia aumenta gli investimenti in infrastruttura

wasabi cloud ai

Il cloud storage e le infrastrutture dati si confermano il vero baricentro strategico dell’intelligenza artificiale. Secondo il Global Cloud Storage Index 2026 di Wasabi Technologies  , il 59% delle aziende europee prevede di aumentare la spesa in infrastruttura a supporto dell’IA nei prossimi dodici mesi, mentre il 65% dei budget destinati all’intelligenza artificiale è concentrato su dati, storage e potenza di calcolo.
Il dato italiano è ancora più marcato: il 63% delle organizzazioni è pronto ad aumentare gli investimenti infrastrutturali per sostenere i workload di IA, mentre il 44% dei decision maker IT dichiara progetti già con ROI positivo, la percentuale più alta tra i Paesi europei coinvolti.

Infrastruttura prima del SaaS: il riequilibrio dei budget AI

L’analisi evidenzia un’inversione rispetto alle logiche tradizionali del cloud pubblico. Storicamente, la quota prevalente dei ricavi del settore è legata a software e soluzioni SaaS. Con l’intelligenza artificiale, però, la priorità si sposta sull’infrastruttura.
Circa due terzi della spesa per l’IA, pari al 65%, viene destinata a dati, storage e potenza di calcolo necessari per alimentare ed eseguire i modelli. Solo il 35% è riservato a software e soluzioni AI in modalità SaaS.
“Se osserviamo la ripartizione dei ricavi su scala globale nel mercato dei servizi di cloud pubblico, la quota predominante proviene da software e soluzioni SaaS, più che da servizi infrastrutturali (IaaS)”, afferma Andrew Smith, director of strategy and market intelligence di Wasabi Technologies. “I nuovi carichi di lavoro e le iniziative legate all’intelligenza artificiale stanno però cambiando questa dinamica. Un dato particolarmente significativo emerso dalla nostra indagine è che la maggior parte dei budget destinata all’AI viene investita in infrastruttura, più che nel SaaS. È l’opposto di quanto ci si aspetterebbe secondo le logiche di un mercato più tradizionale e conferma il ruolo cruciale che storage e infrastruttura cloud svolgono nel rendere possibile questa nuova generazione di soluzioni e servizi basasti sull’IA”.

ROI ancora limitato, ma l’Italia guida l’Europa

Il ritorno sugli investimenti legati all’IA è ancora in fase di consolidamento. A livello europeo, il 32% delle aziende dichiara progetti già in grado di generare ROI positivo. In Italia la quota sale al 44%, un dato che segnala una maggiore maturità nell’implementazione o una selezione più mirata dei casi d’uso.
Le aspettative sono in crescita: nei prossimi dodici mesi la percentuale di organizzazioni che prevede un ROI positivo dovrebbe raggiungere il 48% a livello europeo, mentre in Italia si attesta al 45%.

Storage e qualità dei dati: i veri colli di bottiglia

Tra le principali criticità nell’adozione dell’IA emergono con chiarezza i temi legati allo storage dei dati – costi, accessibilità e gestione – seguiti dalla qualità dei dati, in particolare pulizia e preparazione, e dalla potenza di calcolo.
L’archiviazione ibrida si conferma la scelta prevalente: il 67% delle aziende utilizza un modello che combina on-premise e cloud pubblico per sostenere i flussi di lavoro AI. In Europa le fasi ritenute più adatte al cloud pubblico sono l’acquisizione e aggregazione dei dati (63%), l’archiviazione dei modelli (57%) e la pulizia ed etichettatura (57%). In Italia emerge invece una maggiore attenzione all’addestramento e alla messa a punto dei modelli, indicati dal 50% degli intervistati.
“Con la crescita delle iniziative di intelligenza artificiale, le aziende si trovano ad affrontare sfide sempre più rilevanti sul fronte dello storage e della qualità dei dati, con il rischio di vedere rapidamente ridursi il ROI se questi aspetti non vengono gestiti in modo efficace”, dichiara David Friend, Founder e CEO di Wasabi Technologies. “Uno storage affidabile e conveniente è fondamentale per assicurare che dati di alta qualità siano immediatamente disponibili per i modelli di AI, consentendo risultati migliori senza costi infrastrutturali insostenibili. Questo mette in evidenza l’esigenza di un cloud storage accessibile, sicuro e ad alte prestazioni, in grado di mantenere i budget in linea con le aspettative e di assicurare che i dati restino protetti e facilmente fruibili”.

Fee e sforamenti di budget restano un problema strutturale

Il tema dei costi continua a pesare. Il 49% della spesa per lo storage cloud in Europa è assorbito da fee, contro il 50% attribuibile alla capacità di archiviazione. In Italia le fee incidono ancora di più, arrivando al 53%.
Nel 2025 il 45% delle aziende europee ha superato il budget previsto per lo storage cloud; in Italia la percentuale sale al 48%. Le cause principali sono l’aumento dell’utilizzo, i progetti di migrazione e l’impatto delle commissioni aggiuntive. Il 44% delle organizzazioni italiane segnala inoltre costi API superiori alle attese. Complessivamente, l’88% degli intervistati indica almeno una causa economica alla base dello sforamento.

Sicurezza dei dati e cyberattacchi: il nodo irrisolto

Il 42% delle aziende europee dichiara di aver subito un attacco informatico che ha comportato la perdita di accesso ai dati nel cloud pubblico; in Italia il dato è del 41%. Parallelamente, il 37% ritiene che il proprio fornitore non offra strumenti adeguati per mitigare il rischio di cyberattacchi, percentuale che sale al 39% nel nostro Paese.
Ancora più critico è il dato relativo alla trasparenza: il 41% degli intervistati in Europa e il 48% in Italia affermano di non avere modo di verificare o testare autonomamente il livello di preparazione del proprio provider cloud.
Nel complesso, il quadro che emerge è netto: l’intelligenza artificiale non è soltanto una questione di modelli e algoritmi, ma di infrastruttura, architetture di storage e governo dei costi. In questo scenario, il cloud storage diventa un fattore abilitante primario e, al tempo stesso, un terreno su cui si gioca la sostenibilità economica e operativa dei progetti AI.

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