Nel 2025 le frodi basate su contenuti deepfake hanno causato perdite economiche per oltre 1,1 miliardi di dollari, segnando una crescita senza precedenti rispetto agli anni precedenti. Il dato rappresenta un aumento di tre volte rispetto ai 360 milioni di dollari stimati per il 2024 e un balzo ancora più netto se confrontato con i 128 milioni complessivi registrati tra il 2020 e il 2023.
A emergere con forza è il ruolo centrale delle piattaforme social, da cui ha avuto origine l’83% delle perdite totali legate a questo tipo di truffe. Un elemento che conferma come la diffusione capillare dei social network sia diventata un fattore strutturale nell’evoluzione delle frodi digitali.
Social media come principale vettore delle truffe
Analizzando la distribuzione delle perdite, tre piattaforme concentrano la quasi totalità delle frodi deepfake avvenute sui social. Facebook guida la classifica con 491 milioni di dollari sottratti alle vittime, seguita da WhatsApp con 199 milioni e da Telegram con 167 milioni. Su queste tre piattaforme si concentra il 93% delle perdite complessive legate ai deepfake in ambito social.
Altre piattaforme come TikTok, Instagram e Threads hanno registrato perdite più contenute, pari a circa 36 milioni di dollari complessivi, mentre ulteriori 31 milioni sono attribuiti a canali non specificati.
“Non sorprende che le frodi legate ai deepfake trovino un terreno così fertile sui social. L’esorbitante numero di truffe su queste piattaforme è probabilmente imputabile a due cause principali”, afferma Miguel Fornes, Information Security Manager di Surfshark. “Da una parte, Facebook continua a essere la più grande piattaforma social a livello globale. Dall’altra, WhatsApp e Telegram sono associate a un pregiudizio psicologico di fiducia interpersonale, perché utilizzate soprattutto tra colleghi e amici stretti”.
Anziani più esposti per mancanza di “intuizione digitale”
Secondo Fornes, uno dei fattori che amplificano l’efficacia delle truffe deepfake è la diversa capacità delle persone di riconoscere contenuti artificiali. Studi recenti indicano che le persone anziane incontrano maggiori difficoltà nell’individuare incongruenze visive o sonore, non avendo sviluppato quella che viene definita “intuizione digitale”.
I più giovani, al contrario, sono spesso più abituati a riconoscere alterazioni artificiali grazie all’esposizione continua a filtri, videogiochi e contenuti manipolati sui social media. Questo squilibrio rende gli anziani un bersaglio particolarmente vulnerabile per le truffe basate sull’usurpazione d’identità.
Celebrità e investimenti falsi: la truffa più redditizia
Nel 2025 la forma di frode deepfake più diffusa è stata l’impersonificazione di personaggi famosi per promuovere finte opportunità di investimento. Questo schema ha generato l’80% delle perdite complessive legate ai deepfake e addirittura il 96% delle perdite registrate sui social media, per un totale di 886 milioni di dollari.
I truffatori hanno fatto ricorso a video e audio altamente realistici per simulare la presenza di celebrità, dirigenti d’azienda o presunti esperti finanziari, inducendo le vittime a investire in iniziative inesistenti. Uno dei casi più rilevanti ha coinvolto la società di ingegneria britannica Arup, dove un dipendente del reparto finanziario ha partecipato a una videochiamata composta interamente da deepfake, eseguendo un pagamento di 25 milioni di dollari su indicazione di un finto direttore finanziario.
Truffe sentimentali: meno frequenti, ma ancora diffuse
Accanto alle frodi finanziarie, continuano a diffondersi anche le truffe sentimentali basate su deepfake. In questi casi i criminali instaurano relazioni romantiche fittizie attraverso video e audio realistici, per poi richiedere denaro con il pretesto di emergenze personali o investimenti.
Nel 57% dei casi le vittime sono donne, nel restante 43% uomini. Le perdite complessive attribuite a questo schema sono stimate in circa 10 milioni di dollari. Tra gli episodi più noti figurano diverse truffe che sfruttano l’immagine di Brad Pitt, con singole vittime che hanno perso fino a 850.000 dollari.
Contromisure tecnologiche e limiti attuali
Negli ultimi anni alcune piattaforme hanno rafforzato i sistemi di moderazione, anche attraverso l’impiego di revisori umani e l’adozione di standard come il C2PA, pensato per certificare crittograficamente l’origine dei contenuti multimediali. Tuttavia, secondo gli esperti, questi strumenti non sono ancora sufficienti ad arginare in modo efficace il fenomeno.
La rapidità con cui le tecnologie di generazione artificiale evolvono rende sempre più complesso distinguere contenuti autentici da quelli manipolati, imponendo un cambio di passo sia alle piattaforme sia agli utenti.
Consapevolezza individuale come prima linea di difesa
In assenza di soluzioni definitive, la difesa più efficace resta la consapevolezza individuale. Riconoscere segnali visivi e audio anomali, verificare sempre le fonti ufficiali e mantenere un atteggiamento di scetticismo verso opportunità legate a celebrità o messaggi privati inattesi è fondamentale.
Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla protezione dei dati personali utilizzabili per l’addestramento dei deepfake, come foto e video pubblici di alta qualità. Anche la definizione di semplici meccanismi di verifica all’interno della famiglia, come una parola di sicurezza condivisa, può ridurre il rischio di cadere vittima di truffe basate su finte emergenze.
Il quadro che emerge dal 2025 conferma come i deepfake non rappresentino più una minaccia marginale, ma una componente strutturale dell’economia delle frodi digitali, con i social media al centro di un ecosistema sempre più difficile da controllare.







