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Rubrik, perché è essenziale avere un piano di disaster recovery anche per il cloud

Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una massiccia adozione del cloud, con molte aziende che si sono spostate interamente su queste piattaforme, a volte per scelta, a volte per necessità. Il cloud però non rappresenta la panacea di tutti i mali e, qualora non lo si implementi in maniera corretta, rischia di portare più svantaggi che vantaggi.

Secondo Cristian Meloni, Country Manager di Rubrik Italia un aspetto che molti sottovalutano è la gestione e la sicurezza dei dati in cloud: una piattaforma cloud mette a disposizione il servizio e lo spazio, ma a chi spetta proteggere i dati?

Questa situazione grigia – denominata Shared Responsibility model – viene spesso ignorata in fase di implementazione tanto che, qualora si verifichi un disastro, non resta altro da fare che pagarne le conseguenze.

Con una scarsa chiarezza sulla responsabilità, e la premessa dei fornitori cloud che dichiarano che i dati applicativi restano responsabilità del cliente, è fondamentale per le organizzazioni integrare il proprio approccio alla protezione dei dati SaaS nella loro strategia generale di gestione e protezione.

Il backup, quindi, non può permettersi di andare in vacanza! È importante sottolineare come cloud e backup non siano due parole agli antipodi, ma anzi siano complementari.

Oltre l’80% dei leader IT intervistati in una recente ricerca commissionata da Rubrik a IDC identifica il data sprawl come uno dei problemi più critici che le aziende devono affrontare oggi e l’adozione del cloud ha solo aumentato la proliferazione e dispersione dei dati.

Con una previsione di crescita del volume dei dati che le aziende devono gestire che raddoppierà ogni due anni, gli analisti di IDC prevedono che la sfida della gestione di questo data sprawl diventerà sempre più complicata. Per ovviare a questo problema è necessario dotarsi di una piattaforma centralizzata in grado di proteggere i dati ovunque si trovino, sia nel cloud che in soluzioni ibride.

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Cristian Meloni

Cloud: un piano di disaster recovery per ripristino veloce e sicuro

Per le aziende che vogliono iniziare una migrazione verso il cloud, il consiglio principale è quello di approcciare la transizione in maniera ponderata.

Non iniziare a spostare subito le applicazioni mission critical, ma incominciare usandolo magari come repository, al posto delle vecchie soluzioni a nastro, per ospitare una copia dei propri dati storici.

Valutare successivamente se è il caso di usarlo come sito di disaster recovery in caso di problematica on-prem e infine iniziare a spostare qualche servizio di produzione.

Secondo Rubrik, un altro suggerimento è quello di non affidarsi ad un’unica piattaforma cloud, per evitare ogni forma di lock-in. Rubrik consente ai propri clienti un’avanzata interoperabilità tra cloud provider differenti permettendo una protezione dei dati e delle applicazioni multi-cloud e multi-region.

La pandemia ha costretto molte realtà a spostarsi in maniera avventata sul cloud e alcune di queste sono state costrette a tornare a soluzioni on-prem dopo una brutta esperienza o per costi di mantenimento che si sono rivelati troppo elevati.

Se il cloud non è per forza una soluzione adatta a qualsiasi esigenza, certo è che una fase di attenta progettazione alla sua implementazione può risolvere molti problemi futuri.

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