Questioni di cambio

Altro che cambio 1 a 1 tra euro e dollaro. L’arrivo dell’iPhone prefigura ben altro scenario a tutto svantaggio degli utenti italiani.

Tempo fa avevamo scritto che nell’hi tech un dollaro valeva un euro.
Ci eravamo sbagliati.
Nel frattempo il cambio sfavorevole ha fatto passi avanti in netta controtendenza rispetto al cambio ufficiale.
 
Con il lancio dell’iPhone, infatti, siamo andati oltre.
In Italia i due modelli dell’aggeggino di Apple venduti da Vodafone costeranno 499 e 569 euro contro un prezzo negli Stati Uniti di 199 e 299 dollari.

Così, con un cambio di circa 1,5 dollari per un euro, pagheremo 499 e 569 euro un prodotto che invece dovrebbe costare, euro più euro meno, 128 o 193 euro.

Questo per chi usa le carte prepagate, mentre si dice che con l’abbonamento i prezzi potrebbero scendere anche se, ovviamente, ci saranno un po’ di vincoli.
In Spagna l’offerta, con vincoli, è di novanta euro.

A parte il fatto che stiamo parlando di un prodotto che non manderà gli Mms e non farà videochiamate visto che manca la videocamera frontale, resta da capire quali sono i reali motivi che giustificano queste differenze di prezzo. Pesa, e molto, la peculiarità del nostro mercato nazionale, nel quale gli abbonamenti sembrano scelti dalla sola utenza business, mentre le prepagate restano la formula preferita dalla maggior parte degli utenti. E per portare il dispositivo a questa massa, diventa necessario farlo pagare un prezzo molto vicino al suo valore, reale o percepito che sia. 

Naturalmente, a questo punto, il consumatore italiano potrebbe cercare di acquistare il cellulare negli Stati Uniti per poi utilizzarlo in Italia grazie al crack.

Ma il crack non c’è ancora?
Tempo due settimane, ci dicono, e dovrebbe essere pronto.

Così questa estate vedremo i turisti italiani tornare carichi di iPhone, un po’ come succedeva, o succede, a Livigno dove si va a comprare la videocamera o altro.
Illegale, scorretto? Più semplicemente una forma di rivalsa da parte di chi non trova corretti questi prezzi, alla quale si vocifera si potrebbe rispondere introducendo l’obbligo di sottoscrizione del contratto al momento dell’acquisto e nel luogo dell’acquisto stesso.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome