L’acquisizione di Fast Search & Transfer da parte di Microsoft rischia di diventare una saga.
Nel nostro immaginario la Scandinavia vive come la terra della correttezza, frutto di un algido rispetto dell’altrui e delle regole. Crediamo che l’opinione sia convidisa anche Oltreoceano. Anche da Microsoft, che di discendenti dei vichinghi nei propri quartieri ne vede parecchi: in virtù delle migrazioni arcaiche, il fenotipo iperboreo si è radicato nel nord ovest americano.
Chi l’avrebbe mai detto, allora, che dalla norvegese Fast Search & Transfer, acquisita a inizio gennaio per rimpolpare il pacchetto di mischia di tecnologie per l’Internet search, potesse arrivare la brutta sorpresa di un’indagine da parte dell’authority finanziaria di Oslo.
La stessa autorità, per la cronaca, ha passato l’incartamento investigativo alla polizia a causa di troppi impegni: un precedente per la Norvegia, come ha rimarcato il quotidiano Aftenposten.
Secondo quanto riporta Portfolio.com, la società pagata 1,2 miliardi di dollari (l’operazione si è chiusa alla fine di aprile) pare abbia commesso irregolarità contabili che potrebbero portare in giudizio il management locale. Il Ceo, John Markus Lervik, nel frattempo è diventato il corporate vice president dell’Enterprise Search di Redmond.
Microsoft è stata parca di note ufficiali. Si ha in mano solo un commento in cui ha detto di essere a conoscenza delle difficoltà finanziarie, che erano pubbliche, ma non di irregolarità, e di aver lavorato sin da subito per uniformare la gestione contabile alle proprie regole, che sono quelle della Sarbanes-Oxley. Se altro v’era, dice la nota, non era informazione acquisibile fino all’entrata in possesso definitiva della società. In sostanza, Microsoft dice che poteva non sapere, ma anche che non rinnega la scelta strategica.
Insomma, a furia di acquistare in giro per il mondo, può capitare di incappare in inconvenienti simili. Il più è non trasformare le conseguenze in pregiudizi, che solitamente sconta chi non c’entra nulla.





