Galeotta fu l’intervista del ministro in pectore.
Un democristiano non l’avrebbe mai fatto. Rilasciare un’intervista da ministro in pectore il giorno prima dell’annuncio ufficiale del nuovo governo è un rischio che nessun cavallo di razza, ma neanche l’ultimo peone della Balena bianca avrebbe mai preso.
Lucio Stanca invece l’ha fatto, ha concesso un’intervista al Sole 24 Ore di ieri nella quale raccontava i suoi piani per lo sviluppo del Paese.
D’altronde la sua centralità quando si parla di innovazione e Ict era stata anche confermata dalla presenza all’incontro fra Berlusconi e Steve Ballmer, il ceo di Microsoft.
Narrano le cronache che quel giorno Berlusconi e Stanca chiesero a Ballmer di investire di più in Italia per le Pmi. Una richiesta che forse avrebbe avuto più senso se a farla fosse stato il primo ministro di una Paese a caso del Terzo mondo e non il futuro premier di un Paese dove Microsoft è presente da tempo e da qualche anno spinge l’acceleratore con forza proprio sul mercato delle piccole e medie imprese.
Dettagli.
La presenza di Stanca, comunque, aveva confermato il suo ruolo fondamentale per il centrodestra quando si parla di Ict. Non è più l’epoca delle tre I, le elezioni sono state vinte parlando di tasse, sicurezza e di quanto (non) aveva fatto il governo Prodi, ma l’innovazione della Pa rimane un tema centrale per tutti gli imprenditori. Così, l’ex ministro aveva già declinato il suo programma. Stop all’in-house, per la felicità di Assinform, rilancio del Cnipa e banda larga per tutti.
Obiettivi non da poco visto lo schieramento trasversale che nella precedente legislatura si era mosso contro lo stop all’in house, ma Stanca era determinato e di questi temi aveva già iniziato a discutere con le imprese del settore alle quali aveva spiegato, per esempio, che uno degli obiettivi era superare la frammentazione delle competenze tra il ministero della Pa e Innovazione e quello degli Affari regionali. Poi la ferale notizia. Come Vittoria Brambilla, sicura ministra dell’Ambiente, Lucio Stanca è rimasto fuori.
Per lui si prospetta un probabile futuro da viceministro anche perché Brunetta pare molto più versato su altri temi. Però, la poltrona da ministro se n’è andata, così, in un soffio, in piena zona Cesarini.





